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“L’ultima anguàna” di Umberto Matino

L'ultima anguana, Umberto MatinoQuando scende la sera nelle valli alpine, diventa abissale la differenza fra i piccoli borghi montani e le città. La diversità ha un nome preciso e si chiama buio. Un buio spesso, profondo, mobile, onnivoro, che ingoia le contrade. Un buio immenso e avvolgente, un buio nero che trasforma qualunque suono in paura. […] Lassù in mezzo alle silenziose case di pietra, fantasmi di aria e di spavento penetrano nella mente, mentre gli occhi fissano le tenebre.

 

È proprio il buio il grande protagonista de L’ultima anguàna (Foschi Editore, 2011), secondo romanzo del vicentino – ma padovano d’adozione – Umberto Matino. Un buio che nella “sperduta” Posina, cittadina incastonata tra le vette delle prealpi vicentine, sembra rappresentare il tratto distintivo e, insieme, il contesto in cui sistematicamente si concretizza la vita privata di un’intera comunità, dedita invece da sempre ad attività – agricoltura, pascolo, artigianato – che mal si conciliano con la carenza di ore di luce. Ecco allora perché il buio, evocato già dall’etimo del nome “Posina” (dal cimbro “Posen”, anfratto), assume, nel corso delle vicende narrate all’ombra dei monti Pasubio, Maio, Priaforà e Novegno, un’importanza via via crescente, fino a divenire una presenza tangibile e quasi dotata di vita propria, in cui si annidano sospetti e presagi, realtà e allucinazione. Scenario perfetto, questo, per un noir finalmente lontano dai non-luoghi delle metropoli caotiche e delle strade illuminate a giorno, che non disdegna, ma anzi fa proprie, le tradizioni, le superstizioni, e perfino i segreti conservati dal vernacolo, delle singole contrade.

Proprio in una di queste contrade, a “Molini di Sopra”, tre fratellini di Vicenza, Vito, Pino e Marilù, all’indomani della chiusura dell’anno scolastico 1955-’56, trascorrono le loro vacanze estive presso la signorina Dalla Costa, una quarantenne robusta come un boscaiolo, ma molto più formosa e avvenente. Qui, tra  boschi e impetuosi corsi d'acqua,  sentieri e improvvisi temporali, si lanciano da subito alla scoperta di luoghi e realtà per loro del tutto nuovi, guidati nelle loro avventure da Walter e Caterina, due fratelli del posto con cui stringono un’intensa amicizia. È grazie alla loro frequentazione che i tre “cittadini” scoprono le strane leggende nascoste dietro ad ogni albero o pietra, si imbattono in figure poco raccomandabili come la vecia ‘Polonia (che tutti credono una strega), apprendono dell’esistenza di figure mitiche come le anguàne, creature con l’aspetto di ragazze bellissime, con la pelle bianca come la luna, le labbra rosse come ciliegie mature, e i capelli […] lunghi e neri, che in un attimo possono trasformarsi in lunghi serpenti schifosi o in bisce con le ali. Ed è sempre durante le loro scorribande su e giù per le contrade che i bambini, con la tipica imprudenza e leggerezza che li contraddistinguono (ad ogni latitudine), rinvengono dapprima un reperto all’apparenza innocuo – un portafoglio sgualcito che conserva un documento d’identità appena leggibile – poi addirittura un teschio umano, la cui scoperta, davvero troppo ingombrante, li porterà a concludere tragicamente le loro esili esistenze in fondo al torrente, non nuovo, nel corso dei secoli, a “inghiottire” per sempre giovani vite.

 

I cadaveri che vengono ripescati nel gelido recesso hanno un aspetto ripugnante: le membra sono scempiate dalle rocce, le carni appaiono gonfie e bianche. In paese qualcuno sosteneva che in quei corpi non si fosse mai trovata nemmeno una goccia di sangue, ed era stato forse per questo fatto che era nata la leggenda degli uomini ciucià da le strie, succhiati dalle streghe.

Sarà il maresciallo Baldelli, dodici anni dopo la sua esperienza di brigadiere alla caserma di Posina, a dover risolvere un caso ancora del tutto irrisolto, riportato alla luce dal fortuito ritrovamento di tre scheletri (uno dei quali senza teschio…), con il quale la “disgrazia” dei bambini appare fin da subito connessa. Aiutato dall’ormai cresciuto Walter, ora nel Corpo Forestale, e dall’amico don Alfredo, Baldelli approderà ad una verità oscura e forse mai conclusa per sempre, dove i silenzi parlano più di una confessione, e il buio nasconde segreti troppo grandi da dissotterrare.

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Commenti

Da un comunicato della Foschi Editore

03.11.2011 "L'ultima Anguàna" fa il pieno di premi e "La valle dell'Orco" vola in Germania

Umberto Matino, dopo il secondo posto al concorso letterario di Cortina "Una montagna di libri", si è aggiudicato il premio letterario Giallo Limone 2011 con il romanzo "L'ultima Anguana". La giuria per le opere edite, composta da Lionello Sozzi, scrittore, socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, membro dell'Accademia delle Scienze e professore emerito dell'Università di Torino e da Valerio Varesi, giornalista e giallista di fama internazionale, ha proclamato vincitore "L'ultima Anguana" (Foschi editore), come miglior romanzo giallo di ambientazione montana.
Il romanzo "La Valle dell'Orco" invece prosegue il suo successo ed arriverà anche in Germania; infatti una casa editrice tedesca si è assicurata i diritti per la traduzione.

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