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“L'Italia SottoSopra” di Save the Children: l’Atlante di un’infanzia a rischio

Save the Children, Atlante dell'infanzia a rischio. L'italia SottoSopra. I bambini e la crisiAgatha Christie, l’insuperabile giallista, una volta ha scritto: «Una delle cose più belle che possono toccare a una persona è avere un’infanzia felice. La mia lo è stata molto». Una frase da tenere bene a mente, perché la felicità del bambino, oltre a essere una «cosa bella», è anche preziosa: quando si è piccoli, si vivono le prime esperienze, i primi contatti con il mondo; si acquisiscono le basi e gli strumenti per capire il reale e rielaborarlo. Avere un’infanzia felice dovrebbe essere un diritto di tutti, un punto di partenza scontato e naturale. Purtroppo, stando ai dati oggettivi, in Italia la condizione dei bambini è preoccupante, per non dire allarmante.

Il ritratto del mondo infantile, che emerge dall’Atlante dell’infanzia (a rischio). L’Italia SottoSopra. I bambini e la crisi, realizzato da Save the Children e curato da Giulio Cederna, è forse il più amaro degli ultimi anni. Nel nostro Paese, oltre un milione di minori è a rischio povertà assoluta e il livello di analfabetismo funzionale degli adulti, cioè l’incapacità di un individuo di usare in maniera efficiente le competenze di base nella vita quotidiana (scrittura, lettura e calcolo), risulta assai più elevato che nel resto dei Paesi OCSE.

Come ha sottolineato anche di recente il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, in Italia la crisi non è solo economica ma anche e soprattutto culturale ed educativa; una crisi gravissima che si annida nel mancato investimento nei beni più preziosi e nelle fasce più vulnerabili come i bambini, la scuola e la conoscenza. La povertà non si limita alla flessione degli acquisti (alimentari e non), ma si misura bene anche con altri fattori, quali l’abbandono scolastico, la contrazione dei servizi per l’infanzia, il crescente tasso di lavoro minorile, la percentuale delle famiglie con bambini a rischio sfratto, i dati sull’obesità e sulla mortalità infantile.

Le stime sono agghiaccianti. Nelle famiglie con minori più disagiate, la spesa media mensile si aggira intorno ai 1195 euro: 345 euro per l’acquisto di alimenti, 849 per i beni non alimentari, 27 euro per il tempo libero, la cultura e i giochi, e solo 11 euro per l’istruzione. Si spende poco per la scuola, pochissimo nell’acquisto di libri.

I piccoli dell’Italia “sottosopra”, inoltre, sono scarsamente stimolati alle attività creative e intellettuali, importantissime per lo sviluppo cognitivo. Nel 2012, solo il 57,9% dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni ha letto almeno un libro. Anche l’abbandono della lettura mostra una cifra sconsolante: solo il 50% degli adulti – dai 25 anni in su – legge nel tempo libero.

In alcune interviste a ragazzini, soprattutto del Meridione, si legge tutta l’indifferenza o, peggio, la scarsa considerazione per una scuola che «non serve a gnente» e quindi «meglio annà a lavorà»; una scuola che non prepara, che non rende spendibili le conoscenze e che anzi crea ancora più disoccupazione perché «i libri non fanno i soldi».

In questa situazione di degrado materiale e culturale, c’è, però, un dato che ci rinfranca e indica la via da seguire: i bambini che leggono di più sono quelli che hanno genitori lettori; questi bambini, oltre a leggere, nel tempo libero vanno di più a teatro, al cinema, a concerti e in visita ai siti archeologici. In generale, si dedicano maggiormente ad attività culturali ed educative. Ancora una volta i numeri ce lo dicono chiaro: a più alti livelli di istruzione dei genitori corrisponde una migliore condizione di salute dei figli. Ma non solo.

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Save the ChildrenL’ennesima lancia spezzata a favore dei libri è arrivata di recente da uno studio condotto dalla Emory University di Atlanta su ventuno studenti che tutte le sere leggevano almeno 30 pagine di Pompei. 79 d.C.. Venti ore alla catastrofe di Robert Harris (edito in Italia da Mondadori nel 2005). I cambiamenti neurologici riscontrati nella mente di questi ragazzi testimoniano come la lettura stimoli l’attività di embodied semantics, un processo celebrale per cui pensare un’azione genera la connettività che si verificherebbe se l’azione fosse realmente svolta. In parole povere, pensando a una camminata in montagna, si potrebbero innescare le stesse connessioni neurologiche che si attiverebbero se quella passeggiata ad alta quota fosse stata reale. Quando ci immedesimiamo in una storia, quindi, veniamo trasportati non solo metaforicamente, ma anche biologicamente nei panni dei personaggi, provando le loro stesse emozioni e i loro medesimi stati d’animo. Si immagini, dunque, quanto leggere possa aiutare ad affrontare situazioni impreviste, problemi nuovi e risvolti inaspettati della nostra vita.

L’Atlante dell'infanzia (a rischio) di Save the Children parla ai genitori e a tutti coloro che sono a contatto con il mondo infantile, prima ancora che alle alte sfere della politica. I bambini ci guardano, ci imitano. Non dobbiamo smettere di ripetere all’infinito che con la cultura si mangia, che l’istruzione e l’educazione sono gli antidoti contro la mortalità infantile, l’obesità, le malattie e ogni genere di povertà, non solo materiale. Non dobbiamo dimenticarci che siamo l’esempio delle buone pratiche per loro: leggiamo ad alta voce albi illustrati, portiamoli una volta di più nella biblioteca comunale, allestiamo una piccola libreria nella loro cameretta, facciamoci trovare con un libro in mano sul divano ogni tanto e dedichiamo più tempo alle attività di condivisione come la musica, lo sport o il volontariato. Oggi più che mai è vero quanto scriveva Gianni Rodari nella sua Grammatica della fantasia. Introduzione all'arte di inventare storie (Einaudi, 2013): «Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. [...] Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente [...]. Servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del prodotto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione».

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