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L’ordine del tempo, dalla quantistica alla filosofia

L’ordine del tempo, dalla quantistica alla filosofiaIl saggio L’ordine del tempo di Carlo Rovelli (Adelphi) è una profonda analisi di come il tempo sia stato interpretato scientificamente e filosoficamente nel corso della storia. Al termine della lettura di questo splendido viaggio mentale, si ha la percezione di ritrovarsi in una nuova realtà, in cui le precedenti certezze dominanti lasciano spazio a un alone di rinnovata verità.

L’intera fisica, afferma il docente universitario, è scienza di come le cose evolvono “secondo l’ordine del tempo”. La singola quantità “tempo”, di conseguenza, si frantuma in una ragnatela di tempi: si descrivono le cose evolvere in tempi locali e questi evolvere uno rispetto all’altro. L’unicità della nozione di tempo viene, quindi, nettamente superata: non esistono un presente, un passato e un futuro “assoluti”, validi necessariamente in ogni luogo dell’universo, ma una serie infinita di presente, passato e futuro relativi a un singolo ente. Conseguenza necessaria di questa realtà è la nuova configurazione della temporalità: non più espressa mediante una freccia direzionata ma attraverso dei coni, detti “coni luce” in quanto la luce viaggia sulle tangenti a essi. Essi definiscono un ordine fra gli eventi universali che è parziale e non completo. Questa è la premessa generale da cui mosse la meccanica quantistica, legata allo studio dei “quanti”, le microparticelle alla base del tutto, che l’ha portata a tre importanti scoperte riguardo al tempo: la granularità, l’indeterminazione e l’aspetto relazionale delle variabili fisiche.

 

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La prima caratteristica sostiene che il tempo è come se fosse granulare e non continuo in quanto la “quantizzazione” di esso implica che quasi tutti i valori del tempo t non esistano: esiste un intervallo di tempo al di sotto del quale non esiste alcuna temporalità.

La seconda, che consegue al principio di indeterminazione di Heisenberg, afferma che è impossibile sapere con esattezza dove si troverà, per esempio, un elettrone fra due ore; in questi casi si parla di “sovrapposizione di posizioni” e, dato che lo spazio-tempo è un elemento fisico come un elettrone, esso è sovrapposizione di configurazioni diverse: passato, presente e futuro divengono indistinguibili.

La terza, strettamente legata alla precedente, sostiene che lo spazio-tempo si concretizza solo a tratti, mentre, per il resto, è fluttuante e indeterminato.

L’ordine del tempo, dalla quantistica alla filosofia

La distruzione della nozione di tempo, continua Rovelli, è la “realizzazione dell’ubiquità dell’impermanenza”, ovvero di un continuo susseguirsi di eventi nel Mondo; essi si concretizzano e immanentizzano solo nell’incontro e nella relazione con altri eventi. Nel Mondo c’è cambiamento, esso è cambiamento, è un essere-in-relazione non un essere-in-sé. Ciò che è importante comprendere per descriverlo sono le relazioni tra i singoli eventi che lo caratterizzano: la realtà è un continuo interagire, un verace incontro-scontro di quanti, di queste piccolissime particelle impercettibili che determinano l’esistenza del tutto.

A livello fondamentale e fisico, quindi, il Mondo è un insieme di accadimenti non ordinati nel tempo; ciascuna parte del tutto interagisce con una piccola parte di tutte le variabili possibili, il cui valore determina “lo stato del Mondo rispetto a questo sottosistema”. Questa decostruzione totale della realtà scientifica non è però accompagnata da una trasformazione radicale della concezione personale, soggettiva e individuale della nozione di “tempo”:

«Il tempo, per noi, è ricordo e nostalgia, è il dolore dell’assenza derivante da affetto e amore, che danno un senso alla vita.»

 

Nella terza sezione del libro, Carlo Rovelli si concentra su una riflessione soggettiva ed emozionale che coinvolge la parte desiderativa degli uomini, quella sentimentale; utilizzando termini kantiani, egli muove da un piano fenomenico a uno noumenico, da una filosofia teoretico-scientifica a una pratico-morale. Il grande fisico italiano sostiene come l’uomo non sia un’entità singola ma che si realizzi nel rapporto sociale: esso percepisce sé nel riflesso di sé negli altri.

L’essere umano, continua Rovelli, non è solo essere-in-relazione, ma è anche, e soprattutto, memoria, è un romanzo lungo anni in cui il presente si lega al passato, in cui la frase che ho appena scritto mi permette di esistere, mi dà dignità ontologica.

L’ordine del tempo, dalla quantistica alla filosofia

Il tema della memoria, quale facoltà umana fondante e fondativa, e della soggettività del tempo ha i suoi prodromi in tutta la letteratura e filosofia antica e moderna: da Orazio a Bergson, da Leopardi a Proust, fino a Heidegger. L’orafo della poesia latina è noto ai più per la sua celebre formula “carpe diem”, cogli l’attimo; ma è più di un cogliere l’attimo temporale, è un “carpere”, ovvero uno strappare dall’albero dell’inesorabile scorrere del tempo i frutti felici della nostra temporalità soggettiva, è il trovare ciò che può persistere nella nostra memoria come una traccia della beatitudine effimera di cui l’uomo può godere. Il filosofo francese del secondo Ottocento Henri Bergson parla di due “tempi” ben distinti: da un lato quello oggettivo, proprio degli orologi; dall’altro quello soggettivo, strettamente legato alla propria percezione grazie alla quale il tempo può viaggiare su treni veloci, lenti o, addirittura, può non viaggiare sedendo in una staticità atemporale. Il più grande pensatore esistenzialistadel Novecento, Martin Heidegger, scrive, con il suo stile ermetico e di difficile comprensione, “il tempo sitemporalizza solo nella misura in cui ci sono esseri umani”; anche per lui il tempo è il tempo dell’uomo, quello per fare, per essere, per divenire, per autoprodursi e autorealizzarsi. Senza di esso l’uomo cosa sarebbe? Un mero essere senza senso, senza dignità ontologica, teoretica o morale.

In conclusione, ricordando le parole di Marcel ne Alla ricerca del tempo perduto:

«Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso

 

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Quest’espressione proustiana riassume con chiarezza ciò che Rovelli ha voluto far trasparire: l’uomo vive di memoria, l’uomo è memoria, nostalgiadel tempo passato ma, al tempo stesso, essere-in-relazione. Questo è il viaggio che si può fare leggendo questa piccola grande opera saggistica: un’analisi del tempo con gli occhi della quantistica prima e con uno sguardo filosofico poi.


Per la prima foto, copyright: Fabrizio Verrecchia su Unsplash.

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