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La coraggiosa scelta di Fabo

La coraggiosa scelta di FaboDj Fabo ha scelto di morire. O meglio, di sottoporsi in Svizzera a un trattamento sanitario assistito per la morte, che va sotto il nome di eutanasia. Lo ha fatto dopo aver provato ad aprire un dibattito sul tema, lui che dopo un incidente stradale s’è visto ridotto a un centesimo di quel che era.

Nonostante le sollecitazioni, ancora una volta il mondo politico italiano non intende discutere della necessità (ormai ovvia e scontata) di introdurre l’eutanasia nel nostro ordinamento.

Come per altri temi eticamente sensibili, la politica italiana fa orecchie da mercante e nasconde la testa sotto la sabbia. Non vede e non sente, quindi non parla. Non decide, non prende una posizione favorevole, ma si limita, almeno questo, a rispettare la scelta di chi può permettersi di andare a morire fuori.

È davvero frustrante tutto questo, perché non prende in considerazione la scelta, la libertà, la laicità di chi preferisce interrompere la vita perché non ce la fa più.

 

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Fabo è un esempio, se vogliamo celebre, di quanto si sia di fronte a un’ipocrisia che stona con la realtà. È davvero difficile continuare a pensare che l’Italia debba privilegiare la sofferenza invece del sollievo, il dolore invece della morte. Perché il tema in fondo è questo: viviamo in un Paese improntato alla cattiva sopportazione del dolore (ce lo rivela la scarsa diffusione delle terapie del dolore per gli ammalati terminali), alla consumazione della vita in condizioni di estrema difficoltà. Perché? Domandiamocelo, ogni tanto. Forse perché prevale un cattolicesimo di facciata, bacchettone, falso. O forse perché i ricchi possono permettersi di andare a morire in Svizzera, e i ricchi, si sa, governano spesso l’Italia più e peggio dei poveri.

 

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Si dimentica, quando si nega l’eutanasia, che non è mai facile scegliere di morire. Ci vuole coraggio, coraggio sì. Un coraggio vero, da martiri. Un coraggio perfino altruistico, perché si solleva la famiglia da pesanti obblighi alla cura. Ma l’Italia nega l’esistenza di questo coraggio, e preferisce che si viva atrocemente, privati della propria dignità, dei propri diritti e dei propri valori.

Il tema è sensibile, chi lo affronta non lo è. Il tema è la libertà di scelta, come sempre, che stenta ad affermarsi dove prevalgono i pruriti dei sani, di quelli che stanno in salute, degli intoccabili della morale. Per fortuna ci sono persone come Dj Fabo, che ci fanno sentire la loro grandezza e ci fanno percepire la pochezza di chi gli nega il diritto alla morte. Il coraggio di Fabo è lo specchio di una società che può ancora cambiare, laicamente e rispettosamente.

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