Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

“La congiura del silenzio”: intervista a Steve Berry

“La congiura del silenzio”: intervista a Steve BerrySteve Berry è in Italia per presentare La congiura del silenzio (Editrice Nord, traduzione di Alessandro Storti), nono episodio della serie di romanzi incentrati intorno alla figura di Cotton Malone. Si tratta di un ex agente operativo del dipartimento di Giustizia americano che, pur avendo ufficialmente abbandonato l’incarico per iniziare una nuova vita come libraio antiquario a Copenaghen, viene periodicamente coinvolto dal suo ex capo in nuove e intricate avventure, al di qua e al di là dell’Atlantico.

I numerosi romanzi scritti da Berry, pubblicati dal 2003 ad oggi, appartengono tutti, anche quando non compare il personaggio di Malone, a quel filone dei thriller storici che, a partire dal fenomeno planetario del Codice da Vinci di Dan Brown, continua a riscuotere un notevole gradimento presso i lettori di tutto il mondo.

Abbiamo rivolto a Steve Berry alcune domande sul suo modo di affrontare la storia nei romanzi, nel corso di un’intervista che ci ha gentilmente concesso in occasione del suo passaggio da Milano.

 

Lei è appassionato di storia da sempre, ma ha esercitato a lungo la professione di avvocato. Quando ha deciso di mettersi a scrivere dei thriller storici?

Ho cominciato ad avere l’idea di scrivere quando avevo 35 anni, nel 1990. Ho sentito una voce che mi diceva di farlo: tutti gli scrittori secondo me a un certo punto avvertono questa voce. Per dieci anni questa voce mi ha fatto impazzire e ho continuato a ignorarla, finché nel 1990 ho deciso di darle retta e ho scritto il mio primo romanzo: un libro enorme e orribile, del tutto illeggibile, che però mi piace ancora considerare la cosa migliore che abbia scritto, nel senso che l’ho cominciato e finito. Il 90% degli scrittori non finisce ciò che inizia a scrivere, e perciò per me questo è stato il mio primo, grande successo.

In dodici anni ho scritto cinque libri, collezionando ottantacinque rifiuti dagli editori, fino alla pubblicazione del primo romanzo nel 2002. Ah, quel primo manoscritto illeggibile ce l’ho ancora sulla scrivania, è l’unico che ho conservato.

 

Alla fine di La congiura del silenzio c’è una lunga lista con cui lei spiega ciò che nel romanzo c’è di storicamente vero e ciò che è stato inventato o modificato, ma non tutti gli autori di romanzi storici, thriller o meno, sono così onesti. Non pensa che a volte, per un lettore, sia pericoloso leggere un romanzo storico senza riuscire a distinguere tra realtà e invenzione?

Io credo che sia una cosa importante, perché molti lettori imparano la storia leggendo i miei libri, anche se io non sono certo uno storico, ma un romanziere. In generale, cerco di essere fedele al 90% alla storia vera, ma ci tengo molto ad avvertire chi legge riguardo a quel 10% di mie invenzioni. Non voglio che il lettore finisca il libro convinto che un fatto inventato da me sia una realtà storica, e poi c’è un altro elemento a cui tengo: in questo modo, i lettori possono approfondire gli aspetti della storia che hanno trovato più interessanti. La nota finale per me è un dovere.

 

Le ho chiesto questo perché ai tempi del Codice da Vinci molti storici si erano precipitati a sottolineare tutti gli errori storici presenti in quel romanzo. Lei cosa ne pensa?

Non capisco molto queste critiche, perché in realtà Dan Brown ha scritto un romanzo, che per definizione non va considerato reale. Lui ha fatto un buon lavoro, creando un mondo in cui i lettori si sono immersi, ma che non pretendeva di essere reale. Anch’io, dopotutto, ho fatto delle ricerche sul Priorato di Sion che in realtà non è mai esistito, perché sappiamo tutti che si tratta di una leggenda. Non ho mai sentito dire a Dan Brown che ciò che scrive è realtà storica.

La mia posizione è un po’ diversa, perché in effetti cerco di mantenermi il più vicino possibile alla realtà, ma in ogni caso la fiction è invenzione per sua stessa definizione.

“La congiura del silenzio”: intervista a Steve Berry

Come giudica l’insegnamento della storia nelle scuole americane?

Da noi c’è davvero molto da fare sull’insegnamento di questa materia! La Storia con la S maiuscola non è altro che racconto di vicende accadute, e se la si racconta, appunto, la gente ci si appassiona: è fatta di buoni e cattivi, di elementi diversi che alla fine si collegano gli uni agli altri, ma se la insegniamo soltanto come un elenco di fatti e dati sterili è difficile che uno ci si appassioni. Se insegnata a quel modo annoia a morte me, che in fondo amo questa materia, immaginiamo la reazione di un bambino delle elementari. Mia figlia, ad esempio, che ha 17 anni ed è molto brava in altre materie, come scienze e matematica, odia la storia perché non riesce a memorizzarla. Bisogna cambiare il modo d’insegnarla, come ho imparato anche partecipando tempo fa a un gruppo di lavoro su questo argomento insieme a degli insegnanti del Tennessee.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Leggete le nostre pubblicazioni

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

L’interesse di tanti autori di thriller storici, soprattutto americani, per personaggi ed elementi della storia antica, come Carlo Magno, le Crociate o i Templari, è forse dovuto al fatto che negli Stati Uniti quel passato così lontano non viene studiato a scuola?

Sì, lei ha ragione. Noi non abbiamo un lungo passato alle spalle, la nostra storia nazionale parte dal XVI secolo e dura circa quattrocentocinquanta anni, che sono davvero pochi in una prospettiva mondiale. Agli americani la storia piace perché in realtà non ne hanno una.

 

Nei suoi ultimi romanzi, però, dopo essersi occupato di vari momenti della storia antica, lei ha scelto di parlare di personaggi strettamente americani, come Jefferson o Lincoln, che è al centro di La congiura del silenzio. Ha dunque inaugurato una nuova tendenza?

Sì, è quello che farò per i prossimi anni, ed esplorerò questi temi americani prima che lo facciano altri, perché a me piace essere sempre il primo in quello che faccio. Ho anche in mente di tornare poi alle ambientazioni internazionali, e forse di collocare una storia anche in Italia ma per ora voglio dedicarmi ad alcuni aspetti affascinanti della Costituzione degli Stati Uniti.

 

Nei suoi libri dedicati a Cotton Malone la serialità del personaggio non è dominante sulle singole vicende, nel senso che ogni storia è indipendente dalle altre e può essere letta senza sapere nulla di quanto è accaduto nei romanzi precedenti. Cosa pensa di quegli autori che invece collegano strettamente un libro all’altro, nel caso ci sia un protagonista seriale, così che per il lettore diventa difficile evitare di leggere dal primo all’ultimo volume per comprenderne tutti gli sviluppi?

Secondo me, nel genere thriller non è una buona cosa da fare quella di collegare la storia da un libro all’altro. Il lettore non ha la pazienza di ricordare gli avvenimenti precedenti, vuole solo venire a capo del mistero di cui si sta parlando nel volume che ha in mano. Ogni libro deve perciò stare in piedi da solo, in modo che il lettore possa scegliere se anche gli altri volumi possono interessarlo o meno, magari anche non nell’ordine in cui sono stati scritti. C’è chi mi ha detto addirittura di aver letto la serie di Cotton Malone al contrario, partendo dall’ultimo e risalendo ai precedenti, senza nessuna difficoltà di comprensione.

“La congiura del silenzio”: intervista a Steve Berry

Ho letto che il suo ultimo romanzo della serie dedicata a Cotton Malone, che uscirà in Italia il prossimo autunno, è dedicato al XVI emendamento della Costituzione Americana, che impone ai cittadini il pagamento della Income Tax, o tassa sul reddito, ipotizzando che esista un cavillo che possa evitare ai cittadini di pagarla. Come mai ha scelto un argomento così delicato, e un po’ provocatorio?

Sappiamo che a nessuno piace pagare le tasse, ma questo particolare storico che riguarda le imposte sul reddito è un fatto reale, che gli americani ignorano e che mi ha molto affascinato. Negli USA il romanzo ha avuto molto successo quindi credo che questo tema affascini anche i lettori. È vero che a un certo punto della storia americana si è ipotizzato che la Income Tax potesse essere illegale, e considerando che questa tassa procura la maggior parte delle entrate del fisco le conclusioni avrebbero potuto essere del tutto imprevedibili.

 

Perciò lei, raccontando questa storia, non ha voluto insinuare negli americani un dubbio pericoloso?

No, non l’ho fatto per questo: si tratta di un argomento che mi è piaciuto studiare, ma senza prenderlo troppo sul serio. Volevo solo sottolineare come questo problema si fosse presentato a un certo punto della nostra storia, cosa di cui ben pochi erano a conoscenza.



Leggi tutte le nostre interviste agli scrittori.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.