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L’eterna lotta tra il bene e il male, “Il teorema delle menti” di Marcos Chicot

L’eterna lotta tra il bene e il male, “Il teorema delle menti” di Marcos ChicotÈ arrivato da poco sugli scaffali delle librerie italiane Il teorema delle menti, il nuovo romanzo di Marcos Chicot, edito da Salani nella traduzione di Gabriella Manna ed Elena Rolla.

Il precedente romanzo, L’assassinio di Pitagora (edito sempre da Salani), è stato il romanzo in e-book più venduto in Spagna nel 2013, prima di essere tradotto in dieci Paesi.

Il nuovo thriller ha per protagonisti tre giovani – Elena, Daniel e Irina– che lavorano su progetti all’avanguardia con il fine di esplorare le potenzialità e limiti del cervello umano e delle intelligenze artificiali. I tre studiosi sono così coinvolti dal loro lavoro da non rendersi conto che il mondo che li circonda non è quello che sembra in apparenza, fino a quando il trio sarà coinvolto in una guerra iniziata molto tempo prima, nella Cartagine del VI secolo a.C., dove vivevano Ariadna, figlia del filosofo Pitagora, e il suo sposo Akenón.

Per saperne di più di questa intricata storia, dove la suspense è a fior di pelle, abbiamo intervistato l’autore Marcos Chicot.

 

Quanto è importante la figura di Pitagora nella vita delle scrittore Marcos Chicot?

Pitagora è stato un grande uomo e studioso un vero e proprio modello per l’umanità. È stato un punto di riferimento, un modello, per molti uomini nel passato e dovrebbe esserlo anche nel presente. Era un grande filosofo, uno studioso, un saggio, ma anche un abile politico e un esperto governante ed è questo l’aspetto che cerco mettere in evidenza con questo mio secondo romanzo. Il teorema delle menti è un thriller dal ritmo incalzante, ambientato nel presente e nel passato, con alcuni elementi che attraverso i secoli arrivano ai giorni nostri, e tutto convoglia nel tema che fa riferimento alla manipolazione della mente umana e alle ricerche che i protagonisti compiono per accrescerne le potenzialità.

 

Il personaggio di Khaos è la rappresentazione del male, un qualcosa che c’è, non si vede, ma che è sempre pronto a destabilizzare il mondo. Questa figura che ruolo ricopre nel suo nuovo thriller?

Il male è presente in ogni persona, ma per la precisione il male è presente all’interno della società, dove gli uomini vivono ed è un qualcosa che percorre la Storia in ogni secolo. Se ci facciamo caso il male è presente nel passato e si tramanda nel presente. Il male è in ogni uomo e nel mondo dove gli umani hanno vissuto e dove vivono e resterà tale, fino a quando gli uomini non si decideranno a cambiare il loro agire. Chi leggerà il romanzo si renderà conto che ciò che incarna il male, come le violenze, gli intrighi, gli omicidi e gli assassinii presenti nella storia, cambia forma di manifestazione nel corso del tempo, ma si sviluppa sempre, in modo costante. L’intento del mio nuovo romanzo non è solo quello di raccontare la lotta eterna e continua tra Bene e Male presente nel passato e nel mondo contemporaneo. Il mio scopo è anche quello di portare il lettore a chiedersi il perché l’uomo, dopo secoli, riesca ancora a fare e tramandare nel tempo e nello spazio la volontà di fare del male al prossimo. Il teorema delle menti narra questa battaglia tra alcuni personaggi che incarnano il Bene e agiscono in funzione di esso e di altri, i cattivi, che fanno tutto il possibile per continuare a fare il male.

L’eterna lotta tra il bene e il male, “Il teorema delle menti” di Marcos Chicot

 

Quanto è stata importante la sua formazione nell’ambito della psicologia clinica per la creazione del personaggio di Elena?

La mia formazione in psicologia clinica è stata fondamentale, al cento per cento, e mi ha aiutato molto a creare il personaggio di Elena e a costruire la sua costante ricerca di studio per incrementare le potenzialità della mente umana. Elena è un personaggio attraverso il quale, in un certo senso, ho potuto esprimere quello che ho trovato grazie ai miei studi nei confronti della mente umana. Allo stesso tempo grazie a lei ho potuto raccontare tutte le preoccupazioni, i timori e le inquietudini che sono presenti nella mente di ogni uomo. I miei studi però mi son serviti anche per creare il personaggio di Daniel che oltre ad essere un abile informatico si interessa in modo approfondito alla psicologia.

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Cosa simboleggia il pentacolo per Marco Chicot come persona e come scrittore?

Per me, come persona, il pentacolo non ha un’importanza fondamentale, ma se penso ad esso in relazione ai due romanzi è molto importante perché è il simbolo che compare sia nel primo che nel secondo libro. I due romanzi possono essere letti l’uno in modo indipendente dall’altro e il pentacolo, come alcuni personaggi, è l’elemento che ritorna, solo che ha un significato diverso nelle due storie a seconda di come viene rappresentato, perché facendo ricerche storiche ho scoperto, e potranno scoprirlo anche i lettori, che questo simbolo ha assunto significati diversi a seconda della modalità di rappresentazione. Nel primo thriller,L’assassinio di Pitagora, il pentacolo è presente ed è rappresentato con la punta rivolta in alto. In questo modo il suo valore è positivo e rappresenta il bene. Ne La teoria delle menti, il pentacolo è sì presente ma la punta è rivolta verso il basso e questo ha una valenza negativa, perché esso incarna il male. Un male che dal passato si tramanderà nel presente.

 

Nel libro ritornano in modo costante il tema della manipolazione delle menti e dello spionaggio attuato dagli hacker. La loro presenza nella trama può essere vista come un monito, una sorta di messa in guardia, per i lettori?

La manipolazione delle menti e lo spionaggio e gli hacker sono due temi molto attuali e che hanno una grande importanza nella società dei giorni nostri. Tutto quello che si riferisce a queste due tematiche è stato accuratamente ricercato e documentato, perché volevo che la gente avesse informazioni dettagliate su questi due argomenti e su quello che essi comportano. Per esempio quando parlo della manipolazione mentale lo faccio per rendere consapevoli i lettori di quanto sia facile, purtroppo, a volte diventare delle pedine nelle mani di altre persone. Per quanto riguarda lo spionaggio e gli hacker ho preso in considerazione il fatto che nella società di oggi l’utilizzo degli Iphone, delle webcam sui cellulari e sui computer è molto, anzi forse troppo diffuso. Questo comporta dei rischi che non tutti conoscono, come il fatto che il microfono del nostro telefono o la webcam del nostro computer possano venire violati da altre persone, gli hacker, che a nostra insaputa rubano i nostri dati e ci controllano senza che ce ne accorgiamo. Allo stesso tempo il controllo sulla vita altrui non è solo quello messo in atto dai pirati informatici, ma anche dai governi e della forze politiche. Affrontando questi temi vorrei cercare di dare maggiore consapevolezza ai lettori su alcuni dei pericoli che caratterizzano il mondo nel quale oggi viviamo.

L’eterna lotta tra il bene e il male, “Il teorema delle menti” di Marcos Chicot

Come procede Marco Chicot nella scrittura e come riesce a creare la perfetta armonia tra realtà e finzione narrativa?

Quando decido di scrivere un romanzo è un lavoro molto impegnativo, perché quando scrivo voglio scrivere una storia che sia piacevole e divertente da leggere per me e per chi comprerà il libro. Deve essere una storia capace di conquistare il lettore dalla prima all’ultima pagina. La critica letteraria spagnola ha definito Il teorema delle menti un thriller avvincente che crea dipendenza. Ed è proprio questo che cerco di fare quando scrivo, cioè cerco di dare vita a una storia che coinvolga al massimo il lettore. I miei libri mescolano realtà e finzione, per gli elementi che recupero dalla realtà svolgo una ricerca accurata e poi cerco di creare una trama narrativa che mi permetta di rendere i contenuti delle teorie che espongo piacevoli e facilmente comprensibili per il lettore. Questo mi porta a impiegare parecchio tempo nelle stesura del libro, per esempio ne La teoria delle menti ci sono alcuni passi che ho riscritto cinque o sei volte, altri invece molte di più, anche un centinaio, fino a quando non ho raggiunto la migliore modalità espressiva e comunicativa per rendere accessibili i contenuti al lettore e per tradurre a parole quello che ho nella testa. Quando scrivo scopro cose nuove e lavoro in modo tale da creare una perfetta armonia tra le parti della storia, perché oltre a una trama coinvolgente il mio intento è di dare a chi legge la possibilità di conoscere e apprendere le stesse cose che ho imparato io, mentre scrivevo il libro.


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