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“L’estate dell’incanto”, la fine dell’infanzia secondo Francesco Carofiglio

“L’estate dell’incanto”, la fine dell’infanzia secondo Francesco CarofiglioL’estate dell’incanto (Piemme, 2019) è il nuovo romanzo di Francesco Carofiglio, in tutte le librerie dal 24 settembre. Dopo Il maestro (Piemme, 2017) che era un omaggio alla sua lunga attività in campo teatrale, lo scrittore, attore e illustratore barese torna a uno dei temi che gli sono più congeniali: quello del momento di passaggio tra infanzia e adolescenza, che qualche anno fa costituiva già il soggetto di fondo del suo precedente L’estate del cane nero (Marsilio, 2011).

Siamo a Firenze nel mese di giugno del 1939: a Miranda, figlia unica di una coppia benestante, viene annunciato che passerà l’estate con la madre nella villa in collina del nonno paterno, mentre il padre, professore universitario, dovrà assentarsi per un lungo viaggio di lavoro.

Il nonno è un uomo molto chiuso e di poche parole, concentrato sulla sua attività di pittore a cui dedica diverse ore al giorno in un grande atelier ricavato in un’ala della villa, mentre le incombenze della vita quotidiana vengono gestite da Elda, una governante tuttofare. Miranda compie lunghe passeggiate con la madre, esplora i boschi circostanti e diventa amica di Lapo, figlio dei fattori che lavorano la proprietà del nonno, un ragazzino appena più grande di lei con cui compiere scorribande, non sempre approvate dalla famiglia, nei dintorni. Soprattutto, è affascinata dai quadri del nonno, che va ad osservare entrando di nascosto nell’atelier, a cui le è stato proibito l’accesso: sono grandi ritratti degli animali del bosco, ma contengono tutti qualcosa di pauroso e inquietante.

 

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La bambina sente molto la mancanza del padre, che non risponde alle lettere che lei gli scrive regolarmente, sebbene la presenza della madre mitighi la sua nostalgia. Anche col nonno, superata la freddezza iniziale, Miranda riesce a instaurare un rapporto più profondo, soprattutto grazie al suo talento naturale per il disegno, che viene molto apprezzato dall’uomo.

“L’estate dell’incanto”, la fine dell’infanzia secondo Francesco Carofiglio

L’estate sembra quindi scorrere in modo sereno per tutti, ma grosse nubi si stanno addensando sull’Europa: lo scoppio della Seconda guerra mondiale coincide con il ritorno di Miranda e della madre a Firenze, ma da quel momento in poi la loro vita non sarà più la stessa.

La storia è raccontata in prima persona dalla Miranda di oggi, una signora novantenne che dopo un’esistenza intensa si ritrova a vivere da sola a Firenze: ha avuto molti uomini, ha trascorso anche lunghi periodi all’estero, ma non si è mai sposata, perciò non ha figli o nipoti. Le uniche persone che le restano vicine sono due amiche coetanee, con cui trascorrere qualche pomeriggio bevendo caffè e mangiando dolcetti, come antidoto alla solitudine e alla vecchiaia sempre più avanzata: tuttavia, anche a distanza di ottant’anni, quell’estate del 1939 continua a brillare nei ricordi della donna come il momento più significativo di tutta la sua esistenza, lo spartiacque tra un “prima” e un “dopo” irrimediabilmente diversi e separati tra loro.

“L’estate dell’incanto”, la fine dell’infanzia secondo Francesco Carofiglio

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Anche questa volta Francesco Carofiglio è molto bravo a immedesimarsi nella sensibilità di una protagonista bambina, come già era stato in Voglio vivere una volta sola (Pickwick, 2015), facendo immergere il lettore in tutta la gamma delle sensazioni infantili: la Miranda del 1939 passa rapidamente dalla gioia alla tristezza, dalla paura alla curiosità, mentre la Miranda odierna è una persona che, giunta al termine dell’esistenza, non ha più nulla da sperimentare e si limita a sopravvivere giorno per giorno senza provare particolari emozioni, se non ricordando con tanta nostalgia L’estate dell’incanto e del più grande cambiamento della sua vita.


Per la prima foto, copyright: Hannah Busing su Unsplash.

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