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La Calabria dolente di “Fondo Gesù”: qualche domanda a Maurizio Fiorino

La Calabria dolente di “Fondo Gesù”: qualche domanda a Maurizio FiorinoLa casa editrice Gallucci ha appena pubblicato Fondo Gesù, il secondo romanzo di Maurizio Fiorino, che aveva già ottenuto recensioni molto positive con il suo esordio, Amodio (Gallucci, 2014).

Anche questa volta teatro delle vicende narrate è la Calabria, in particolare Crotone, città natale dell’autore, apprezzato fotografo, che attualmente vive tra New York e Milano: “Fondo Gesù” è infatti il nome di un quartiere, forse il più degradato della cittadina calabrese, in cui sono nati e cresciuti i giovanissimi protagonisti, gli adolescenti Mario e Angelo. Il mondo che li circonda è miserabile, le dinamiche familiari inesistenti o negative, prospettive per il futuro non ce ne sono, se non quelle di fare carriera nella malavita. Un fatto grave li porta un giorno a fuggire dal quartiere, alla ricerca di un affrancamento dalle loro condizioni di vita, ma la loro sete di libertà è destinata a scontrarsi con una realtà feroce.

Fondo Gesù è un romanzo crudamente realista, scritto in un linguaggio molto diretto, spesso volgare e sboccato, ma del tutto adeguato al mondo che vuole farci conoscere.

Ne abbiamo parlato con l’autore, Maurizio Fiorino.

 

I suoi romanzi – prima Amodio e ora Fondo Gesù – esprimono in prima istanza la voglia di cambiamento dei protagonisti, di fuga da realtà difficili e arretrate viste come impossibilitate a cambiare. Da dove potrebbe cominciare un vero cambiamento per la Calabria?

La Calabria è una terra difficile, da vivere e di conseguenza anche da raccontare. Non è come le altre regioni del sud. Sembra un'isola a parte, con le sue leggi e i suoi modi di vivere. Credo che un primo e vero cambiamento potrebbe essere una lotta chiara e decisa contro i pregiudizi, per ritornare alla Calabria della tarantella: una danza che escludeva le appartenenze sociali, le religioni e i sessi. Potevano ballarla tutti, bianchi e neri, uomini con uomini e donne con donne, in linea con la Magna Grecia.

 

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La Calabria dolente di “Fondo Gesù”: qualche domanda a Maurizio Fiorino

Lei è fotografo prima che scrittore. Crede più nel potere dell’immagine o in quello della parola scritta? In altre parole, come strumento di denuncia può essere più efficace una mostra fotografica o un romanzo?

Io credo ciecamente nel potere dell'arte in ogni sua forma. Personalmente, dove non riesco ad arrivare con la scrittura, arrivo con la fotografia e viceversa, e in futuro non escludo di potermi esprimere attraverso altre forme d'arte. Un romanzo può essere uno strumento di denuncia potentissimo, così come un film o una fotografia. Penso che se l'artista vuole denunciare qualcosa, riesce a farlo anche stando in piedi in una piazza e non far niente. Se c'è il messaggio, si arriva ovunque.

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Il suo rapporto con Crotone, almeno quello che traspare dalle pagine di Fondo Gesù, è di amore-odio. Tornerebbe a viverci, dopo aver trascorso gli ultimi anni altrove?

Non escludo niente, ma non è una scelta che mi renderebbe felice. Almeno oggi. Sono tornato a viverci per un anno nel 2012 per scrivere Amodio e Fondo Gesù. Vivo a New York da tanti anni – a proposito di città che si amano e si odiano – e a Crotone ho le mie radici. Per crescere sono dovuto andare via e, per dirla alla Woody Allen, non riuscirei più a vivere in una città dove non c'è nulla da fare dopo cena.

 

Si parla tanto di bullismo, e ne troviamo testimonianza anche in Fondo Gesù. Cosa si potrebbe e dovrebbe fare per sradicare certe modalità di comportamento così diffuse tra i giovanissimi?

Bisogna iniziare dai bambini: educarli a non avere paura, soprattutto a non avere paura di chi è diverso da noi. Siamo tutti diversi l'uno dall'altro. Forse bisognerebbe abolire la parola “diverso” dal vocabolario. Qualche settimana fa sfogliavo un libro per bambini. Nella prima parte c'erano vari animali che, pagina dopo pagina, svelavano i propri difetti. La giraffa si lamentava del collo troppo lungo, il bruco del suo aspetto brutto, l'elefante della sua stazza. Nella seconda parte, i difetti venivano trasformati in pregi. La giraffa col suo collo arrivava a prendere i cibi sugli alberi troppo alti, il bruco diventava farfalla, l'elefante impauriva gli altri animali.

La Calabria dolente di “Fondo Gesù”: qualche domanda a Maurizio Fiorino

L’accettazione piena della realtà omosessuale, nonostante i grandi passi avanti compiuti negli ultimi anni, sembra ancora lontana, almeno in certe situazioni e ambienti. Secondo lei ci arriveremo in tempi ragionevoli, oppure il percorso sarà ancora lungo?

A me sembra talmente naturale amare e andare a letto con chi diavolo si vuole, che non mi spiego dove sta il problema. Per quanto mi riguarda, combatto a favore di tutte le realtà che vengono considerate diverse. Dal colore della pelle al diritto di credere in qualunque Dio o a di non crederci affatto, dal diritto di una donna a guadagnare quanto un uomo a quello di vestirsi come vuole a sessant'anni. Forse, ecco, il problema è proprio il sentirsi in diritto di avere opinioni su tutto, e spesso l'opinione diventa un giudizio. Continuo a confidare nelle nuove generazioni.

 

Ci può dire qualcosa dei suoi progetti futuri? Privilegerà il fotografo o lo scrittore?

Per adesso mi concentro su Fondo Gesù, un romanzo completamente diverso dal primo, sia come stile che come storia, e che, proprio per questo motivo, ha bisogno di me. Quando lo sentirò abbastanza forte da continuare la sua strada da solo, mi dedicherò ad altro.


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