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“L’arte di ignorare il giudizio degli altri” di Schopenhauer – Gestire le critiche

“L’arte di ignorare il giudizio degli altri” di Schopenhauer – Gestire le criticheL’arte di ignorare il giudizio degli altri è un libro di Schopenhauer su come gestire le critiche e le opinioni altrui e che riproduce il quarto capitolo di un’opera più grande intitolata Aforismi per una vita saggia. Il tema fondamentale di questa sezione è, come scrive Schopenhauer stesso, «Ciò che uno rappresenta» e segue le parti che trattano le Osservazioni generali, Ciò che uno è e Ciò che uno ha. L’obiettivo era, dunque, quello di analizzare degli stili di vita, dei metodi capaci di indurre felicità agli esseri umani, perché la vera vita saggia è la vita felice. In questo capitolo, Schopenhauer individua come una delle cause del malessere degli uomini sia da attribuire all’elevata considerazione che essi dedicano alle critiche altrui e ci offre un consiglio su come gestirle.

«A causa di una particolare debolezza della natura umana si attribuisce, in genere, soverchia importanza a ciò che uno rappresenta, vale a dire a ciò che noi siamo nell’opinione altrui».

 

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Questa opinione su noi stessi è, potremmo dire, il contributo indispensabile per la nostra felicità. Ma come possiamo definire questo giudizio su noi stessi? Esso è per ciò che concerne noi stessi non è nient’altro che «ciò che siamo per gli altri», ovvero «è la nostra rappresentazione all’interno della coscienza altrui». È l’opposto rispetto a «ciò che si è in noi stessi», ovvero «ciò che uno è» e «ciò che uno ha».

Dunque l’opinione su noi stessi è – e dovrebbe essere – per noi indifferente. Eppure, ancora oggi, non è così. Proprio a causa della nostra natura animale, spiega Schopenhauer, dovremmo disinteressarci del giudizio degli altri, focalizzando invece l’attenzione sui bisogni primari, ovvero quelli più vicini alla nostra sopravvivenza. Infatti, noi siamo innanzitutto «dentro la nostra pelle, e non nell’opinione delle persone».

“L’arte di ignorare il giudizio degli altri” di Schopenhauer – Gestire le critiche

«L’esistenza e il benessere non sono nulla: ciò che conta è quello che gli altri pensano di noi»: questa frase, a mio avviso, sintetizza «l’errore universalmente diffuso» di questa ossessione umana, il quale influenza la vita tout-court: non solo la nostra struttura mentale, alterando pensieri, ambizioni, affossando l’autostima; ma anche la vita sociale: i comportamenti, le ansie, i timori saranno patologicamente dipendenti dall’opinione altrui. La reputazione di questi giudizi, dunque, viene prima di ogni cosa perché alla radice vi è l’orgoglio individuale da difendere dalle offese e l’onore, che vedremo in seguito.

Gran parte della felicità, allora, dipende dal desiderio di essere appagati.

 

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Il primo – e forse l’unico – passo da fare per liberarsi dalla prigione del giudizio quello di considerarlo una follia, perché spesso è un’opinione distorta, falsa e volontariamente distruttrice.

Da Aristotele sappiamo che l’uomo è «animale politico» e, inoltre, sappiamo che la società nasce proprio come «garanzia d’esistenza e di sviluppo» di questo tratto peculiare dell’essere umano.

Ma spesso in nome dell’onore – «un valore riflesso, non immediato dal quale dovremmo scostarci» – preferiamo rinunciare ai nostri bisogni, per ottenere dei feedback positivi esterni, pagando il prezzo della felicità personale.

Per questo si possono generare dei comportamenti che Schopenhauer definisce «stolti», come la superbia e la vanità: la prima è una convinzione di superiorità interna a se stessi; la seconda è il desiderio di vedere questa superiorità nel giudizio altrui.

“L’arte di ignorare il giudizio degli altri” di Schopenhauer – Gestire le critiche

Per entrare nel vivo di «ciò che rappresentiamo nel mondo», Schopenhauer discute di «rango», «fama» e «onore», arrivando al punto centrale del suo discorso: l’onore è la radice dell’attenzione ossessiva verso il giudizio esterno nei nostri confronti. Inserito in una società l’essere umano si rende subito conto che non è importante la convinzione di se stessi come buoni membri di questa società quanto, piuttosto, l’opinione favorevole della società, poiché nella vita sociale stessa è indispensabile un rapporto di fiducia reciproca tra gli uomini. E a questo, allora, corrispondono diversi tipi di onore: borghese, militare, nazionale e sessuale.

 

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A questo punto le pagine che rimangono rappresentano il cavalcare di Schopenhauer verso alcuni sentieri che inducono a non dare rilievo a questo tipo di giudizi. Ad esempio, egli parla di invidia, uno stato d’animo che invoglia chiunque a colpirci attraverso l’ingiuria, che «è una calunnia abbreviata» e suggerisce un modo preciso per gestirle ogni qual volta ne subiamo una: ignorarle e non rispondere.

Schopenhauer parla di un pericolo che, in società, può generarsi e che deriva da questa debolezza umana: è la strumentalizzazione che gli uomini potenti possono esercitare sulla potenza di questi giudizi, manipolando i pensieri e gli atteggiamenti del popolo, indirizzandoli verso una direzione e che, ancora oggi, possiamo constatare soprattutto nell’ab-uso che si fa dei social network o all’attenzione che riponiamo sulle recensioni nei nostri confronti.

 

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In conclusione, L’arte di ignorare il giudizio degli altri di Schopenhauer è molto diretto, semplice ed efficace perché dimostra come l’importanza che noi stessi, in primis, riponiamo nel giudizio espresso su di noi, in realtà nasca da elementi indiretti della nostra vita, come l’onore, e ci consiglia di guardare gli aspetti primari che compongono il nostro esistere. Ci incoraggia a essere noi stessi sempre, perché ciò che realmente conta è la felicità personale che nasce dal non reprimere mai la propria identità culturale, mentale e – aggiungerei – emotiva, che è la premessa della felicità collettiva, coltivando quella che Schopenhauer chiama, appunto, L’arte di ignorare il giudizio degli altri e imparando a dare il giusto peso e a gestire le critiche.


Per la prima foto, copyright: Lou Levit su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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