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La dura vita e i sogni di un ragazzo precario. “Se i pesci guardassero le stelle” di Luca Ammirati

La dura vita e i sogni di un ragazzo precario. “Se i pesci guardassero le stelle” di Luca AmmiratiLuca Ammirati è un po’ emozionato quando, durante la presentazione del suo romanzo d’esordio, vede, per la prima volta, il suo libro finito. Se i pesci guardassero le stelle, edito da DeA Planeta Libri, con le sue 300 pagine è la concretizzazione di un sogno che – ci dice – ha cullato per anni: essere uno scrittore di romanzi. La realizzazione del sogno – ammette per lui è arrivata il 13 dicembre scorso, quando, con la presentazione in anteprima, ha potuto parlare a una platea di giornalisti e futuri lettori del suo libro di come sia nata “l’idea”. Il motore di tutto, come spesso accade nei romanzi d’esordio, sarebbe il riferimento alla sua esperienza personale.

Samuele, il protagonista, è un ragazzo che, per molti aspetti, può essere sovrapposto al suo autore: è sui trent’anni, è un sanremese DOC ed è pieno di sogni, innanzi tutto quello di diventare un creativo pubblicitario. Il suo entusiasmo però non trova appigli nella vita reale; «una vita – sentenzia Ammirati – che uccide la fantasia». Così Samuele si accontenta e cerca di racimolare di che vivere “facendosi in due”: di giorno percorre in bicicletta Sanremo, per fare consegne, di notte invece guarda il cielo sopra Perinaldo grazie al suo lavoro di guida presso l’osservatorio astronomico. Così, diviso fra terra e cielo, fra realtà e sogni, Samuele continua con la vita da precario. Si scoraggia, quando vede il suo entusiasmo e i suoi progetti respinti, ma allo stesso tempo ha un innegabile pregio: continua a sperare in un futuro migliore e, soprattutto, “si sbatte di continuo”.

 

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«Le paure sottese sono tante» dice Ammirati, facendo riferimento anche a se stesso. La prima di queste è un’indefinita paura del domani, di non essere all’altezza delle aspettative altrui e delle proprie, di non lasciare il segno, insomma; la seconda, che incombe anche nell’attività diurna di Samuele, è quella di girare a vuoto, con una meta potenziale che non verrà mai raggiunta. Così nel girare in bicicletta del protagonista, un alter-ego dell’autore e forse di un’intera generazione scoraggiata, c’è il timore che, nonostante gli sforzi, tutto rimanga uguale a se stesso e non ci sia mai una reale possibilità di sviluppo, né a livello lavorativo né a livello relazionale.

La dura vita e i sogni di un ragazzo precario. “Se i pesci guardassero le stelle” di Luca Ammirati

Al suo precariato lavorativo, Samuele vede infatti aggiungersi quello in amore: non riesce a trovare una donna da amare, o almeno così pare per qualche tempo, finché una sera, durante il suo lavoro all’osservatorio, non conosce Emma, una ragazza che dice di fare l’illustratrice, da cui rimane incantato. Alle chiacchiere, segue l’invito a cena di un Samuele intraprendente, almeno fino a quando non commette il più imperdonabile degli errori: si addormenta. Al suo risveglio ha solo un vago ricordo della donna di cui si era innamorato la sera prima e qualche indizio: un nome, una professione e un promettente bacio stampato sullo specchio di casa. Da qui partirà la ricerca di Emma, in quello che sembra un thriller senza esserlo davvero. Come si ritrova una persona simile? È possibile? Secondo gli amici di Samuele, un po’ cinici, no e forse non ne vale neanche la pena. Accanto alle loro voci disilluse, tuttavia, si staglia il silenzio di qualcun altro, a suo modo più eloquente di tante parole: Galileo, il pesce rosso a cui Samuele racconta ogni occasione mancata, è imperturbabile nei suoi movimenti. Richiuso nella sua boccia di vetro, va avanti e indietro nella monotonia di ogni giorno, un po’come Samuele con i suoi tanti lavori.

La dura vita e i sogni di un ragazzo precario. “Se i pesci guardassero le stelle” di Luca Ammirati

Entrambi confinati, in una sola cosa il protagonista e il suo acquatico amico sono diversi: gli uomini possono guardare il cielo; possono cioè, a furia di testate sui vetri della vita, arrivare a realizzare i loro sogni. Basta crederci davvero, perché come scrive il propositivo Ammirati «non esistono sogni facili. Esiste solo il coraggio di inseguirli».

 

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Per Samuele il sogno diventa ritrovare Emma, quella “donna della vita” che rischia di trasformarsi nell’ennesima delusione, per Ammirati era scrivere un libro che parlasse di un bisogno personale e universale: sognare. Perché è vero che sognare rischia di portare con sé qualche delusione, ma non sognare è impossibile. Del resto, cosa c’è di più umano che aspirare ad essere qualcosa in più di quello che si è?

L’invito è allora quello di abbattere la prigione di vetro che ci limita e, a furia di testate e sconfitte, essere esattamente ciò che vorremmo.


Per la prima foto, copyright: Alex Blăjan su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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