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La dura provincia americana di Daniel Woodrell

La dura provincia americana di Daniel WoodrellNN Editore, dopo La trilogia della pianura di Kent Haruf ed il primo capitolo della Trilogia di Bois Sauvage di Jesmyn Ward, guida nuovamente il lettore italiano all’interno della più profonda provincia americana, proponendo, con la traduzione di Guido Calza, La versione della cameriera di Daniel Woodrell, il primo episodio di una nuova irresistibile serie di romanzi.

Siamo a West Table, una sperduta cittadina tra i monti Ozark del Missouri. Alek Dunahew ricorda l’estate dei suoi dodici anni, quella del 1965, trascorsa in compagnia della nonna paterna Alma DeGeer, una donna dai capelli così lunghi da toccare fino a terra: «capelli lunghi come la sua storia». Alma, che per una vita intera ha servito le più facoltose famiglie di West Table, narra al nipote i segreti della sua città e i tanti dolori della sua vita. Il destino inclemente le ha riservato terribili lutti, sofferenze, stenti e anche un periodo di manicomio segnandola nel profondo. Ciò che più la tormenta però è la verità. Quell’estenuante necessità di giustizia non l’ha mai abbandonata dal maledetto giorno del 1929 in cui esplose l’Arbor Dance Hall uccidendo quarantatré persone, tra cui l’adorata sorella Ruby, e lasciando tutti gli abitanti di West Table con una ferita aperta impossibile da rimarginare. Alma non si dà pace e, convinta di sapere cosa sia davvero successo, non placa la sua sete di giustizia, tormentandosi per tutta la vita.

 

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La narrazione procede attraversando alcuni decenni, donando al lettore un affresco completo della vita di Alma e della sua famiglia, ma anche dei rapporti con la famiglia Glencross, presso cui la donna presta servizio prima della sciagura, e della comunità in cui vive. L’autore con una scrittura piena ma rapida, dura nelle sue immagini nitide eppure così poetica, riesce a caratterizzare una miriade di personaggi; con brevi racconti nel racconto infatti dà vita a una narrazione corale di rara bellezza. Freddy Poltz «che in passato era stato Walter “Plug” Reinemann», Lawrence Meggs «che appendeva sacchetti di dolci agli alberi in fondo al giardino e mangiava selvaggina tutto l’anno», la famiglia Burton che «portò il primissimo pianoforte a West Table nel 1833», Iris Flannigan «che raggiunse un’acclarata ma effimera notorietà» come rapinatore di banche e tanti altri possono essere paragonati a una serie di piccole pennellate, sapientemente stese sulla tela, che nel complesso danno vita a una splendida veduta d’insieme.

La dura provincia americana di Daniel Woodrell

Daniel Woodrell è il cantore del Midwest americano e lo è proprio perché conosce e ama questi luoghi dove è nato e vive tuttora. Negli Ozark egli ambienta la maggior parte dei suoi romanzi, alcuni dei quali, come Un gelido inverno, approdati con successo sul grande schermo. Per indicare la sua scrittura Woodrell parla di country noir, creando a pennello questo termine come sottotitolo (A country noir) del suo romanzo Give us a kiss, descrivendo di fatto il genere letterario della sua produzione. Egli propone una provincia americana che ricorda a tratti le atmosfere delle pellicole di David Lynch o dei fratelli Coen. Un ambiente duro, violento, caratterizzato da crimini e ingiustizie sociali dietro la maschera di una staccionata bianca o di un paesaggio da cartolina e lo fa così bene da svelare al lettore queste piccole ma significative realtà.

Con La versione della cameriera l’autore ricrea le atmosfere di una provincia a cavallo tra le due guerre, con la Grande Depressione del ’29 alle porte e «l’odio per le banche già così di uso». In questo clima inserisce il dolore per le vite spezzate «nel bel mezzo di un passo di valzer». Il suo personalissimo country noir esplode come l’Arbor Dance Hall con «la frenesia di fuoco, le tante vittime, i tanti sospetti, i pochi fatti, un grande crimine o una colossale disgrazia, un perdurante mistero».

La dura provincia americana di Daniel Woodrell

In questo romanzo egli riesce a rielaborare una terribile vicenda accaduta nella sua cittadina natale West Plains, a cui West Table si ispira. La restituisce in maniera intensa proprio perché lascia parlare un personaggio così profondo come Alma, filtrandole i pensieri mediante il ricordo del nipote Alek. Il risultato è che al lettore vien voglia di lasciarsi trasportare dalla narrazione tutto d’un fiato.

«Cominciò semplicemente a prender forma. La storia le usciva di bocca in sbrodolate, scrosci o gocciolii di dettagli noti, malignità d’epoca e supposizioni belle e buone. Fece il suo resoconto della tragedia sdraiata a letto per un mal di pancia (troppe pannocchie di mais), con una pila di cuscini a sostenerla, i lunghi capelli sciolti, liberi di drappeggiarsi fino al pavimento in legno, con le punte a formare una pozza come in fondo a una cascata. Mi disse di portarle un bicchiere d’acqua con un cucchiaino di bicarbonato. Il sole era ancora alto, ma così sghembo che le strisce di luce impreziosivano il sotto di un ricco bagliore. Era venerdì e io sarei tornato a casa la domenica, e lei aveva altro da raccontare, altro di cui informarmi, altro da ricordare. Mandò giù l’acqua, aspettò che arrivasse un sano rutto a darle soddisfazione, si tirò un poco più su nel letto e riallacciò per me i fili della storia.»

 

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Dopo La versione della cameriera dunque non resta che attendere con impazienza i prossimi capitoli della trilogia di Daniel Woodrell e immergersi di nuovo nelle atmosfere affascinanti di West Table.

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