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La bellezza e la forza del quotidiano. “La famiglia Aubrey” di Rebecca West

La bellezza e la forza del quotidiano. “La famiglia Aubrey” di Rebecca WestRebecca West (1892-1983) fu una scrittrice britannica, grande osservatrice del suo tempo, femminista ante litteram, amica di Virginia Woolf e di Doris Lessing, intrattenne una relazione con H.G. Wells dal quale ebbe un figlio. Rappresenta il caso di uno scrittore il cui talento non sempre ripaga o basta a farlo ricordare ai posteri, talvolta occorre pure tanta fortuna. In Italia la West è poco conosciuta, molte delle sue opere non sono mai state tradotte, e quelle che lo sono state non hanno poi avuto nel corso degli anni nuove ristampe. Non è un caso tuttavia se la West viene definita come una delle prosatrici più raffinate del Novecento. La riedizione da poco compiuta dalla casa editrice Fazi, di una delle sue opere maggiori, La famiglia Aubrey, lo dimostra, donando la giusta ricompensa a questa grande penna e offrendoci un piccolo capolavoro che difficilmente potremo dimenticare. Se come si dice bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, allora diamo a Rebecca West e alla sua opera l’esatta collocazione tra le opere principali scritte nel Novecento.

 

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La Famiglia Aubrey (traduzione italiana di Francesca Frigenio, Fazi Editore) è un’opera letteraria di qualità stilistica di alto livello. È il primo romanzo di una trilogia che narra le vicende di una famiglia di artisti vissuti in un’epoca alle soglie dei grandi cambiamenti storici, dall’affermazione del movimento femminista ai due conflitti mondiali. Tra esercitazioni al pianoforte (tante le pagine in cui Rose descrive gli esercizi musicali quotidiani compiuti insieme alla sorella Mary), presenze soprannaturali (gli spettri dispettosi in casa della cugina Constance) e preoccupazioni economiche (gli sperperi compiuti dal padre) ci ritroviamo catapultati all’interno di una famiglia di altri tempi, piena di sani principi, e proviamo la sensazione di essere quasi degli intrusi giunti a disturbare la quiete dello svolgersi dell’andamento della routine quotidiana.

La bellezza e la forza del quotidiano. “La famiglia Aubrey” di Rebecca West

A narrare le vicende è Rose Aubrey, che a distanza di cinquant’anni, con uno sguardo retrospettivo, ripercorre le tappe della propria infanzia, donando ai propri ricordi il sapore di una madeleine proustiana. Basta un odore, un oggetto per far riaffiorare alla memoria qualcosa che si è vissuto e del quale si serba memoria. Per Rose Aubrey quel qualcosa è il suono emesso da uno strumento musicale. È questo che l’aiuta a ripercorrere le note di un passato che via via torna a essere presente, nitido. Da Rose apprendiamo che il padre Piers fu un bravo giornalista e un grande pensatore, ammirato da tutti ma che aveva il brutto vizio del gioco d’azzardo: «Era infatuato del denaro […] desiderava ardentemente possederlo e poi lo buttava via». Le questioni politiche e filosofiche assorbono quest’uomo più di quelle familiari, e così la moglie e i figli si ritrovano sommersi di continuo dai debiti e in balia a creditori che reclamano i propri soldi.

La madre Clare fu invece una pianista di successo che abbandonò la carriera nel momento in cui si sposò. È lei il perno della famiglia, è lei che ne tiene le redini in mano. Seppure segnata fisicamente dalle preoccupazioni finanziarie, Clare è una donna che affronta i problemi con spirito tenace e grande determinazione. L’amore per la musica lo ha trasmesso ai figli, Cordelia, Mary, Rose e il piccolo Richard Queen, che tutti i giorni si esercitano costantemente auspicando un giorno di diventare musicisti di professione. Ma se tre di loro hanno davvero talento, così non è per un’altra. La maggiore Cordelia, pur ostinandosi a voler suonare e a esibirsi in pubblico, non è talentuosa e in questa famiglia non essere dotato di bravura musicale è la peggiore delle disgrazie che possa toccare. Tale sciagura ha colpito Cordelia, che pur essendo descritta come la più bella delle tre sorelle, «non si rendeva conto di non avere talento […] Il viso di mamma, però, si contraeva prima di rabbia e poi, appena in tempo, di compassione, ogni volta che sentiva Cordelia appoggiare l’archetto sulle corde».

La bellezza e la forza del quotidiano. “La famiglia Aubrey” di Rebecca West

Protagonista assoluto di questo romanzo è la musica, la passione per essa e l’esercizio costante praticato per eseguirla e migliorare il proprio talento artistico. Le descrizioni musicali sono innumerevoli e minuziose. La famiglia Aubrey è un romanzo musicale anche per la sonorità raffinata che permea le oltre quattrocento pagine che lo compongono, un flusso di dialoghi che partono lenti e poi diventano sempre più fitti, come l’esplosione di un valzer improvviso subito dopo l’esecuzione di un adagio.

 

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In La famiglia Aubrey non accade nulla di veramente eclatante. Sono soprattutto le piccole azioni quotidiane a essere descritte: il rituale del tè pomeridiano o del lavarsi i capelli, indossare un cappellino alla moda o fare un picnic tutti insieme, diventano importanti perché Rebecca West li narra con uno stile chiaro, delicato e coinvolgente. Pur essendo povera e sommersa dai debiti questa famiglia è molto unita. È l’amore che dona loro la forza: l’amore per la musica, l’amore per un padre che nonostante si preoccupi poco dell’avvenire dei figli viene comunque venerato come se fosse un Dio, l’amore per la vita. Una vita fatta di cose semplici che permette a questi personaggi indimenticabili di affrontare ogni evento drammatico, come la scomparsa improvvisa di uno dei genitori, con forza, ottimismo e spirito compatto, perché «Nessuno di noi ha nulla, (ma) questo nulla lo possiamo dividere in quante parti vogliamo, il nulla è divisibile finché si vuole, ce ne sarà sempre una quota per tutti».


Per la prima foto, copyright: Priscilla Du Preez.

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