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“L’uomo delle nuvole” di Mathias Malzieu

Mathias Malzieu, L'uomo delle nuvoleÈ sempre difficile classificare romanzi come L’uomo delle nuvole di Mathias Malzieu; un po’ perché l’opera dello scrittore, cantante e musicista francese, edita nel nostro Paese per i tipi di Feltrinelli, nella traduzione di Cinzia Poli, si presenta come uno straordinario coacervo pop, e un po’ anche perché L’uomo delle nuvole è, come tutti i testi importanti, costruito strato su strato, per accumulazione.

La storia è quella di Tom Cloudman: uomo bizzarro, attratto, nomen omen, e senza possibilità di scampo, dal cielo e dal volo, che diventa il peggior acrobata del mondo per seguire la propria e più autentica vocazione; Tom che sogna e vive forte, sempre spericolato, di corsa, a rotta di collo. Fino a quando un ricovero in ospedale gli rivela un male oscuro, la «Barbabietola», come la chiama lui, che sembrerebbe non dargli scampo. Se non fosse per un fatto singolare, da fiaba: sul tetto del nosocomio vive uno strano e misterioso essere, che offrirà un’altra chance a Tom Cloudman.

Malzieu ci prende per mano, come avrebbe fatto Charles Perrault. In questo caso, però, la storia raccontata si alimenta senza sosta, con voracità, da una irriducibile ambiguità di fondo; da un grande equilibrio, nella messa in scena, fra commedia e tragedia.

Si diceva, poco sopra, dell’irrefrenabile citazionismo, talvolta scoperto, esplicito, talaltra più sotterraneo e indiretto, che viene scatenato dentro il romanzo di Malzieu. Il protagonista viene strappato, già dopo poche pagine, con violenza, al suo mondo e alle sue scorribande, e catapultato all’interno di un ospedale che potrebbe ricordare, mutando quanto vi è da mutare, il sanatorio de La montagna incantata di Thomas Mann. I pazienti, affetti da pneumotorace, che “fischiano” nel romanzo dello scrittore tedesco, in L’uomo delle nuvole diventano strani esseri a cavallo tra più regni naturali, claudicanti o attorcigliati negli intricati meccanismi elettromedicali che li mantengono ancora sulla Terra.

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Mathias MalzieuTom galleggia, per un poco, in un mondo altro da sé, facendo la conoscenza di personaggi eterodossi e disperati, come lui, stranieri in terra straniera, per parafrasare Heinlein; poi, per caso, gli si palesa una creatura bellissima e terrificante, in qualche modo oscuro figlia, a distanza di secoli, delle metamorfosi ovidiane (e l’autore dell’Ars amatoria viene ricordato esplicitamente). L’essere, a metà strada fra la creatura del lungometraggio Splice di Vincenzo Natali e quella descritta nel bel racconto di Alberto Savinio La nostra anima, rende ossequio alla propria natura, e propone a Tom una sorta di «patto faustiano» (anche in questo caso, omaggio esplicito): l’“uomo delle nuvole” potrà salvarsi solo accettando una trasformazione. Come tutti sappiamo, però, ogni cambiamento profondo aggiunge e toglie qualcosa, allo stesso tempo.

L’uomo delle nuvole ha la leggerezza del Boris Vian de La schiuma dei giorni, con il medesimo, struggente “sentimento del contrario”; il protagonista, al quale, se non altro, è impossibile non affezionarsi, prende le mosse “in zona Dickens”, potremmo dire, per poi spostarsi, caracollante ma ineffabile, verso territori decisamente kafkiani, quelli esplorati nel celebre La metamorfosi e, ancora oltre, fino al “remake” di Philip Roth, Il seno. Tom Cloudman è una specie di Benjamin Button che non si limita a fare un percorso “in senso inverso” all’interno del consesso umano; piuttosto, parliamo di un inedito revenant che, per salvarsi, per fregare la morte con una giravolta improvvisa e inaudita, vuole davvero prendere il volo e scomparire.

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