In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

Perché è importante leggere

La dannazione dell’esordiente

[Secondo Girone della Rubrica All’Inferno, scrittore esordiente!],

Luca Giordano, La barca di CaronteCome ha intuito anche Pietrangelo Buttafuoco, il web è una grande opportunità per gli scrittori. Potremmo fermarci qui e scambiarci una pacca sulle spalle, se non fosse che Buttafuoco, lapidario come al solito, ha sostenuto «Internet somiglia tanto alle pareti delle latrine, dove uno arriva e scrive ciò che vuole». Ehm, imbarazzante, soprattutto se lo scoprite soltanto adesso, in questo secondo girone dedicato alla scrittura online. Insomma, che vogliate dare ascolto a Buttafuoco o che vi sentiate spinti dall’ansia di salvare il mondo con un dattiloscritto, oggi dovrete mettere a nudo le vostre paure.

Servirà a qualcosa la pubblicazione, oltre ad abbattere l’Amazzonia?

La foresta, invece, serve all’ossigenazione del pianeta. L’aria buona fa bene anche agli scrittori e, se respirata a pieni polmoni, eviterebbe certe uscite editoriali. Potrei citarvene parecchie, ma mi fermo all’esemplare  collana Di tutto di più di Rizzoli, che, nel 2011, ha dato asilo anche a Dietrologia di Fabri Fibra, per chiedervi se, al confronto, addobbare un pino vero ogni Natale non sia un peccato veniale.

Quindi, che Buttafuoco abbia ragione oppure no, sul web si scrive molto, e magari anche a sproposito, bisogna ammetterlo. Sembra che molti pensino che basti aver fatto le elementari e essersi impratichiti nel salto carpiato su tastiera per dare inizio a una promettente carriera editoriale. Ma sarà davvero così semplice?

E anche qui mi scappa di citarvi l’esempio, tanto per capirci al volo: Janis Joyce e credetemi se vi dico che non ho fatto un grosso sforzo di fantasia. Se Transeuropa è riuscita a pubblicare un romanzo con un incipit degno della miglior Melissa P. — «Il primo orgasmo l’ho avuto alle elementari. Ero in quarta.» —, allora anche per noi sarà possibile combinare qualcosa di buono. Meglio di così non mi sembra difficile

Se state pensando solo di aggiungere qualche post ben fatto al vostro blog, in rete troverete numerose guide della serie «Quelli bravi la fanno breve». Beppe Severgnini vi dirà infatti di non tirarla per le lunghe e di usare la regola del PORCO. Il suino-pensiero sta per «pensa, organizza, rigurgita, correggi e ometti», ma visto che del porco non si butta via niente, vi conviene studiare la ricetta con attenzione.

Se il vostro intento va oltre, allora dobbiamo entrare nel mondo della

Scrittura a rate per lettori frettolosi.

Il vostro romanzo pubblicato a puntate in uno spazio online, un capolavoro in attesa del vasto pubblico che possa commentare — ovviamente in modo positivo — l’esito di tanti sforzi.
Ecco, mettiamola così: io non starei mai con gli occhi appiccicati al monitor col rischio di perdere diottrie e la quasi certezza d’incappare in un lavoro raffazzonato e dall’editing zoppicante. Voi sì?

Ovviamente a tutto c’è rimedio e una buona correzione del testo — sempre che il testo abbia qualcosa da dire — può fare miracoli. Abbiate, comunque, coscienza del mezzo tecnico e del fatto che solo vostra madre può amarvi tanto da spararsi in retina — dal monitor del computer — un intero, lungo capitolo. Andateci piano, però, ché di mamma ce n’è una sola e di lettori da web pochi di più. Del resto, se hanno inventato quella diavoleria del Kindle, un motivo ci sarà e se trasformate il vostro romanzo in un file pdf, lo potranno leggere anche sull’ebook reader, sempre che scoviate qualcuno disposto a scaricarlo.

Se vi piace l’idea di vedervi stampati sulla cara, vecchia carta, ma siete troppo pigri per andare dal tipografo e non volete uscire dal web, potreste sempre ricorrere alla nuova frontiera della pubblicazione autarchica: lo chiamano print on demand, ma per me resta stampa a richiesta, che fa meno figo, ma rende l’idea.
Prendiamo allora il POD — se usi la sigla tutti pensano che ne sai a pacchi — nella sua accezione più famosa. Devo fare nomi?
Ecco allora che la home di quel POD lì, il più famoso, cerca di togliermi ogni dubbio.

«Perché dovrei autoprodurre il mio libro?»
Già, perché? Forse perché non ho convinto nessuna casa editrice — piccola, media o grande — a puntare sul mio manoscritto? Ovviamente no, i motivi sono ben altri. Posso decidere di darmi al POD perché sono stanco di darmi all’ippica. L’editoria non mi vuole aprire le porte? E io entro dalla finestra!

«Ottieni tot % dei ricavi del tuo libro»
Tanto hai fatto tutto tu: l’hai scritto, hai fatto l’editing — sai fare l’editing, vero? —, l’hai impaginato come il POD ti chiede e hai deciso copertina e rilegatura. Direi che quel tot te lo sei meritato.

«Il contenuto ti appartiene»
Ti apparteneva anche prima, quando il tuo manoscritto stava in un cassetto, ma non potevi dirlo a nessuno e la cosa ti rugava parecchio.

«Distribuzione globale»
Certo, ma sarà ben difficile che un lettore ci inciampi per sbaglio. Tieni presente che sarai tu a dover promuovere il tuo libro. In un prossimo girone, vedremo gli errori più grossolani da evitare, al momento ricorda che il web pullula di libri: sono tanti, sono troppi, il tuo è solo uno di quei tanti e di quei troppi.

«Vetrina personalizzata»
Qualcosa che assomiglia a uno spazio web in mezzo ad altri spazi del tutto simili che reclamizza un libro che tu ti ostinerai a linkare sulle bacheche Facebook di amici, parenti e conoscenti. Ma ne riparleremo, al momento sappi che questa vetrina personalizzata ti dà la stessa visibilità del  giornalino della parrocchia.

«Strumenti di pubblicazione semplici»
Talmente semplici che anche un cretino... Ecco, bene, ma se li prendi sottogamba il risultato sarà scadente e il lettore saprà a chi dare la colpa: il tuo nome appare a lettere cubitali e non potrai nasconderti in alcun modo. Non ci sono scuse... e nessun editor da chiamare in causa.

«ISBN gratuito»
O, per meglio dire, compreso nei costi di pubblicazione.

«Stabilisci il prezzo»
Vacci piano, mi raccomando, ché nessuno compra il libro di uno sconosciuto, per giunta caro rabbioso.

«Collegamenti con le reti/forum di pubblicazione»
Ovvero: scoverai la nostra pubblicità in tutti quegli angoli del web in cui gironzolano, sconsolati, poeti e scribacchini.

E, infine, ecco le antologie condominiali (per dirla con Raul Montanari), una furbata degna dei prodotti in confezione famiglia, cosa che, a confronto, il 2x1 può sembrare un cattivo investimento.

Se vi state chiedendo cosa accidenti siano, fatevi un esame di coscienza e chiedetevi quante volte siete finiti in un volume assieme a venti sconosciuti che non avevate mai sentito nominare prima.
Perché sono una furbata? Beh, la casa editrice non vi ha forse fatto presente che sarebbe stato opportuno acquistare una o più copie del volume?
Il tutti insieme appassionatamente ha certi vantaggi anche nel web. Scrivete online in una community e sarete certi che almeno un povero cristiano sarà costretto a leggervi: quello a cui tocca stendere la puntata seguente.

Dannazione, scrittori esordientiLa rete può fare di voi degli scrittori, ma solo voi potete usare la rete per pubblicizzare i vostri lavori. Nel prossimo girone, parleremo della promozione online e del perché i vostri contatti Facebook vi odiano.
Per il momento, ecco una signora che, quando si parla di promozione sul web dei propri testi — nonché della propria testa —, merita una menzione d’onore.
È del giugno 2011 la notizia della biografia di Isabella Santacroce messa all’asta da lei medesima. La divina Isabella offriva — a chi offriva di più — il testo di Io non so chi sono in versione regalo: base d’asta di 500 euro. 

«Non sono uno scrittore che ha autoprodotto la sua autobiografia» — ha sostenuto la Santacroce — «mi chiamo Isabella e voglio creare quello che prima non c’era, voglio fare ciò che nessuno scrittore ha mai fatto. Ho rivoluzionato l’immagine dello scrittore e la Letteratura italiana e continuerò a farlo. Io non voglio essere solamente uno scrittore, voglio essere un supereroe».

Sarò sincera, ho sentito trovate migliori solo dagli autori che pubblicano a pagamento.

Tenete presente che, delle dieci copie all’asta, la prima è costata al danaroso fan oltre duemila euro e ora sì, potete anche chiedermi se non mi vergogno ad aver fatto la schifiltosa parlando dell’autoproduzione.


Il Terzo Girone della Rubrica All’Inferno, scrittore esordiente! sarà on line il 17/03/2012.
Entreremo nell’ade facebookiano, faremo un giro tra i cerchi delle vetrine dis-umane, incontreremo Sandrone Dazieri, Billy il vizio di leggere e Michela Marzano.

Chi volesse fare una visita al Primo Girone dal titolo Ma perché scrivete? non deve fare altro che cliccare qui.

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Commenti

Immagino sia un modo gentile per farmi intendere che il mio lato b ha bisogno d'essere smussato. Facciamo così, se perdo venti chili mi regalo la farfalla di Belen... e a lei regalo i miei venti chili. Ah, brutta cosa l'invidia! ;)

Già, l'invidia è quel sentimento non costruttivo che si prova quando si ignora di essere necessari al creato anche senza i propri difetti... :D

Sì, ok... ma posso avere la farfalla della Belen? ;)

I tatuaggi sono belli quando stanno sui corpi di chi li usa per tradizione tribale. In tutti gli altri casi sono soltanto sfoggio di ego frustrati, certi di restare per sempre in quella frustrazione. Molto meglio passare inosservati, si è più liberi.

Si nota la mancanza della farfalla, la rubrica sta passando inosservata: pochi i commenti piccati, forse sono stata troppo accomodante.

Ne prendo nota, rimedierò. :)

Beh... se c'è necessità di provocazioni io sono uno specialista tenuto a freno soltanto dall'istinto di sopravvivenza. Però non provoco che la stupidità, anche quando la mia intelligenza non concorda. Me la prendo soprattutto con le banalità materialiste che credono a nulla e si sentono speciali per un non credere che ha la stessa valenza del credere. Ecco che digiunare mi ha trasformato in un saggio predicatore e fra un mese, al termine dell'astinenza da cibo, conto di giocare a briscola con gli angeli... ahem... non in paradiso però.

Massimo, mangia.
Credimi, lascia stare l'astinenza, inizio a preoccuparmi. :)

Propongo una discussione improntata al perché il chiedersi se Dio esiste è contraddittorio coi princìpi universal, norma dell'esistenza...
Eh eh... l'ho detto che non mangiare aguzza l'ingegno :D Ne avete molti di panini da non ingurgitare per riuscire a dare una spiegazione esauriente...

No, Massimo, me la devi fare semplice... io sono abituata a parlare di editoria, sono una shampista della carta straccia! Però i panini li mangio, questo sì, e in caso ringrazio pure Dio, se il prosciutto è buono. Però mi fermo lì, i santi li nomino in altri frangenti, solitamente quando prendo uno spigolo.
Non posso però tralasciare un nuovo dubbio che mi sorge in merito alla scrittura: se Dio esiste e ci ha dato mani, bic e tastiera, possiamo citarlo in giudizio - e Giudizio Universale - per la complicità insita nella boiate che scriviamo? O, invece, convinti d'aver buttato giù una roba da fine del mondo - aridaje con la messa! -, è il caso di citarlo nei ringraziamenti?
Ecco, vedi, shampista fino al midollo.

Credo di essere molto anomala perchè anche se per gli altri mi DEVO definire aspirante scrittrice, dentro so di esserlo. Le mie poesie sono rimaste 15anni in un cassetto e quando ho deciso di tirarle fuori e farne qualcosa è stato semplicemente per "mettergli un vestitino" rendendole un libro con l'autopubblicazione.
Inevitabili gli apprezzamenti, molti solo per un ritorno di interesse e ho venduto una sola copia dal sito usato. Il resto delle copie stampate finora le ho stampate per regalarle.
Non mi interessavano ( nè interessano) riconoscimenti ufficiali, codici ISBN, promuovere me e il mio libro, nemmeno per quello che d'altro è ancora nel cassetto o in via di definizione.
Se devo spiegarmi con un esempio cito Anne Tyler, nota per non concedere mai interviste realizzate con colloqui personali e per partecipare assai di rado ad attività promozionali per i propri libri o ad apparizioni pubbliche di altro tipo.
Ho autopubblicato un mio lavoro perchè ho sentito di voler lasciare a mia figlia una parte di me che non può conoscere e non in foglietti sparsi . Poi, sapendo che avrei dato ad alcuni amici delle copie, c'era la consapevolezza di riuscire a emozionare gli altri con le stesse emozioni che portano me a prendere carta e penna. Il piacere della condivisione.
Quei pochi da cui mi sono lasciata leggere hanno invece fatto di più e così in un microspazio nel web si parla di me e di loro, le mie poesie. Ed io ontinuo a scrivere senza fissarmi un punto, uno scopo che debba dare per forza un senso a questa mia azione spontanea. Quel che verrà sarà tutto un di più.
Un saluto a te e la redazione!

Ciao Stefylu, ti ringrazio per il commento, fa piacere leggere di un poeta che prende le cose per quel che sono e per come vengono.
Volevi lasciare una parte di te alla tua figliola? E allora hai fatto bene, accidenti! Continua a scrivere, il piacere della condivisione val bene i nì e i no dell'acquario editoriale.

Un saluto, ciao! :)

Gaia, grazie a te della risposta , del sostegno e dell'incoraggiamento.
Buon lavoro! : )

Figuriamoci, sembro cattiva... ma lo sembro soltanto. :)
In bocca al lupo e buon lavoro!

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