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“L’ipotesi del male” di Donato Carrisi

L’ipotesi del male, Donato Carrisi«Tutti indossiamo una maschera per nascondere la parte peggiore di noi».

Una frase ad effetto, ambigua, ma che riassume, in poche parole, il vero senso dell’ultimo libro di Donato Carrisi: un romanzo in cui ciascuno dei protagonisti appare per ciò che non è, in una storia carica di suspense e tensione, che annida, al suo interno, un senso angosciante e oscuro; un male opprimente, quasi soffocante, descritto lentamente e senza sbavature grazie a un argomento forte, che punta dritto al cuore della persone: gli scomparsi.

L’ipotesi del male, in uscita oggi, è un libro atteso, anticipato da una promozione online con tanto di booktrailer. Riprende, dopo quattro anni, i personaggi e le ambientazioni de Il Suggeritore (Longanesi, 2009), il thriller che ha fatto conoscere l’autore a milioni di lettori in Italia e in altri ventidue Paesi nel mondo.

È un testo carico di suspense e tensione, capace di innescare, nel lettore, un’angoscia crescente: un’ansia che attanaglia per tutte le 432 pagine che compongono la foliazione.

Il tema trattato nel nuovo libro di Carrisi è tutto nella descrizione del volume apparsa online: «C’è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella nostra vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle […] Ma se d'improvviso queste persone scomparse... tornassero? E non solo: se tornassero non per riprendere la propria vita, non per riallacciare contatti perduti, non per riannodare i fili di un'esistenza spezzata... Ma tornassero per uccidere?»

L’ipotesi del male può essere definito un thriller dalle tinte noir, con forti sfumature psicologiche. Edito da Longanesi, vede come protagonista il personaggio di Mila Vazquez, l’agente della sezione “Scomparsi” alla prese con una serie di efferati omicidi che sembrano essere compiuti da persone sparite da tempo, da gente che, come recita la descrizione, torna, e non lo fa per riprendere i rapporti con i propri cari, ma per uccidere. Roger Valin, Nadia Niverman, Eric Vincenti… tutti fantasmi riapparsi da un passato lontano e usciti dal buio per compiere feroci vendette e spietate esecuzioni, guidati dalla mano invisibile del male.

È un libro che sin dalle prime pagine si caratterizza per una serie d’immagini cruente e per un ritmo incalzante, che non concede spazio a riflessioni o a momenti di pausa. I delitti si susseguono uno dopo l’altro, gli indizi affiorano in continuazione e sembrano gettare nuova luce sulla vicenda, grazie soprattutto alle intuizioni di Mila; ma poi tutto ripiomba nell’assurdo, grazie a una trama che non concede riposo.
L’intreccio narrativo è articolato a dovere e dona al libro un gusto ricco di fascino, che spinge il lettore ad andare avanti. Sempre. Uno stato di tensione che deve esserci in un thriller e che, per molti versi, ricorda la stessa ansia de Il codice da Vinci di Dan Brown. Anche lì si riscontrava lo stesso, identico ritmo di lettura. Una caratteristica che, quasi certamente, è stata influenzata in buona parte dal passato di sceneggiatore di Carrisi.

I personaggi principali sono stati caratterizzati a regola d’arte e vengono da subito “amati” dai lettori; soprattutto Mila che, con i suoi dubbi e i suoi demoni del passato, genera immediatamente simpatia, in particolar modo agli amanti del genere noir. Ma pure le persone scomparse, a cui la protagonista dà la caccia, sono stati costruiti con maestria. Anche perché sono loro i veri primi attori del libro. È lo stesso Carrisi ad ammetterlo in una nota riportata alla fine del volume. Anzi, l’autore fa sapere che per scrivere questo testo ha voluto anche immedesimarsi in uno scomparso. Per capire cosa prova davvero una persona che fugge nel buio. «La mia fuga però – scrive Carrisi – è durata appena poche settimane, il tempo necessario per focalizzare il romanzo. Ovviamente, chi mi sta più vicino ne era informato e non ho mai davvero tagliato il cordone ombelicale che mi legava alla mia vita precedente. Ciononostante, ho spento il cellulare, ho abbandonato temporaneamente i miei indirizzi e-mail e i profili sui social network. Improvvisamente, sono stato proiettato in un mondo parallelo».

La tecnica di scrittura è sopraffina e rispecchia a pieno lo stile sobrio di Carrisi. Il linguaggio è semplice e privo di fronzoli. Mentre, volendo citare qualche difetto, c’è forse un po’ troppo “raccontato” rispetto al “mostrato”, tanto caro alla scrittura creativa. Ma a parte questo piccolo e forse non condivisibile “difetto”, L’ipotesi del male si inserisce certamente tra i romanzi che meritano più attenzione e Carrisi si conferma tra gli autori più interessanti del panorama letterario italiano.

Insomma, dopo Il Suggeritore e La donna dai fiori di carta (Longanesi, 2012), ecco un altro piccolo capolavoro che gli amanti del noir e o thriller non possono non riporre nella propria libreria.

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