Interviste a scrittori

Curiosità grammaticali

Conoscere l'editing

Come scrivere un romanzo in 100 giorni

La Cina, dalla pandemia alla “diplomazia della mascherine”. L’ascesa di un attore globale

La Cina, dalla pandemia alla “diplomazia della mascherine”. L’ascesa di un attore globaleIn cinese la parola “Cina”, Zhongguo, vuol dire “Paese del centro”. Una definizione che, a causa del covid-19, si è rivelata quantomai calzante per la centralità assunta da Pechino, dal suo leader e dal suo popolo nel dibattito pubblico degli ultimi tempi. Primo focolaio della pandemia, il dragone ha saputo gestire gli ultimi mesi trasformando la più grave crisi affrontata dal secondo dopoguerra in una ghiotta opportunità per espandere la propria influenza.

Dalle accuse di Trump alla “diplomazia delle mascherine”, passando per la conquista del primato tecnologico grazie anche al 5G, stiamo assistendo all’affermazione sempre più crescente di un Paese che ha saputo trasformarsi nel corso degli anni e che ora sta agendo da attore globale in grado di imporsi in Occidente, nonostante quella diversità che Giada Messetti ben racconta nel suo ultimo libro, Nella testa del Dragone. Identità e ambizioni della nuova Cina (Mondadori).

E proprio da questi aspetti siamo partiti per chiedere a Messetti di fare il punto della situazione sulla Cina e sul suo ruolo internazionale nel prossimo futuro.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Lei è arrivata per la prima volta a Pechino nel 2002. Com’è cambiata l’identità della Cina in questi diciotto anni? E quali crede possano essere le ragioni profonde di questi cambiamenti?

L’identità della Cina in questi diciotto anni è cambiata moltissimo. Nel 2002 la Cina era ancora un paese in via di sviluppo ed era la cosiddetta “fabbrica del mondo”, il paese dove si producevano a basso costo merci di bassa qualità. Ora è la seconda potenza mondiale che sfida apertamente gli Stati Uniti per la leadership globale. Da “fabbrica del mondo” si sta trasformando sempre di più in potenza tecnologica in cui il riconoscimento facciale, l’intelligenza artificiale, la raccolta dei big data, la robotica, il 5G sono campi che attirano ingenti investimenti. Il fine è quello di passare da una produzione di quantità a una produzione di qualità. Credo che le ragioni profonde siano da ricercare nel fatto che la Cina negli ultimi quarant’anni ha lavorato per riprendersi la centralità che aveva perso negli ultimi secoli – come dice il nome stesso: in cinese Cina, Zhongguo, significa “paese del centro” – e per raggiungere il traguardo di diventare una nazione “pienamente sviluppata”. La Cina si è rivelata la vincitrice della globalizzazione, essendo riuscita a sollevare circa 800 milioni di persone dalla soglia di povertà. Ormai è un attore imprescindibile sullo scacchiere globale: ci avremo sempre più a che fare e per questo diventa molto importante imparare a conoscerla. La Cina non è affatto vicina, come recita il titolo di un famoso film. È molto lontana e completamente diversa, dove l’aggettivo “diverso” non ha un’accezione positiva o negativa, è semplicemente un dato di fatto. Capire e accettare questa differenza è molto importante, per evitare che il nostro punto di vista di occidentali abbia il sopravvento e si trasformi in un uno sguardo giudicante. Quando si ha a che fare con il Dragone è fondamentale provare a relativizzare, senza tuttavia rinunciare alla nostra identità.

La Cina, dalla pandemia alla “diplomazia della mascherine”. L’ascesa di un attore globale

In Europa stiamo vivendo momenti difficili a causa del Coronavirus. In Cina, invece, la fase più difficile sembra essere passata. Quale crede che potrà essere il ruolo della Cina in questo frangente? Un attore globale più forte di prima, soprattutto grazie al vantaggio sulla pandemia nei confronti degli USA?

Nessuno ha la sfera di cristallo, ma è molto probabile che il coronavirus posso accelerare dei processi già in corso da anni che vedono un indebolimento dell’Occidente a favore dei paesi asiatici e della Cina in particolare. La Cina, appena superata l’emergenza covid-19 nel paese, ha colto da subito l’occasione di presentarsi al mondo come “centro degli aiuti”, sia perché è riuscita a gestire il contagio da coronavirus prima degli altri e quindi può in qualche modo “insegnare” al resto del mondo come fare, sia perché gli strumenti sanitari che servono in questo momento (respiratori, mascherine, ventilatori…) sono soprattutto “Made in China”. L’evoluzione del progetto della “nuova via della seta” in “nuova via della seta sanitaria” rispecchia proprio questa postura internazionale cinese. Dall’altra parte abbiamo gli Stati Uniti che risultano ancora in piena emergenza e che comunque continuano a portare avanti la politica dell’America first: in questi anni, la Cina si è presa gli spazi lasciati vuoti dal ridimensionamento del ruolo degli Stati Uniti sul piano internazionale.

 

Le crisi sono momenti di grandi opportunità per chi sa coglierli. E il destino della Cina in quanto player di assoluto livello è intrecciato a doppio filo con il destino dell’Europa e dell’Italia. Alla luce degli ultimi sviluppi, quali potrebbero essere le opportunità per il Dragone se l’Europa continuerà a essere divisa?

La cosiddetta “diplomazia delle mascherine” è stata portata avanti dalla Cina in Asia, ma anche in Europa. L’Italia è stato il primo paese ad accogliere i medici cinesi, gli aiuti e a stipulare contratti per le forniture sanitarie nell’ambito della “Nuova via della seta sanitaria”. Altri paesi non hanno accettato alcuni carichi perché non conformi ai loro standard di sicurezza (Spagna, Paesi Bassi, per esempio). La Cina nega che ci siano scopi geopolitici dietro le forniture, ma in molti hanno sottolineato che uno degli obiettivi della “diplomazia delle mascherine” sembra essere quello di attirare sotto la sua sfera di influenza i paesi che fanno parte del cosiddetto “gruppo di Visegrad” e in generale gli stati dell’Est Europa.

 

La vicenda del Coronavirus ha scatenato all’estero una certa quantità di accuse verso la Cina circa i ritardi nell’ammissione della crisi e il numero reale dei contagi e delle vittime. Come conciliare i tempi strettissimi relativi alla risposta a un nemico che si diffonde così velocemente e le difficoltà che, in questa circostanza, hanno caratterizzato la comunicazione centralizzata di Pechino?

Purtroppo è vero che la Cina ha informato i suoi cittadini della pericolosità del virus con un grave ritardo, dovuto a tutta una serie di fattori che certamente non giustificano, ma in qualche modo ne rendono più comprensibili le motivazioni (assenza di informazioni certe sulla pericolosità del virus, problemi di comunicazione tra i governi delle regioni periferiche, da sempre restii a portare cattive notizie a Pechino, e il governo centrale, vigilia del capodanno cinese, tentativo di non far scattare il panico su una popolazione di 1,4 miliardi di persone…). È anche vero che già il 31 dicembre il Dragone ha informato l’OMS e quindi la comunità internazionale e che quando ha ufficializzato l’informazione nel giro di pochissimo tempo ha imposto misure draconiane (come la quarantena per 60 milioni di persone) che sono riuscite a circoscrivere il contagio soprattutto alla regione dello Hubei (i numeri nel resto della Cina sono rimasti contenuti). Ciò che ha reso l’epidemia una pandemia è stata la somma dell’iniziale ritardo cinese e quello accumulato poi dall’Occidente. L’Italia è stato il primo paese ad accorgersi del contagio e nonostante avesse avuto l’esempio cinese e un mese di tempo per prepararsi ad affrontarlo non si è organizzata. Gli altri paesi europei hanno aggiunto ulteriore ritardo, per non parlare degli Stati Uniti che hanno continuato a negare il problema e non hanno preso provvedimenti per quasi due mesi.

La Cina, dalla pandemia alla “diplomazia della mascherine”. L’ascesa di un attore globale

L’affermazione di Xi Jinping come leader assoluto è stato un processo molto lungo e tortuoso, già a partire dall’infanzia. È stato in grado, tuttavia, di sfruttare alcuni elementi peculiari che lo hanno avvicinato al popolo. Ne è esempio concreto il soprannome che gli venne affidato, Xi dada (zio Xi). Quanto crede che abbiano influito questi aspetti, ormai strategici, sull’ascesa di Xi?

Molto. Ciò che l’ha reso popolare soprattutto all’inizio della sua Presidenza nel 2013 è stato il lancio della Campagna contro la corruzione (“contro le tigri e le mosche”) che negli anni ha colpito più di un milione di burocrati e funzionari del Partito Comunista Cinese. Xi Jinping ha sempre saputo che avere dietro di sé un partito forte è essenziale per ottenere la stabilità necessaria al raggiungimento del “Sogno Cinese”, lo slogan che riassume i suoi obiettivi. Ha quindi ridato lustro a un PCC che usciva ammaccato da anni in cui soffriva di crisi d’identità e questa si è rivelata una mossa vincente per la sua immagine. Oggi in molti sono convinti che questa campagna sia servita a Xi Jinping per liberarsi dei suoi nemici.

 

Nel libro si tratta ampiamente della nuova Via della seta. Tuttavia le opportunità legate a questo progetto mal si conciliano con il frame relativo alla sostenibilità che si è affermato prepotentemente in Occidente negli ultimi tempi. Potrà la Cina conciliare le proprie ambizioni con questa nuova idea di un mondo più green e meno inquinato?

Non sarà semplice, ma la Cina, soprattutto in patria, ormai da anni investe sul green e sulle tecnologie pulite e porta avanti politiche per diminuire le emissioni nocive. Ciò avviene soprattutto da quando la popolazione cinese, circa una decina di anni fa, ha preso consapevolezza del problema dell’inquinamento che nel paese continua a uccidere più di un milione di persone all’anno. Da quando gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo sul clima di Parigi, Pechino ha puntato anche sulla lotta ai cambiamenti climatici e sulla transizione alla green economyper costituire un’egemonia globale. Chiaramente sono processi che avranno bisogno di molto tempo.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Molti degli investimenti cinesi si stanno concentrando sull’intelligenza artificiale e sull’Internet of Things. Ne è esempio concreto l’idea delle “pagelle sociali”. Non siamo di fronte alla messa in scena concreta di uno degli episodi di Black Mirror?

Secondo il sistema dei crediti sociali, che dovrebbe essere reso operativo su tutto il territorio entro la fine del 2020, ogni cittadino cinese partirà da un punteggio basato sui dati raccolti da società pubbliche e private, che potrà aumentare o diminuire a seconda del suo comportamento, in riferimento a “parametri morali” decisi dallo Stato o dalle amministrazioni locali. A noi occidentali questo sistema fa molta impressione soprattutto perché applichiamo i nostri parametri culturali. È interessante notare però come la parola xìnyòng, “credito” in mandarino, comprenda il senso di “affidabilità” e “sincerità”, e abbia quindi un significato più ampio rispetto al termine inglese e italiano, perché contiene anche un’accezione positiva. Il concetto di privacy in Cina è infatti molto diverso rispetto al nostro: i cinesi non prestano tanta attenzione alla protezione dei dati personali, non temono l’invasività delle procedure a cui si sottopongono. Sono tolleranti prima di tutto perché spesso le nuove tecnologie garantiscono la sicurezza, facilitano la fruizione di consumi che per molti sono diventati l’obiettivo principale, secondariamente perché quel grande popolo è sempre stato sottoposto a forme di controllo di varia natura, a partire già dall’epoca della dinastia Qin (221-206 a.C.). Il traguardo del governo cinese sembra essere quello di riuscire col tempo a convogliare le “pagelle sociali” di tutti i cittadini in un grande archivio dati, uno scenario che inquieta l’Occidente ma che non pare affatto preoccupare i cittadini del gigante asiatico. I quali, anzi, sembrano apprezzare il metodo e le sue finalità: garantire un ambiente economico e sociale sicuro e basato sulla fiducia.

È chiaro tuttavia che in un paese governato dal “Partito Unico” il rischio del controllo sociale e della sorveglianza di massa è concreto, soprattutto nel momento in cui il nuovo obiettivo del governo è la creazione e moltiplicazione delle smart city, realtà urbane in grado di monitorare costantemente il livello delle polveri sottili nell’aria ma anche gli spostamenti delle persone, capaci di fornire servizi avanzati alla cittadinanza, ma anche di invadere la sfera privata degli individui in nome della sicurezza.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Adi Constantin su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.