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L’attualità di Winston Churchill e il vizio della democrazia

L’attualità di Winston Churchill e il vizio della democraziaChurchill, il vizio della democrazia è il titolo del libro (edito da Rizzoli) che Carlo G. Gabardini ha dedicato alla figura dello statista britannico.

Gabardini, che su Churchill ha scritto anche lo spettacolo teatrale Winston vs Churchill, lo racconta da un punto di vista molto personale aprendo un vero e proprio dialogo con quello che non esita a definire un maestro, dal quale possiamo apprendere ancora molto.

Proprio da questo punto, e cioè dall’importanza di interrogare oggi Winston Churchill, abbiamo dato avvio alla nostra intervista a Carlo G. Gabardini.

 

 

Perché Winston Churchill? Cosa può ancora dirci un personaggio come lui?

È la stessa domanda che mi pongo a inizio libro, perché a me interessa parlare di oggi, di noi, mi interessa cosa Churchill ha ancora di utile da insegnarci nel 2019; direi che sostanzialmente gli ho chiesto di darci una mano per l'ennesima volta. Due sono le cose fondanti che fin da subito, dopo sole tre settimane di studio, mi han fatto dire: ecco perché!

Uno: nessuno prima di Churchill mi ha mai fatto intendere che sostanzialmente l’Europa unita, oltre a voler contrastare l’irrilevanza economica alla quale i nostri Stati così piccoli erano destinati, nasce per scongiurare una Terza guerra mondiale, per mettere fine ai conflitti. Questo è. Io credo che già ricordarsi sempre questo particolare fondante, in aggiunta all’enormità del proposito, ci renderebbe un po’ più indulgenti, comprensivi, partecipi delle difficoltà che questa Unione sta mostrando. Io credo che l’Europa vada profondamente cambiata e resa coesa, ma non mi viene mai da metterla in discussione in quanto tale, soprattutto se l’alternativa è il conflitto armato, i muri doganali, le guerre intestine.

Due: la politica. Perché Churchill riesce a far comprendere che è l'arte del rendere possibile, che è un lavoro importante, che in democrazia è indispensabile; dunque svilire la politica tutta come si fa oggi è molto pericoloso, perché si sta svilendo la politica per colpire a morte la democrazia.

Poi tanto altro, sempre e comunque più attuale che mai.

L’attualità di Winston Churchill e il vizio della democrazia

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Il sottotitolo del libro è Il vizio della democrazia. Cos’era per Churchill la democrazia e perché un vizio?

Cosa sia la democrazia per Churchill ci è stato tramandato sintetizzato da lui stesso: «la peggior forma di governo possibile, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora». Dunque imperfetta, da migliorare, ma anche da preservare avversando qualsiasi altra tirannia. Ecco perché deve diventare un vizio, così che poi sia difficilissimo smettere, ci resti attaccata, ne si diventi un poco dipendenti.

E io credo anche che il vizio sia legato alla democrazia, che in fondo lo tollera molto meglio di qualsiasi altro regime, e dunque permettendoci di essere viziosi, possiamo avere un attaccamento morboso alla democrazia in attesa di forme migliori o migliorie dell'esistente.

 

Il libro nasce da uno spettacolo teatrale, Winston vs Churchill, scritto da lei e interpretato da Giuseppe Battiston. Cosa l’ha affascinata così tanto di Churchill al punto da intraprendere un dialogo con lui?

Libro e spettacolo nascono insieme e si nutrono a vicenda. È l'unico modo in cui mi è sembrato sensato parlare di Churchill nel 2019, sviscerarne la sua complessità: vedendolo in scena ai suoi tempi in una sorta di thriller con una misteriosa infermiera in un serratissimo dialogo sul potere e la responsabilità; però poi invitandolo metaforicamente fuori scena in incontri onirici con me, a confrontarsi con l'oggi, la nostra situazione, l'Europa, il senso della politica e del governare; ma facendolo anche risuonare con la mia quotidianità e le mie scelte personali. Conoscere un maestro a casa sua e nel suo mondo, invitarlo a casa propria e nel nostro mondo, e dunque comprendere e forse agire i suoi insegnamenti. Di un uomo come noi, strapieno di difetti, vizi, non certo un santo.

L’attualità di Winston Churchill e il vizio della democrazia

Paul Addison, uno dei maggiori studiosi e biografi di Churchill, lo ha definito un «eroe inatteso», colui che seppe cogliere un’opportunità e svolgere il suo ruolo «con tale eloquenza e convinzione che milioni di cittadini – sebbene non tutti – erano commossi, e pronti a fidarsi e seguirlo». Quanto ritrova di Churchill in questa definizione e come lo descriverebbe lei se dovesse farne un ritratto in poche battute?

Non so se fosse atteso o meno, io direi che si vede in Churchill un uomo che si è preparato per tutta la vita a essere pronto, e nel viaggio di preparazione, sbaglia parecchio, nessuno dimentica Dresda, ma sintetizza anche un modo di pensare che a ben vedere è quello di un nonno d'Europa, di tutta Europa, un padre comune. Senza incensarlo, si può comprendere e salvare il buono, l'ottimo, l'utile.

L’attualità di Winston Churchill e il vizio della democrazia

Molti storici e studiosi di Churchill lo ritengono un personaggio fortemente attento alla costruzione della propria immagine pubblica, divulgata anche attraverso le sue opere. Ha riscontrato anche lei questa tendenza in Churchill? E quanto è stato faticoso ritagliarsi uno spazio per penetrare nel lato più privato?

Sì, credo che lo fosse, parecchio attento. Credo che abbia volutamente contribuito alla costruzione della propria immagine, e questa cosa di per sé racconta moltissimo di lui oltre l'immagine. Nei nove mesi di gestazione del testo ho imparato che con Churchill bisogna sempre e comunque fare la tara, su tutto, è come se il nome stesso Churchill fosse un involucro che di per sé fa togliere 5 chili al prodotto. Ma chi di noi non è così, se si racconta?

Ma di Churchill e della Seconda guerra mondiale e della maggior parte di azioni commesse o decise da lui, hanno parlato moltissime persone. E non solo storici. Fra quelle laterali ricordo bene Churchill privato, il diario di un suo maggiordomo, e soprattutto Duro a morire che è un volume di oltre mille pagine redatte da Lord Moran, medico personale di Churchill per gli ultimi venti e passa anni.

Si può trovare tutto quel che si cerca, su Winston Churchill; basta saper cercare e ascoltarlo bene.

 

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Nel libro lei sostiene che oggi abbiamo bisogno di maestri. Visto l’attuale scenario inglese, europeo e mondiale, quali insegnamenti di Churchill potrebbero essere ancora validi e quali invece le sembrano superati?

Beh, non sono esattamente io a sostenere che non ci sono più Maestri e che se ne sente un gran bisogno. Quello che dico io a inizio libro è che credo che bisogna un po’ andarseli a cercare; maestri che citofonano loro alla tua porta mentre sei assonnato sul divano non ne conosco molti, e forse nemmeno mi fiderei di qualcuno che mi sveglia nel cuore della notte per intimarmi: «Salve. Sono un maestro! Mi apre?». Dunque, nulla vieta di andarseli a cercare altrove, fra i meno attuali, per esempio fra i morti.

Sugli insegnamenti direi che di quelli superati non mi occupo, perché a me interessa l'oggi. Credo che Churchill spieghi nella pratica, ciò che Piersanti Mattarella ha espresso così: «Non vi lamentate se il personale politico è mediocre e impresentabile, perché la responsabilità più grande e più grave è quella degli onesti e dei capaci che se ne lavano le mani e non si impegnano per cambiare le cose». Non a caso ho voluto che aprisse il mio libro.


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