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La differenza tra i campi di concentramento e i campi di sterminio nazisti

Campi di sterminioCampi di concentramento e campi di sterminio: che differenza c’è? Conoscere e capire la storia significa anche fare distinzioni; è vero che potrebbe sembrare una questione scontata, eppure le due locuzioni vengono molto spesso utilizzate in maniera indifferente, quando non confuse tra loro.

Se prendiamo in prestito il pensiero crociano secondo cui tutta la storia è contemporanea, così come lo sono tutte le “storie”, allora diventa essenziale comprendere che durante il nazismo campi di concentramento e campi di sterminio non furono la stessa cosa, per quanto, in diversi casi, le due tipologie di struttura si sovrapposero.

Al di là delle complesse questioni storiografiche sull’ascesa del nazionalsocialismo, sulla “soluzione finale” e sulla Shoah, è possibile ricostruire le vicende del sistema nazista di detenzione, prima, ed eliminazione, poi, il quale si sviluppò nell’arco di diversi anni, tra il febbraio del 1933 e l’inizio del 1941 e che durò per tutto il secondo conflitto mondiale.

Ripercorriamo, dunque, alcune delle tappe salienti di quella folle e sistematica strategia di neutralizzazione dell’oppositore e annientamento del “diverso” condotta dai nazisti, e mettiamo in evidenza analogie e differenze tra campi di concentramento (Konzentrationslager) e campi di sterminio (Vernichtungslager), per cui i primi si caratterizzavano per lo più come “prigioni”, mentre i secondi costituivano gli ingranaggi di un sistema quasi “fordista” di eliminazione di massa.

  • 27 febbraio 1933: viene incendiato il Reichstag, e dell’atto, doloso, vengono accusati i comunisti. Già il giorno dopo passa il cosiddetto Decreto dell’incendio del Reichstag, che di fatto sospende una buona quantità di diritti civili, tra cui la libertà di espressione, di stampa, di assembramento. È la prima fase di affermazione del nuovo regime totalitario;

 

  • 24 marzo 1933: viene approvato, in uno stato ormai di polizia, quello che è stato ribattezzato come Decreto dei pieni poteri. Esso rappresenta il secondo passo per l’affermazione del regime. Fra marzo e aprile del 1933, con l’istituzionalizzazione dell’arresto preventivo degli oppositori, in brevissimo tempo vengono aperti in Germania ben 14 campi di concentramento, tra cui Buchenwald, Dachau, Lichtenburg, Neuengamme;

 

  • 30 giugno-2 luglio 1934: la “Notte dei lunghi coltelli” decapita lo stato maggiore delle SA (Sturmabteilung) ed elimina numerosi oppositori di Hitler. La responsabilità della gestione dei campi di concentramento passa nelle mani delle SS;

 

  • 1935: viene creato un corpo speciale delle SS, le cosiddette unità “testa di morto” (Totenkopfverbände), con l’apposito compito di gestire i lager. Il 15 settembre 1935 vengono promulgate le leggi di Norimberga, che sanciscono e tentano di giustificare la discriminazione razziale, già da tempo portata avanti in maniera “informale”, sulla base di deliri pseudo-scientifici;

 

  • 1936-1937: con l’affermazione ormai netta del regime nazista, la repressione politica conosce un relativo alleggerimento. Di lì a poco inizierà la modifica dell’orientamento politico del Terzo Reich;

 

  • 1937-1938: se fino al 1936 i reati per i quali si rischiava l’arresto e l’invio nei campi di concentramento erano in prevalenza di natura politica, da questo momento condizioni come l’appartenenza alla razza ebraica o zingara, o ai Testimoni di Geova e l’omosessualità, diventano reati punibili con la reclusione nei lager;

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  • 9 e 10 novembre 1938: è la “Notte dei cristalli” in Germania, Austria, Cecoslovacchia: le SS compiono stragi, devastazioni e deportano un gran numero di ebrei;

 

  • 1939: il sistema concentrazionario nazista si articola sempre più, mentre iniziano le loro attività i cosiddetti “reparti di eutanasia”, adibiti allo scopo di eliminare neonati e bambini con deformità, sindrome di Down, idrocefalia, handicap motori;

 

  • 1941: dall’agosto del 1941 si comincia a parlare di “soluzione finale della questione ebraica” in relazione allo sterminio programmato e sistematico degli ebrei. È questo l’anno sul quale la storiografia concorda come punto di avvio della “soluzione finale”.

 

  • 20 gennaio 1942: si tiene la Conferenza di Wannsee, un incontro in cui sembra che un certo numero di burocrati e ufficiali nazisti vengano messi al corrente della soluzione e invitati ad avviarne e coordinarne la sua messa in atto.

Nel 1941 era già operativo il campo di sterminio di Chełmno, e nell’ottobre dello stesso anno era stata autorizzata la costruzione del campo di Bełzec mentre Auschwitz, prima solo campo di concentramento, iniziava a diventare anche un campo di sterminio. Nei primi mesi del ‘42 furono costruiti i campi di Sobibór e Treblinka, e venne “riconvertito” quello di Majdanek. Questi sono, evidentemente, solo alcuni esempi dell’infinita follia nazista, in relazione alla quale si parla di oltre 15 mila fra campi e sottocampi di concentramento, lavoro e sterminio installati e resi operativi in tutta l’Europa occupata.

Oggi risulta difficile rivalutare tali questioni con freddezza e distacco critico, anche se un ottimo tentativo, in questo senso, è rappresentato dal monumentale Shoah di Claude Lanzmann, documentario del 1985 di ben 613 minuti che rappresenta, ad oggi, un vero e proprio “manuale” dell’Olocausto.

C’è anche un altro film documentario, del 2010, A Film Unfinished di Yael Hersonski, il quale affronta con grandissima lucidità e uno straordinario impatto visivo, la vicenda di un film di propaganda nazista girato nel ghetto di Varsavia nel 1942, ma non ultimato; a dimostrarci che la differenza tra campo di concentramento e campo di sterminio è importante, sì, ma solo fintanto che  si sia d’accordo, a tutt’oggi e in maniera trasversale, sull’inumanità del regime nazista.

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