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La bella storia di un gruppo di giovani e del loro amore per la letteratura, Caffèorchidea

La bella storia di un gruppo di giovani e del loro amore per la letteratura, CaffèorchideaGiuseppe Avigliano ha 28 anni e appartiene a quella generazione di choosy o bamboccioni, almeno stando alle etichette di qualche ministro. La sua storia, che dimostra esattamente il contrario, ha toccato i nostri cuori già qualche tempo fa, quando decise pubblicamente di annunciare le ragioni per cui aveva deciso di smettere di lavorare in una libreria con una lettera lucidissima e toccante.

Ma Giuseppe non si è arreso, anzi è tornato più forte e più deciso che mai. Sempre a Eboli, in provincia di Salerno (e chi ha detto che la provincia non può essere vitale e ricca di idee positive?), e insieme a un gruppo di amici e colleghi sta lanciando un nuovo progetto con tre anime. È Caffèorchidea, un caffè letterario vero e proprio, una casa editrice e un blog. Insomma, un punto d’incontro virtuale e reale per gli amanti della letteratura. Ne abbiamo parlato con lui in quest’intervista.

 

Appena poco tempo fa, ha fatto molto discutere la lettera con cui ha annunciato il suo arrivederci al mondo dei libri. A distanza di 3 mesi, qual è il suo stato d'animo? Ha conservato l'ottimismo iniziale e la voglia di fare?

Quando scrissi quella lettera mi soffermai sulla parola che avrebbe dovuto caratterizzarla: un addio? un congedo? Scelsi un arrivederci. Non ho mai pensato che qualcosa potesse interrompere il mio impegno nel mondo dei libri. Ogni lettore sa che, nonostante tutte le avversità della vita, troverà sempre un po’ di tempo da dedicare alla lettura. Nel mio caso si trattava di qualcosa che prescindeva dalla mia vita privata di lettore: volevo dire che prima o poi sarei tornato a lavorare con i libri. Non sapevo come, con quali mezzi e modalità. Non avevo più una libreria, ma non avevo mai smesso di sentirmi un libraio. Il passo successivo è stato una conseguenza naturale: dedicarsi interamente al progetto di Caffèorchidea.

 

Un nuovo progetto: Caffèorchidea. Può spiegare in breve ai nostri lettori com'è nata quest'idea e come avete iniziato a concretizzarla?

Caffèorchidea nasce più di un anno fa. Volevamo creare un blog letterario e un punto d’incontro (digitale) per tutti i lettori. In quest’arco di tempo abbiamo pubblicato circa settanta articoli (tutti tradotti in portoghese, per il legame affettivo che ci lega alla letteratura di quel Paese). C’è stato un ottimo riscontro, arrivando a registrare anche oltre cinquecento visite giornaliere. E poi abbiamo cominciato a lavorare ai libri da pubblicare – in quanto nascevamo con l’intenzione di fondare una casa editrice.

Blog, libri, ma non solo. L’ultimo progetto a cui stiamo lavorando è la realizzazione di video, con un accostamento particolare: centri storici e scrittori. L’abbiamo chiamato #4righedi. In ciascun video si alternano immagini di un centro storico e letture di un autore che, in qualche modo, è legato a quel posto.

Abbiamo iniziato da Eboli, con Tabucchi. Stiamo montando altri due video e andremo avanti, girando tutta l’Italia.

La bella storia di un gruppo di giovani e del loro amore per la letteratura, Caffèorchidea

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Oggi abbiamo allargato i nostri orizzonti: casa editrice, libreria indipendente, centro culturale. Tutto in un unico luogo, non più digitale, ma reale, aperto a chiunque abbia voglia di fermarsi, scambiare due chiacchiere, leggere un libro e, perché no, scriverne uno proprio ai tavoli del nostro Caffèorchidea.

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Come accennava poco fa, Caffèorchidea è anche una casa editrice che tra poco pubblicherà i suoi primi libri. Qual è la sua mission? E quale l'idea di letteratura e scrittura che intende veicolare?

Vogliamo fare ricerca, anche in chiave retrospettiva. Andremo a rovistare tra gli autori che non hanno avuto il giusto riconoscimento: a tal proposito abbiamo già pronta l’edizione con tutte le poesie di un poeta crepuscolare di cui si sono occupati Natalino Sapegno e Carlo Bo, ma che ha avuto la sventura di non essere mai pubblicato prima.

Vogliamo riprendere il discorso degli ultimi gruppi di sperimentazione letteraria italiana, riproponendo i testi di autori che furono protagonisti di questa stagione.

Ci proponiamo, inoltre, uno scouting attento e costante, per offrire nuovi spunti e occasioni al panorama editoriale.

 

Il mercato editoriale è, però, in crisi da un po' di anni e attraversato da fenomeni negativi, come l'editoria a pagamento. Come si pone un gruppo di giovani come voi rispetto a questi due punti?

Alcuni di noi lavorano nel campo editoriale da un po’ di tempo: conosciamo bene l’ambiente e le difficoltà che comporta. Sappiamo che partire oggi è un po’ come affrontare il mare aperto sapendo che il bollettino meteorologico è drammatico. Se ci ostiniamo ad andare avanti è perché siamo certi delle nostre idee e abbiamo il coraggio di metterle in pratica assumendocene tutti i rischi. È vero che il mondo editoriale vive una stagione difficile, ma alcuni segnali positivi ci sono: negli ultimi tempi le librerie indipendenti stanno resistendo onorevolmente alla massificazione della grande distribuzione e, nel campo dell’editoria, stanno emergendo piccole realtà che lasciano ben sperare. Ecco: ci piace credere in questi spiragli di luce e siamo disposti a rimboccarci le maniche per contribuire noi stessi alla loro crescita.

L’editoria a pagamento inquina l’ambiente, certo. Se ci fosse una costituzione dei lettori, ne proporremmo un ripudio netto: una sorta di estensione dell’articolo 11. Ma trovo il fenomeno allarmante tanto quanto la standardizzazione imposta dalla politica del best-seller dei grandi gruppi editoriali.

Si combattono questi fenomeni puntando su un discorso di ricerca serio, con linee editoriali forti. Noi lo facciamo: ci poniamo obiettivi sul medio e lungo periodo e non ci affascinano le sirene delle facili speculazioni letterarie legate ai due fenomeni sopra citati.

La bella storia di un gruppo di giovani e del loro amore per la letteratura, Caffèorchidea

 

Avete appena lanciato anche una raccolta fondi online per l'apertura di una nuova libreria sempre a Eboli. Cosa direbbe ai nostri lettori per convincerli a partecipare?

Mi piace ripetere il leitmotiv della nostra campagna: i libri sono ponti ostinati. Una libreria in una piccola città non cambierà il mondo: ma di certo ci offrirà una possibilità in più per incontrarci, per conoscerci. La vita più avventurosa è quella intellettuale, diceva Marcel Proust. Noi vogliamo offrire alla vita intellettuale un ponte per la vita reale: facciamo in modo che il nostro Caffèorchidea svolga la stessa funzione degli antichi caravanserragli orientali. Che sia un posto dove ognuno si può fermare, chi di passaggio, chi più a lungo. Un posto dal quale nascano tante idee e tanti libri, un laboratorio di parole, un trampolino – magari – per una società migliore.

 

Com'è stato accolto questo nuovo progetto a Eboli? Ci sono stati aiuti anche a livello locale?

La risposta, ad Eboli, è stata – ed è – sorprendente. Per strada capita spesso che le persone ci fermino incoraggiandoci ad andare avanti. Alcune le conosciamo da tempo, altre, invece, le incontriamo per la prima volta. Alla base di qualsiasi incoraggiamento emerge, sempre, la necessità di un luogo di ritrovo, che troppo spesso manca nelle nostre città. Gli aiuti stanno arrivando e siamo solo ai primi giorni di raccolta. Ma la notizia dell’apertura di un posto del genere entusiasma in molti: più di un giornale locale ci ha contattato per avere maggiori informazioni e ci sono persone che già chiedono quando sarà l’inaugurazione!

 

Cos'è la letteratura per Giuseppe Avigliano? E cosa vuol dire "combattere" per trasformare questa passione in lavoro?

C’è un passo di Orazio a cui sono particolarmente legato. In latino suona così: Auditis, an me ludit amabilis insania? In italiano, una traduzione improvvisata potrebbe essere questa: La sentite anche voi, o mi illude una dolce follia?

Orazio si domanda ciò quando sente il suono di Calliope, Musa della Poesia. La letteratura, quella vera, esercita su di me lo stesso fascino: è una chiamata alla quale non si può fuggire.

Le piccole grandi battaglie che affronto ogni giorno, per fare in modo che questa passione diventi un lavoro, sono ciò che mi rende più vivo.

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