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L’importanza del passato per i trentenni di oggi. Intervista a Claudio Di Biagio

L’importanza del passato per i trentenni di oggi. Intervista a Claudio Di BiagioSi stava davvero meglio quando si stava peggio? Alla base del libro di Claudio Di Biagio c’è proprio la voglia di capire se il passato di cui si parla tanto è davvero migliore rispetto al nostro presente. Una vera e propria indagine dunque quella condotta da Claudio Di Biagio nel suo Si stava meglio (RaiEri) con un’incursione diretta nel mondo degli anziani, a partire da un’intervista alla nonna dell’autore. Un libro che è un viaggio nella memoria dell’Italia condotto con ironia e leggerezza ma senza dimenticare di affrontare temi importati che permettono di disegnare uno spaccato sociale dell’Italia nella sua evoluzione.

E proprio di questo abbiamo voluto parlare con Claudio Di Biagio, webtalent, regista, influencer, conduttore radiofonico, autore e sceneggiatore. nell’intervista che ci ha gentilmente rilasciato.

 

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Perché, non ancora trentenne, ha deciso di indagare il passato attraverso un confronto diretto con il mondo degli anziani? Ricerca delle radici o c’è anche altro?

Credo sia davvero il momento giusto per indagare il passato – sicuramente lo è per me – perché ritengo che la mia generazione si debba mettere in gioco, così come ha fatto quella di mia nonna quando è stato il suo turno. Prendo in prestito una splendida riflessione di Maurizio De Giovanni sul tema del libro che trovo essere particolarmente centrata: «siamo entrambe generazioni fuori dal campo, fuori dalla partita». Questo vuol dire che abbiamo tutte le carte in regola per confrontarci su qualsiasi piano e scoprire quanto abbiamo in comune. E in più, non volevo che diventasse troppo tardi. Volevo ricordare e volevo farlo con mia nonna.

 

Nel libro racconta di aver avuto un’epifania sull’importanza della memoria mentre osservava sua nonna preparare uno dei suoi pranzi per lei. E scrive: «Siamo la nostra memoria, anche quando non ce ne accorgiamo, dobbiamo esserlo, è essenziale.» Cosa direbbe a un adolescente ipertecnologico di oggi per spiegare cos’è la memoria e qual è la sua funzione sociale?

Gli direi di non fidarsi di chi dice che è tutto sbagliato e che bisogna stare lontano dal cellulare. Gli direi che bisogna accettare quello che abbiamo a disposizione oggi e godere del proprio tempo. Ogni generazione ci è passata in mezzo sentendosi dire da chi vedeva la realtà cambiare che fosse tutto sbagliato. Gli direi anche, però, che le storie sono importanti, che le storie vanno raccontate e non basta imprimerle virtualmente su un dispositivo. Viviamo il presente, amiamo il futuro ma non dimentichiamoci del passato che è storia, che ci forma e che ci fa stare in piedi.

L’importanza del passato per i trentenni di oggi. Intervista a Claudio Di Biagio

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Tre interviste a tre anziani in un momento in cui politica e società non fanno altro che parlare di rottamazione persino umana. Cosa c’è in questo modello che non va?

Non credo di avere una risposta, non credo che nessuno possa averla. Quello che ho cercato di fare da autore è stato ascoltare le loro storie. La storia e il passato in questo caso possono aiutarci a capire da dove veniamo e quindi sicuramente possono aiutarci a interpretare ciò che di sbagliato c’è nel nostro presente. Scrivere un libro del genere dovrebbe far riflettere proprio su ciò che consideriamo verità assoluta, questo secondo me è già molto.

 

Cosa si porta dietro da queste chiacchierate e cosa invece pensa sia bene lasciare nel passato?

In realtà il punto è proprio nel titolo: si stava meglio, non quando si stava peggio. Si stava meglio, basta. Vuol dire che non c’è un limite, un confine preciso che divide ciò che dobbiamo avere da ciò che dobbiamo lasciare nel passato. Ascoltando le storie che i protagonisti mi hanno raccontato si capisce che la storia fa parte di un loop, di un ciclo che continuamente si ripete con gli stessi errori. Siamo animali sociali recidivi ma ciò che possiamo fare è tenerci stretti gli insegnamenti del passato per aprirci a soluzioni e orizzonti futuri mai sperati.

L’importanza del passato per i trentenni di oggi. Intervista a Claudio Di Biagio

In definitiva, si stava meglio quando si stava peggio oppure abbiamo qualche speranza anche per il futuro?

Abbiamo ottime speranze per il futuro se non completiamo quel detto a filastrocca. Nel libro secondo me ci sono delle risposte importanti, ho cercato di ricavarle e secondo me con i protagonisti ci sono riuscito almeno in parte. Si parla sempre di questo: tentare, provarci, riuscire quantomeno nell’intenzione di volere qualcosa. Si stava meglio come si starà meglio quando ragioneremo sul tempo e lo spazio come qualcosa di infinito, come entità in cui dobbiamo giocare e divertirci ragionando a piena possibilità.

 

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Spostiamoci un po’ dall’argomento del libro per entrare in un ambito un po’ spinoso: il rapporto tra editoria e Youtubers e la quantità di libri scritti da quest’ultimi. Molti ritengono sia un mero fatto economico, solo una questione di mercato. Fino a che punto secondo lei quest’attenzione dell’editoria può tradursi nella promozione della lettura presso fasce più giovani?

È un momento buono per sfruttare le facce del web. Ovviamente anche io vengo dal web ma il vero punto della questione è uno: chi scrive perché deve farlo, perché gli viene chiesto da un manager per arrotondare il bilancio, sbaglia. Chi scrive cercando un modo per far leggere la propria storia, chi vuole raccontare qualcosa e trova il modo, venendo dal web e sfruttando in modo positivo la sua community, ecco, quello non sbaglia. Io, nel mio piccolo, so di essere nella seconda categoria, avevo una storia, sentivo l’urgenza di raccontarla e la gente sta apprezzando quella, non il fatto in sé di aver scritto un libro vuoto. Il web è un mondo in cui si comunica, puoi veicolare qualsiasi tipo di messaggio ma se non c’è una reale solidità, fai i conti con chi se ne accorge.


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Per la prima foto, copyright: Cristian Newman.

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