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L’ultima Thule del dolore. “Favola di New York” di Victor LaValle

L’ultima Thule del dolore. “Favola di New York” di Victor LaValleVictor LaValle torna in libreria con il suo quarto romanzo, Favola di New York, pubblicato da Fazi Editore nella traduzione di Sabina Terziani. La storia inizia nel 1968 durante uno sciopero dei netturbini, quando le strade dei cinque distretti di New York si stanno riempiendo di spazzatura. È in quest’atmosfera che s’incontrano Lillian Kagwa, emigrata dall’Uganda, e Brian West, originario di Syracuse, entrambi residenti del Queens. Per Brian – un agente di custodia che sta tenendo d’occhio il capo di Lillian in libertà vigilata – è amore a prima vista, per lei no. Lillian ha avuto una vita più dura ed è più prudente, ma Brian persiste e alla fine i due si sposano e hanno un figlio: Apollo. Quando il piccolo ha solo quattro anni, Brian scompare e di lui non si hanno più notizie, è letteralmente dissolto nel nulla. Anni dopo qualcuno bussa alla sua porta e consegna ad Apollo una scatola che contiene biglietti del cinema, foto e scontrini e un unico libro: Outside Over There di Maurice Sendak, autore di Nel paese dei mostri selvaggi.

«Lo aprì, sperando di trovare un’annotazione, una dedica del papà al suo bambino, una traccia minima della calligrafia di suo padre. Non trovò nulla, solo pagine consumate da ripetute letture, con l’angolo in alto leggermente macchiato, il dorso screpolato. Non si trattava di un volume da collezione, bensì di un libro letto infinite volte. Immaginò Brian West – chissà se si era seduto sul divano lì in soggiorno – che leggeva ad alta voce per il figlio. Lesse la prima pagina ad alta voce.»

 

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Ispirato da questo lascito paterno, Apollo diventa un lettore insaziabile e poi commerciante di libri rari, mestiere che lo mette in contatto con unumanità marginale e lo porta a conoscere Emma, bibliotecaria. L’incontro dà il via a quanto già accaduto ai suoi genitori negli anni Settanta e a tutte le coppie di tutte le favole: i due s’innamorano, si sposano e hanno un figlio (che chiamano Brian). La speranza è che le cose questa volta vadano diversamente. La nascita di Brian però causa una frattura all’interno della coppia: il ritorno degli incubi di Apollo e la depressione post-parto di Emma incrinano presto l’idillio. Da questo momento la storia precipita in una dimensione oscura il cui spartiacque è un gesto violento e inspiegabile di Emma. Apollo, accecato dal dolore come un eroe tragico, inizia un percorso errabondo che lo conduce – e con lui il lettore – in un’area misteriosa e inesplorata della città dove accadono cose al di là di ogni immaginazione. Mondi sotterranei, leggende antiche e moderne s’intrecciano in una New York inesplorata ai confini tra una storia di H.P. Lovecraft e le visioni da incubo di Shutter Island.

L’ultima Thule del dolore. “Favola di New York” di Victor LaValle

Victor LaValle, come ha dimostrato solo un anno fa con La ballata di Black Tom, non si fa scrupoli a evocare lorrore e a descrivere le emozioni che suscita nelle sue vittime. Apollo, nei mesi successivi all’apparente fine della sua felicità, si ritrova a rivivere terribili eventi e a correre per la città nel disperato tentativo di dare un senso a ciò che gli è successo. È come un cavaliere alle prese con una ricerca malinconica e folle, che lo porta in una comunità segreta di donne su un’isola abbandonata nell’East River, e da lì in un cimitero a Long Island, dove sente di aver raggiunto «il punto più lontano su questa nuova mappa dei territori spettrali. La Ultima Thule del dolore». E invece dovrà ancora arrivare nelle viscere di Forest Park, nel Queens, dove vive qualcosa di inquietante. In Favola di New York Apollo affronta quella che è in tutto e per tutto una rilettura delle paurose avventure che Ida aveva affrontato in Outside Over There di Maurice Sendak, di cui il nostro eroe aveva trovato una copia nella misteriosa scatola lasciata dal padre.

L’ultima Thule del dolore. “Favola di New York” di Victor LaValle

Finalista ai PEN America Literary Awards e inserito tra i migliori libri dell’anno per «The New York Times», «Time» e «USA Today», Favola di New York è una favola nera, gotica e commovente che fonde il fiabesco dei fratelli Grimm, lorrifico di Edgar Allan Poe e il distopico di Black Mirror. Un page turner – che presto diventerà una serie TV – che mescola quotidiano, mito e leggenda. «Una brutta fiaba ha sempre qualche maledetta morale. Una grande fiaba dice semplicemente la verità», dice la strega Callisto ad Apollo.

 

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Victor LaValle racconta tante verità sulle ansie e le ambivalenze dell’essere genitori oggi, sul valore psicologico delle storie che raccontiamo, sulla difficoltà di sopravvivere nell’America urbana. O di sopravvivere alla vita tout court. «Penso di odiare quelle fiabe», dichiara un anziano malvagio ad Apollo.«Non i racconti in sé, ma come finiscono. Quelle sei parole che rovinano tutto. E vissero tutti felici e contenti”». A New York, come nella vita, non c’è nulla di eterno, men che meno la felicità: tutto cambia, tout passe. Il massimo che possiamo fare è piantare i piedi a terra e tenere forte mentre cerchiamo di mantenerci in equilibrio.


Per la prima foto, copyright: Andre Benz su Unsplash.

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