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“L’ultima fuggitiva” di Tracy Chevalier

Tracy Chevalier, L'ultima fuggitivaA quattro anni dal titolo precedente, Strane creature, è arrivato in libreria il nuovo romanzo di Tracy Chevalier, L’ultima fuggitiva (edito da Neri Pozza, con la traduzione di Massimo Ortelio), altra vicenda al femminile, sebbene ambientata in un’epoca diversa dagli altri romanzi e , per la prima volta, oltreoceano, in quello che una volta si chiamava Nuovo Mondo.

Dopo aver raccontato ne La vergine azzurra le guerre di religione in Francia, ne La ragazza con l’orecchino di perla la storia della genesi del celebre quadro di Vermeer, in Quando cadono gli angeli l’Inghilterra edoardiana tra suffragette e mentalità ancora vittoriana, ne La dama e l’unicorno la creazione del più celebre arazzo medievale, ne L’innocenza la Londra di fine Settecento e in Strane creature la storia delle studiose che anticiparono Darwin scoprendo le ossa degli animali preistorici, Tracy Chevalier narra, questa volta, la storia degli Stati Uniti prima della Guerra di Secessione del 1861, quando erano divisi tra un Nord industrializzato e un Sud che sfruttava ancora la schiavitù della gente di colore, alla base poi di tutta la Storia anche recente del continente americano.

Al centro di tutto c’è, anche ne L’ultima fuggitiva, una figura femminile di eroina per caso, Honor, che si imbarca da Bristol per gli Stati Uniti nel 1850 per accompagnare la sorella Grace che va a sposare un uomo che ha conosciuto per corrispondenza, come spesso succedeva allora, per evadere dalla comunità povera e un po’ bigotta di quaccheri in cui sono cresciute. Grace, però, muore appena sbarcata e Honor si trova da sola in un Paese che non conosce e va a vivere a Faithwell, nell’Ohio, accanto al cognato mancato. Ma presto Honor si scontrerà con il dramma degli schiavi fuggitivi e in cerca di un avvenire migliore, cominciando ad aiutarli a sfuggire dai cacciatori pagati dai proprietari delle piantagioni, tra cui c’è Donovan, un uomo che affascina Honor, creandole problemi di coscienza e non solo.

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Tracy ChevalierLa letteratura, e non solo, ci ha raccontato in varie occasioni la fine dello schiavismo negli Stati Uniti con la Guerra civile, vero e proprio bagno di sangue, ma non si è soffermata più di tanto sull’antefatto, con le fughe degli schiavi e l’aiuto dato loro da tanti militanti, soprattutto di sesso femminile, come Louisa May Alcott, la celebre autrice di Piccole donne.

Tracy Chevalier ha il grande merito, quindi, di raccontarci questo aspetto di cui si parla sempre poco . Del resto anche nei libri precedenti ha sempre scelto di narrare vicende della grande Storia non sempre conosciute , dando voce a esponenti dell’altra metà del cielo poco note, ma non per questo meno interessanti di principesse e cortigiane.

Honor è una sorella maggiore della piccola Griet, immortalata per sempre nel quadro di Vermeer, con in più un anelito verso la libertà e la giustizia e il sogno di un mondo migliore che, in tante epoche, hanno ispirato uomini e donne spesso comuni.

Rispetto, però, alle altre opere dell’autrice, L’ultima fuggitiva non è del tutto riuscito, sembra a tratti mancare di qualcosa, forse l’andare oltre oceano non ha aiutato un’autrice americana ma amante dell’Europa, che nei suoi libri ha tracciato degli affreschi indimenticabili del vecchio continente e che qui sembra a tratti un po’ stanca, anche se gli elementi di interesse ci sono.

Morale: da leggere se si è letto tutto il resto di Tracy Chevalier, per seguire comunque una delle autrici più efficaci di romanzi storici oggi; ai neofiti, invece, si consiglia di iniziare dall’epopea di Griet nei vicoli di Delft.

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