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"L'ora del te", come avventurarsi nel mondo degli influencer

"L'ora del te", come avventurarsi nel mondo degli influencerValentina Schifilliti, instagrammer conosciuta e apprezzata da molti follower come @larotten, dal profilo The Rotten Salad, debutta nella narrativa con L'ora del te. Le (dis)avventure di Alice in Fashionland (Giunti, 2019), un romanzo che attinge molto alla sua esperienza nei social, sottolineando pregi e difetti di un mondo nuovo e in continuo divenire: quello degli influencer.

La protagonista è una trentenne come ce ne sono tante al giorno d'oggi: genitori borghesi, un fidanzato con cui convivere in attesa del matrimonio, un contratto di lavoro precario che potrebbe diventare a tempo indeterminato, un paio di amiche fedeli e una nonna che faceva la sarta e confezionava meravigliosi abiti da sposa. È a lei, in fondo, che Alice vorrebbe assomigliare, perché creare vestiti e cucirli con le proprie mani è molto più gratificante del lavoro impiegatizio.

 

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Un giorno, però, i progetti per un futuro che sembrava già ben definito devono essere bruscamente modificati: libera di dedicarsi alla sua vera passione, Alice si crea un profilo Instagram in cui pubblicizzare i suoi vestiti. A partire da quel momento, la sua vita sembra subire una brusca accelerazione, fino a catapultarla nel mondo dorato delle fashion influencer, tra viaggi all'estero e partecipazioni alle Fashion Week, sponsorizzazioni da capogiro e alberghi a cinque stelle.

Una favola? Fino a un certo punto. Nonostante le lusinghe di un mondo scintillante, Alice riesce a mantenersi con i piedi per terra e a comprendere quanto sia importante restare fedeli a se stessi, senza smarrirsi nell'effimero e senza rinnegare le proprie convinzioni.

L'ora del te. Le (dis)avventure di Alice in Fashionland mescola abilmente le dinamiche del romanzo sentimentale alla descrizione ironica e disincantata di un mondo che, nella realtà, è assai meno luccicante di come possa apparire al pubblico che lo segue attraverso le pagine dei social.

Valentina Schifilliti, che è laureata in criminologia e ha alle spalle anni di lavoro come educatrice nelle carceri e in comunità, ci ha parlato del suo libro incontrando i blogger nella sede milanese della casa editrice Giunti.

"L'ora del te", come avventurarsi nel mondo degli influencer

Come è nata l'affinità con il personaggio di Alice nel paese delle Meraviglie?

Non sono scelte che si fanno a tavolino, ma nascono d'istinto. Confesso che per la protagonista mi sono ispirata alla mia amica Alice Basso, che è una delle poche persone che conosco a essersi mantenuta pura e coerente nel mondo social, per cui mi piaceva che il personaggio avesse il suo nome, ma non saprei dire quando ho iniziato a pensare anche al romanzo di Carroll: in un certo senso, è come se fosse stato sempre lì. Ho letto e riletto il libro da bambina e, crescendo, ho amato il cartone Disney anche se lo trovo un po' inquietante, mi ritrovo nella sua curiosità.

 

Il suo libro segue molti stilemi tipici della narrativa di sentimenti, anche se con degli scarti abbastanza marcati. Che rapporto ha con la narrativa rosa?

Da lettrice, nessuno. Io sono per gialli e thriller, ma mi piacciono anche i libri di Guido Catalano. In generale, amo mixare i generi, che poi è una caratteristica del mio stile di scrittura, perché mi piace sempre sdrammatizzare e mescolare argomenti seri e meno seri.

 

E il tema dell'identità di genere?

Margherita è l'unico personaggio che esiste davvero, mentre tutti gli altri sono frutto della mia fantasia. Lei, nella realtà, è una mia amica che, come Margherita, gestiva un bar. È il mio personaggio preferito di tutto il romanzo ed è la prima persona che mi ha spinto a stare sui social nonostante il bello e il cattivo tempo.

"L'ora del te", come avventurarsi nel mondo degli influencer

Lei è entrata nei social aprendo un profilo instagram, per cui associando sempre parole e immagini, ma scrivendo un romanzo ha dovuto lasciare da parte le immagini. Il rapporto con la scrittura è cambiato passando dai post al romanzo?

No, ho scritto i capitoli del romanzo esattamente come scrivo di solito i post da mettere in rete: a mano su una Moleskine. Io non sono una pura nativa digitale e resto legata alle agende, ai fogli e alle penne, perciò ho scritto i capitoli a mano trasferendoli a poco a poco sul computer. Con la penna riesco a seguire i pensieri meglio che attraverso la tastiera.

 

Lei ha aperto il  profilo Instagram nel 2013. Com'era la sua vita prima di approdare in rete?

Lavoravo in comunità per tossicodipendenti e detenuti in misura alternativa al carcere, però sapevamo che gli ultimi arrivati tra noi sarebbero stati presto rimandati a casa. Instagram stava prendendo piede in quel periodo e avevo iniziato a seguire diversi profili. Una sera, a cena con amici, mi sono ritrovata a commentare le foto di alcune fashion blogger, finché qualcuno mi ha suggerito di aprire una pagina in cui prendere in giro quel mondo. Così ho cominciato a postare parodie delle foto di moda, a seguire le Fashion Week, cosa che poi mi è servita per scrivere una parte del libro. Non avete idea di quanto poco sappia di moda la gente che frequenta le sfilate!

A un certo punto volevo chiudere il profilo, perché mi ero stancata delle parodie, poi ho cercato di migrare con calma verso altri argomenti: come avevo iniziato smitizzando il mondo della moda, poi mi sono divertita a parlare delle tisane, dei bibitoni, delle varie mode pseudoscientifiche.

L'importante era scegliere argomenti che mi piacessero. E poi le dinamiche del web sono strane: anche se hai trent'anni e pensi di essere una persona sana e razionale, capita che ti chiedi perché un tuo post abbia meno like di un altro.

 

E il personaggio della influencer antagonista, che descrive così bene nel romanzo?

È un mix di persone che ho conosciuto in questi anni, che sono tutte in lotta una con l'altra contando i rispettivi follower.

 

Ma è un mondo in cui si possono fare anche incontri autentici?

Assolutamente sì. Pochi, ma io ho amiche a cui sono legata fin dall'inizio, anche se cerco la compagnia di persone a cui, come me, in realtà non importi molto di quel mondo. Non mi preoccupo più di tanto dei follower, perché parto dal presupposto che loro sanno chi sono io, ma io non so chi sono loro, per cui non può mancarmi qualcuno che non conosco.

"L'ora del te", come avventurarsi nel mondo degli influencer

Se Instagram venisse a mancare continuerebbe a scrivere di sé?

Sì, certo. Del resto sto scrivendo un altro libro, che avevo iniziato ben prima che Giunti mi chiedesse di scrivere questo, che parla delle mie esperienze in comunità.

 

A me è piaciuto il contrasto tra il mondo effimero della rete e il fatto che Alice vuole fare la sarta, prima ancora che la stilista, perché le piace cucire fisicamente i suoi vestiti. Da dove è venuta l'idea di questo contrasto? L'abbandono del mondo concreto, materiale, anche creativo, in favore dell'effimero non è in fondo un problema che interessa le ultime generazioni?

Alice riesce a compiere il suo percorso proprio perché parte da una base materiale, è molto legata alla nonna sarta e al suo mondo di affetti. Lei stessa si percepisce come una mosca bianca rispetto alle influencer con cui entra in contatto: è proprio la materialità a renderla speciale e diversa.

Alice ha qualcosa di me e molto di diverse persone che conosco, che sono riuscite a vivere le loro esperienze in rete con delle difficoltà, ma senza perdere mai di vista se stesse e senza farsi schiave del numero dei follower: rappresenta il lato buono delle influencer.

 

Eppure anche Alice a un certo punto si perde dietro alle lusinghe della rete. Le è mai capitato di trovarsi in quella situazione?

A me è capitato di trovarmi a corto di argomenti o di foto da postare, perché non riuscivo più a mettere quello che sapevo che la gente si aspettava da me. Evitavo di mostrare me stessa, finché ho capito cosa volessi fare veramente. Bisogna anche dire che quando ho aperto il mio profilo avevo già ventisette anni, non ero più una ragazzina tanto influenzabile.

 

Cosa consiglia allora per non smarrirsi nel mondo dei social?

Dipende molto dal punto da cui parti, da quanto cerchi di piacere agli altri anche nella vita offline, perché la ricerca del consenso può diventare un'ossessione pure stando fuori dalla rete. Io mi sento una persona completa, ho la mia vita, la famiglia, il lavoro, le amicizie e non cerco completamenti in rete.

 

Parliamo del titolo: "l'ora del te", nel senso di dedicare un momento a noi stessi, cosa che sembra sempre più difficile da trovare nella vita di oggi, anche pensando al tema dell'essere sempre in rete. Per lei cos'è? È un obiettivo, una conquista, un'esigenza?

Per quanto mi riguarda, io pubblico solo quando ne ho voglia, a parte qualche post legato alle sponsorizzazioni che vanno a date fisse. Scrivo più storie che singoli post, ma decido sempre quando e come voglio farlo. Cerco sempre di trovare tempo per gli altri, ma prima penso a me stessa.

 

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Come si sente col suo libro in mano?

Morta! Dopo due anni passati a scriverlo, correggerlo, editarlo, è una soddisfazione e una rivincita, pensando per esempio ai professori per cui non dovevo frequentare il liceo... Il pensiero di aver pubblicato un libro senza dover andare a bussare alle porte degli editori basta a dire che il web non è poi tutto il male. Senza Instagram non sarebbe stato possibile.

 

Teme il giudizio di qualcuno su questo romanzo?

Forse quello dei miei genitori, entrambi docenti di Lettere. Ma in realtà credo che la scelta sia più che altro tra chi dirà "mi piace" e chi "non mi piace": una volta che il libro piace a me, è piaciuto all'editor e alla casa editrice non penso sia venuto poi così male.


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Per la prima foto, copyright: Oleg Sergeichik su Unsplash.

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