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La decadenza dell’uomo occidentale. “Serotonina” di Michel Houellebecq

La decadenza dell’uomo occidentale. “Serotonina” di Michel HouellebecqMichel Houellebecq è sempre stato uno scrittore controverso. Molti critici letterari, a causa delle sue opere, l’hanno spesso accusato di razzismo e di un utilizzo incontrollato di una forma di pornografia letteraria gratuita.

Serotonina è il suo ultimo romanzo, pubblicato il 10 gennaio 2019 da La Nave di Teseo (traduzione di Vincenzo Vega). Il romanzoprometteva, già dall’annuncio della sua uscita, di diventare un caso editoriale.

Florent-Claude Labrouste è un agronomo del Ministero dell’Agricoltura, ha 46 anni e una vita apparentemente perfetta. Apparentemente, perché sin da subito si intuisce il male che l’uomo è costretto ad affrontare ogni giorno: affetto da una grave forma di depressione, Florent (così preferisce farsi chiamare) arriva a un punto di rottura quando scopre che la sua giovane compagna, Yuzu, lo tradisce ripetutamente con altri uomini. E cani. Di diverse razze.

 

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Florent decide così di sparire nel nulla, arrivando a lasciare anche il proprio lavoro, causa di continue insoddisfazioni professionali: senza i suoi soldi, la ragazza sarebbe ben presto stata costretta a tornare in Giappone, suo Paese d’origine, e andare incontro al suo destino – forse quello di sposare un ragazzo scelto dalla propria famiglia e vivere in una condizione finanziaria e sociale media.

La decadenza dell’uomo occidentale. “Serotonina” di Michel Houellebecq

Dopo aver coperto le sue tracce e rifugiatosi in un hotel – in una stanza per fumatori – l’uomo decide di vedere uno psichiatra. Florent viene così a conoscenza del Captorix, un farmaco di nuova generazione ad alto rilascio di serotonina, che ha però una controindicazione non indifferente: l’antidepressivo inibisce la sintesi del testosterone, causando nel protagonista una progressiva perdita del desiderio sessuale.

«Le ragazze sono delle puttane, se vogliamo, ma la vita professionale è una puttana ben più ragguardevole, e che per giunta non vi dà nessun piacere.»

 

 

La frequente assunzione del Captorix favorisce la consapevolezza dell’inesorabile e imminente avvicinarsi della vecchiaia; per questo, insieme alla nuova condizione di solitudine estrema e al senso di fallimento da cui la sua vita è ormai caratterizzata, Florent si lascia presto andare a un nostalgico viaggio in cui ripercorre le storie più importanti della sua vita.

Così Florent ci racconta della bellissima ragazza danese Kate, conosciuta ai tempi dell’università; la storia con Clare, attrice fallita e insoddisfatta che vorrebbe far carriera nel cinema mainstream e si trova invece a interpretare i noiosi e pesanti testi di Bataille; fino ad arrivare a Camille, diciannovenne con cui l’uomo ha forse vissuto gli anni migliori della sua vita. Lo spettro di Camille è presente per tutta la durata del romanzo; il ricordo della storia più importante nell’esistenza di Florent lo accompagnerà sempre, dall’inizio alla fine, fino al catastrofico epilogo.

La decadenza dell’uomo occidentale. “Serotonina” di Michel Houellebecq

Con l’avanzare degli anni i difetti si inspessiscono, diventano più marcati, raggiungono il massimo del loro essere e mostrarsi difetti: Florent è un uomo di mezza età, solo, che prova un certo palese disgusto che non riesce più a trattenere; Florent è un uomo ossessionato dal proprio cazzo; Florent è un uomo affetto da una forma di depressione che progredisce, ed essa cresce e si estende anche a quel cazzo che, a causa del Captorix, diventa inutilizzabile per scopi sessuali; più Florent sprofonda nel suo stato depressivo – continuando così ad assumere il farmaco – più la sua ossessione scivola in un baratro insieme a lui, inibendo le sue prestazioni fisiche, che diventano per lo più inesistenti, e l’impotenza si mescola in un circuito unico con il calo del desiderio sessuale.

 

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Michel Houellebecq dona a Serotonina una scrittura pulita e asfissiante; una scrittura che non sembra seguire uno schema, come se le parole fossero scivolate sulla pagina – di getto – per scivolare poi nella mente del lettore; una scrittura impulsiva ma comunque attenta, una scrittura immersiva, che imprigiona e immedesima il lettore nella mente del protagonista e nella sua malattia.

«Non bisogna lasciar crescere la sofferenza oltre un certo livello se no finisci per fare roba assurda, ti bevi il Destop Turbo e i tuoi organi interni, costituiti dalle stesse sostanze che di solito ostruiscono i lavelli, si decompongono tra atroci sofferenze; oppure ci si butta sotto la metropolitana e ci si ritrova con due gambe in meno e i coglioni spappolati, ma ancora non morti.»


Per la prima foto, copyright: Randy Jacob su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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