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La dolce malinconia. “La fine dell’estate” di Serena Patrignanelli

La dolce malinconia. “La fine dell’estate” di Serena PatrignanelliDopo A misura d’uomo di Roberto Camurri e Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore pubblica il terzo titolo del progetto Gli Innocenti dedicato alla narrativa italiana.

Si tratta del romanzo d’esordio di Serena Patrignanelli, La fine dell’estate, menzione speciale al premio Calvino 2017. La storia è ambientata in un paese senza identità in un arco di tempo che va dall’inizio di giugno fino alle prime piogge di settembre. La fine dell’estate. Da qualche parte – lontano – è in corso una guerra senza nome la cui conseguenza tangibile è una fame perenne.

 

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Gli uomini sono pochi, vengono portati via lasciando le case vuote e le donne sole con i loro figli. Due di loro, Pietro e Augusto, sono i protagonisti. In un’atmosfera sospesa, sfumata, quasi irreale, i due amici riempiono le loro giornate di giochi, piccole missioni e alleanze con gli altri ragazzini che popolano Il Quartiere. Durante una di queste missioni trovano una Millecento abbandonata tra le erbacce e iniziano a sognare di trasformarla e costruire un motore a gasogeno, la benzina infatti ormai non esiste. Quello che sembra solo un gioco si trasforma in un’avventura che porta i due amici a scoprire l’amore, il dolore, la morte.

«Poi le cose inizieranno ad allontanarsi. Saremo distratti e non le vedremo sparire. Terremo stretto solo quello che conta, così stretto che saremo stanchi, un pezzo alla volta lo lasceremo andare. Avremo le mani vuote e staremo più spesso seduti, più spesso in silenzio. Sarà settembre a risvegliarci. L’aria si farà umida e arriverà il vento, guarderemo la luce cambiare e per un momento, in quella luce, vedremo un altro tempo.»

La dolce malinconia. “La fine dell’estate” di Serena Patrignanelli

La trama de La fine dell’estate ruota tutta intorno a questo progetto di costruire un motore a gasogeno, sogno che porterà Pietro e Augusto all’incontro con Ottavio – un pappone che se ne intende di motori e meccanica – e Sorcheletrica – la prostituta più famosa de Il Quartiere – fino alla vera svolta del romanzo: il ritrovamento di un cadavere vicino alla mannara.

Come nei classici romanzi di formazione, anche qui il mistero e l’ostacolo porteranno alla scoperta del mondo e di sé, ma a differenza di altri libri che hanno come protagonisti gruppi di ragazzini abbandonati a se stessi durante l’estate – viene subito da pensare a Io non ho paura di Niccolò Ammaniti – qui manca ritmo e la scoperta di un morto sembra non bastare a tenere inchiodato il lettore. Il narratore onnisciente che conosce tutti i personaggi e ce ne dice azioni e pensieri e le continue anticipazioni di avvenimenti che accadranno molte, forse troppe, pagine dopo appesantiscono una lettura altrimenti scorrevole.

«Rimasero così, adagiati sui sedili caldi,con lo sguardo puntato oltre il parabrezza, immaginando l’orizzonte che si allontanavae le sterpaglie che sfilavano via veloci, lasciando il posto a strade grandi e dritte,alle case lontane e sempre più rade e distanti, ai campi sconfinati e piatti e gialli di grano e pieni di maiali, mucche, polli e ogni altro animale che potesse trasformarsi in cibo, mentre il ventoche entrava dal finestrino sfondatostaccava le ultime spighe dai vestiti, e le faceva volteggiare leggere sopra le loro teste».

La dolce malinconia. “La fine dell’estate” di Serena Patrignanelli

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La lingua di Serena Patrignanelli è curata e riesce ad assecondare una scrittura delicata, sognante, a tratti commovente. La sola pecca è la noia che il lettore prova per lunghi tratti del libro, una noia che non è legata né alla trama né allo stile e che si poteva risolvere rinunciando a qualche sotto trama ed eccesso di spiegazione. La sensazione finale è comunque quella di avere tra le mani un buon esordio, un romanzo che restituisce la purezza della giovinezza e lascia al lettore un’affettuosa tenerezza per i due protagonistie una dolce malinconia per la fine delle cose, l’eterna fine dell’estate.

«Tornerà settembre e il futuro ci lascerà andare. Avremo dimenticato i nomi e il colore dei vestiti, se descriveremo le stanze staremo mentendo. La memoria scombinerà l’ordine dei fatti e confonderà i volti, e noi le daremo ragione. Sarà quello che ci resta. Sarà l’unica storia che avremo voglia di raccontare.»


Per la prima foto, copyright: Ksenia Makagonova su Unsplash.

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