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La Brexit e l’isola che non c’è

La Brexit e l’isola che non c’èSe ne parla da qualche giorno insistentemente. Ne parlano praticamente tutti e dappertutto. Brexit è la parola più usata, più letta e più scritta. La parola della nuova era, quella che ha terrorizzato meno dell’altra parola, Grexit, ma che nei fatti ha già affossato le borse e le ideologie europeiste.

L’uscita dall’Ue dell’isola più ricca del mondo, il Regno Unito, è un evento epocale che non tarderà a produrre effetti imprevedibili, ma il dato vero è che questa grande democrazia ha mostrato tutta la sua debolezza strutturale. Non è stata messa semplicemente in discussione la permanenza in un consesso che, francamente, di politico ha ben poco e di economico era irrilevante per gli inglesi: è stato dato un colpo di spugna a un processo che pareva essere consolidato per sempre.

Ci sono momenti nella storia nei quali le certezze crollano tutte, una a una. Siamo in uno di questi momenti, e da un po’, vivendo delle accelerazioni brusche che rischiano di frantumare l’Ue. I dati rivelano che i giovani figli della borghesia benestante non sarebbero andati a votare, gli stessi che pensano che l’unificazione europea possa farsi con gli Erasmus. I dati rivelano ancora che i ceti più bassi e meno scolarizzati vogliono l’Inghilterra fuori dall’Ue, in barba a chi ha sempre pensato che i reazionari fossero tutti nelle classi abbienti. In realtà le cose si sono ribaltate da tempo, ma la classe politica inglese ed europea non se n’era accorta, perché incapace di guardare ai processi in corso e di trarne lezioni.

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Il crollo delle democrazie passa dal crollo delle ideologie sulle quali si sono fondate. Finisce l’idea di una Ue intoccabile. Finisce l’idea dei ceti operai che votano come dicono i partiti di riferimento. Lo stesso per i sindacati. Mentre emergono nuove idee, forse più anguste ma non meno potenti. L’idea di un isolamento dei Paesi dove ciascun popolo è sovrano. E torna, prepotentemente, l’idea di popolo. C’è da stupirsi? Non sono stati i populisti come Cameron e prima ancora Blair, in Italia di recente Renzi, a sdoganare questo richiamo referendario al popolo sovrano?

 

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L’Ue paga il suo stesso populismo impopolare, il suo isolamento nel mondo, la sua dipendenza dagli Usa, la sua trazione germanocentrica, l’inefficacia dei suoi leader. I populismi democratici vengono soffocati dal popolo in nome di un richiamo identitario che trascende le democrazie e arriva a toccare concetti pericolosi come quello di razza e di etnia. Da qui le richieste dell’Eire, per esempio, e le uscite tempestive di Salvini. L’Ue rischia di trasformarsi nuovamente in una chimera, in un trattato senza Stati, in un’isola che non c’è. E la Brexit pare essere davvero soltanto un inizio.

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