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"L'ultima diva dice addio", la difficoltà di scrivere una biografia

"L'ultima diva dice addio", la difficoltà di scrivere una biografiaVito di Battista, agente letterario e collaboratore di «Nuovi Argomenti», esordisce nella narrativa con L'ultima diva dice addio (SEM, 2018).

Il narratore è uno studente universitario poco più che ventenne, che a metà degli anni Settanta, a Firenze, conosce casualmente Molly Buck, una ex attrice americana ormai settantenne, che si è da tempo ritirata dalle scene e conduce una vita solitaria in un grande appartamento nel centro storico della città. Ha però alle spalle un passato importante, una carriera che l'ha portata alle soglie del premio Oscar negli anni ruggenti di Hollywood e dei ricordi che non vorrebbe lasciar cadere nell'oblio.

 

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Nasce così uno strano rapporto, che porta i due personaggi, così diversi e apparentemente lontani tra loro, a incontrarsi una volta la settimana per alcuni anni: Molly racconta la propria vita passata, dall'infanzia negli Stati Uniti al successo sul set, fino alla decisione improvvisa di ritirarsi dalle scene ancora in giovane età, mentre il ragazzo si sforza di mettere ordine nel flusso spesso disordinato della narrazione e di colmarne le evidenti lacune. Affascinato dalla donna, si immerge nel progetto di costruirne una monumentale biografia, sacrificando a questo perfino la sua vita sentimentale. Il compito però è arduo, perché Molly dice e non dice, racconta molto ma glissa con eleganza quando si tratta di approfondire i dettagli più intimi o scabrosi, lasciando il suo interlocutore sempre affamato di nuovi particolari che non riesce a ottenere, di tasselli mancanti che restano introvabili.

Il tentativo di scrivere una biografia diventa così un romanzo sul valore della memoria, sottolineato dalla struttura dei capitoli che danno al testo un ritmo di ballata: ogni nuovo capitolo si apre nello stesso modo degli altri, con una confessione dell'aspirante biografo che ammette di dimenticare una lunga lista di cose, ma che pure s'intestardisce nel voler diventare colui che salverà Molly Buck dall'oblio delle generazioni future.

"L'ultima diva dice addio", la difficoltà di scrivere una biografia

Di Battista ha scritto un romanzo molto particolare, utilizzando un linguaggio ricercato e presentandoci due personaggi decisamente fuori dagli schemi.

Il narratore è un ragazzo che vive all’apparenza fuori dal suo tempo, affascinato dal passato e ben poco interessato al presente. Non a caso, nella storia non c'è il minimo riferimento agli avvenimenti degli anni Settanta, al mondo universitario o alle turbolenze politiche e ideologiche di quel periodo: la sua vita sembra ben presto ridursi alle ore trascorse insieme a Molly Buck nella casa di lei, fra mobili fuori moda, fotografie in bianco e nero, vecchi cimeli e infinite tazze di té. Niente sembra più importante del divenire custode delle memorie della grande attrice, e di poterle un giorno trasmettere a futuri lettori.

"L'ultima diva dice addio", la difficoltà di scrivere una biografia

Per quanto riguarda Molly Buck, il pensiero corre subito alla grandissima Greta Garbo e al suo precoce ritiro dalle scene, rimasto per molti inspiegabile, ma anche al personaggio di Norma Desmond, interpretato da Gloria Swanson nel celebre film Viale del tramonto, icona per eccellenza della Diva hollywoodiana e della difficoltà ad accettare il quasi inevitabile declino di ogni carriera artistica nello scorrere implacabile del tempo.

«Ho sempre provato un'angoscia terribile all'idea di tutte le parole che diciamo e che si perdono nel vuoto dopo qualche istante, quando non resta memoria di loro e dell'impegno che abbiamo messo nel pensarle e condividerle con qualcuno. [...] Ho messo in salvo tutte le parole che Molly Buck mi ha dedicato ma non è comunque abbastanza per far riemergere l'incanto, per fermare chiunque passi per strada e fargli capire quanto ne possa valere la pena.»

 

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L'ultima diva dice addio non è quindi solo un libro sul cinema e sulla sua magia, ma anche e soprattutto una lunga riflessione sull'importanza dei nostri ricordi, sulla difficoltà a mantenerli e, in definitiva, sulla loro autenticità, perché, come diceva Gabriel García Márquez, «la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla».


Per la prima foto, copyright: Annie Theby.

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