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L’arte di bulinare e la zucchina - Dialogo con Laura Lepri (seconda parte)

Laura Lepri(La prima parte del dialogo con Laura Lepri si può leggere qui).

 

Il mondo che lei descrive nel libro è simile all’attuale per molti aspetti, primo fra tutti l’essere a un bivio, il passaggio dagli amanuensi alla stampa su grande scala agli inizi del Cinquecento e l’abbandono (possibile o probabile, mi dica lei) graduale della carta stampata a favore dell’e-book oggi. Quanto le mancherà il contatto con la carta quando ciò avverrà? E che approccio ritiene che gli editori stiano mettendo in atto di fronte a questa nuova rivoluzione?

 

A me non piace la retorica del “profumo della carta” che avvolge l’idea dell’oggetto libro. Da qui a una trentina d’anni i libri non saranno spariti e quindi io non vedrò questa rivoluzione compiersi. Quello che so è che quando vado in vacanza non devo più portare una sacca di pesanti volumi con me, mi basta l’i-pad, questo dovrebbe farci pensare che non ci sono solo svantaggi a veder finire un mondo. Evitiamo la tentazione di una retorica nichilista. Credo che le due forme di libro convivranno a lungo, ma se fermiamo un bambino di oggi, che ha imparato a leggere su un i-pad, come potremo descrivergli il “profumo della carta”? Certo, abbiamo il dovere di consegnare anche quest’esperienza ai giovani, ma niente di più. Starà a loro decidere cosa farne. È ovvio che se mi guardo attorno e penso alle mie librerie vuote, un po’ di tristezza mi assale, ma è parte del cambiamento che non va fermato.

 

 

Pensa che l’affermazione di nuovi strumenti in campo editoriale, come l’e-book, potrà influire anche sui contenuti? Leggevo ad esempio dell’esperienza di Eli Horoowitz che ha creato un e-book-application, fruibile solo nel mondo Apple. Più che romanzo digitale è diventato un continuo work in progress completato di volta in volta dagli stessi lettori on line, dando vita, almeno secondo l’autrice, anzi la co-autrice, a una nuova forma di story-telling.

 

Penso di sì. Credo sia inevitabile. Ma perché averne paura? Certo, non sono in grado di provare entusiasmo per questo cambiamento, ma fra paura ed entusiasmo dobbiamo tentare di innestare la parola “curiosità”. Se Sannazaro vedendo la rivoluzione della carta stampata che lo circondava disse «non voglio sapere», Bembo andava in libreria a controllare le vendite.

 

E ora una domanda alla Laura Lepri lettrice: ci dice cosa sta leggendo in questo momento e cosa guida le sue scelte quando entra in libreria? Oltre ai libri è attratta anche dalle riviste letterarie? Qualche giorno fa Nuovi Argomenti ha festeggiato i suoi 60 anni, presentando un ambizioso progetto di rinnovamento, lei pensa che le riviste letterarie, cartacee e non, abbiamo ancora una platea di lettori cui rivolgersi e soprattutto siano ancora necessarie?

 

Ho l’abitudine di leggere più cose contemporaneamente, non posso farne a meno, la diversità mi intriga. In questo momento sto leggendo un saggio di Monica Martinat Tra storia e fiction. Il racconto della realtà nel mondo contemporaneo (edito da et al. - 2013), acuta riflessione fra la scrittura di confine, connessa sempre di più ai fatti di cronaca, e il romanzesco, in cui entrambi sembrano essere risucchiati dal fascino dell'immedesimazione, piuttosto che dalle più complesse attività di documentazione, analisi e interpretazione. Ma sto leggendo anche Uno chalet tutto per me di Elizabeth von Arnim (edito da Bollati Boringhieri – 2012), senza dimenticare il catalogo della mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento (a Padova fino al 19 maggio 2013 ndr). E non mi fermo certo qui, leggo anche saggi sull’economia dei contadini, perché ho la passione per l’agricoltura biologica e ritengo molto utile l’allenamento al lavoro e alla pazienza che essa pretende. Osservare crescere una zucchina è come osservare crescere un buon libro, per arrivare dai primi germogli al frutto maturo sono necessarie cura costante, tenacia e pazienza.

Per quanto riguarda le riviste, non sono più interessata alla scrittura che proviene dal mondo accademico, certo, se m’imbatto in un articolo su autori del Novecento trattati in modo nuovo, con vera curiosità, allora lo leggo.

Non sono molto interessata neanche ai blog. La democrazia di Internet a me non piace. Anche in questo caso ovviamente bisogna fare dei distinguo, ci sono delle realtà, poche, in cui si guarda con dedizione all’approfondimento e alla qualità e in cui si cerca di limitare l’autoreferenziale. Ecco questo è un tipo di blog che seguirei. In quest’ambito siamo ancora all’inizio e come spesso accade abbiamo assistito all’arrembaggio di chiunque volesse esternare il suo pensiero nell’agorà virtuale. Alla fine però rimarranno solo i più bravi, quelli che avranno investito di più sulla qualità, è successo lo stesso con le scuole di scrittura. Per quanto riguarda i blog e internet in generale m’infastidiscono le persone che mi chiamano per un’intervista e vorrebbero fare tutto a distanza, senza conoscere, senza approfondire, senza un contatto. Per avere un incontro bisogna fare come ha fatto lei che è venuto a Milano di persona e si è seduto con me a parlare. Parlando con una persona, non esistono foto o simboli dietro cui nascondersi. Si rischia di più e oggi bisogna rischiare ed essere preparati abbastanza per farlo.

 

E invece alla Laura Lepri editor chiediamo quali caratteristiche deve avere un testo inedito per suscitare la sua emozione e il suo interesse?

 

La risposta è tautologica: il fatto che mi emozioni. A me interessa sentire che c’è un mondo che si sta muovendo, sotto le parole e la trama, magari anche in modo improbabile, ma si sta muovendo. Ho bisogno di vedere un tentativo di costruzione organizzata di una storia, di elaborazione, un progetto che nasca da un’esigenza profonda di narrare, ma che si sia poi coagulato in uno studio attento di tutte le variabili in gioco. Dove ci sono temi forti e sguardo nuovo sulle cose e questi due elementi si uniscono a un uso della lingua consapevole, ecco, in questo caso potremmo trovarci a leggere un grande scrittore. Certamente negli ultimi anni ho visto crescere la qualità delle strutture narrative proposte. Chi manda un testo si pone sempre di più il problema della creazione ragionata di una storia e questo è un bene. È un’importante conquista. Prima era tutto più istintivo, slabbrato, Molto hanno fatto la letteratura di genere e le scuole di scrittura. Hanno dato maggiore consapevolezza a chi vuole iniziare il viaggio della scrittura.

 

Crearsi un blog, collaborare a un lit-blog, ad una rivista, scrivere su commissione, seguire un corso di scrittura creativa, un laboratorio, fare della propria vita una lettura continua. Quali di queste strade consiglierebbe a uno scrittore in erba?

 

Nessuna di queste. Mi verrebbe da dire:

  • leggere l’elenco telefonico, per inventare dei nomi di personaggi interessanti;

  • allenare l’occhio a guardare stando il meno possibile su Internet;

  • confrontarsi, andare a cercare i propri simili;

  • e poi leggere, leggere, leggere, ma anche vivere, vivere, vivere.

E soprattutto conoscere, essere curiosi, andare a vedere le cose con i propri occhi e sperimentarle.

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