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“La donna allo specchio ” di Eric-Emmanuel Schmitt

“La donna allo specchio ” di Eric-Emmanuel SchmittTre donne lontane nel tempo e nello spazio, che oltre ad essere donne hanno solo in comune il loro nome, con qualche piccola variante sono le protagoniste dell'ultima fatica dell'autore francese Eric-Emmanuel Schmitt, che stavolta sceglie di misurarsi con tematiche mai abbastanza sviscerate come il ruolo della donna nei secoli.

Anne è una ragazza della Bruges seicentesca, che al matrimonio preferisce una vita contemplativa e il beghinaggio, ma verrà condannata per stregoneria da una società che non la capisce perché troppo diversa e grazie anche all'invidia di una donna vittima della stessa società ma incapace di ribellarsi; Hannah è invece una giovane signora della Vienna dei primi del Novecento, che dopo il fallimento del suo matrimonio e del suo sogno di maternità, si butta sulle teorie di Freud su pulsioni e sesso, scoprendo poi strada facendo la vita della sua omonima di tre secoli prima; Anny è una giovane attrice contemporanea, già distrutta dagli eccessi, tra droga, alcool e sesso compulsivo, che decide di fare un film sulla vita di quella Anne di tanto tempo prima, bruciata sul rogo dopo una vita in odore di santità ma profondamente anticonformista.

Eric-Emmanuel Schmitt si confronta quindi stavolta con l'universo femminile, in un romanzo complesso, dove i tre piani temporali si intersecano in continuazione, ma dove ogni singola storia è scorrevole, all'inizio partendo come vicende indipendenti per conto proprio, che poi si uniscono, in una ricerca di sé e di una propria realizzazione che se nel Seicento era pericolosa, non è certo più facile all'inizio del cosiddetto secolo breve e non è più fattibile al giorno d'oggi, dove le donne non rischiano più di finire sul rogo, almeno in Occidente, ma dove sono ancora schiave e vittime di stereotipi e pregiudizi, soprattutto se giovani, belle e oggetti di desiderio.

Donne ribelli con o senza una causa, donne che non accettano i ruoli preordinati, donne che cercano nella spiritualità e in altro tipo di religiosità controcorrente una loro dimensione a costo della loro stessa vita, donne che intraprendono nuove strade, donne vittime di mode e manie che provano ad affrancarsi: tanti gli spunti di un libro non banale, che inizia dalla copertina con un quadro di una delle tante donne intriganti del Secolo breve, Tamara de Lempicka, e poi alterna i toni del romanzo storico alla Tracy Chevalier, del racconto epistolare fin de siècle, dalla storia young adult contemporanea con toni crudi e poco idilliaci sotto la patina dello star system.

Le tre donne di Schmitt sono interessanti, ma quella con cui l'autore si trova più a suo agio è la Anne mistica e beghina, in una ricostruzione d'epoca e situazioni non poi così nota e oggetto di studio solo negli ultimi anni, sull'onda della storiografia femminista. La storia della Hannah studiosa di Freud è lasciata alla voce diretta della protagonista, con alti e bassi, la Anny contemporanea strizza l'occhio ai lettori e lettrici più giovani ma fin verso la fine non risulta vera come le sue due quasi omonime, soprattutto la più vecchia, quella che le ha influenzate tutte e due.

Tra Storia, femminismo, pulsioni e mondo dello spettacolo, l'autore riesce a tessere le trame di un libro che può essere comunque letto a più livelli, può interessare un pubblico non elitario anche se curioso, colto ed informato, e costruire un ritratto del mondo delle donne in tutte le loro sfumature.

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