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L’arte del piano B. Strategie (im)possibili per aggirare la crisi

Strategie contro la crisArticolo pubblicato nella webzine Sul Romanzo n. 6/2013 Racconto della crisi.

Volontà e determinazione. Non solo ed esclusivamente uno stimolo culturale, una riflessione ponderata, bensì uno scarto, uno smottamento sul piano delle certezze stivate per “tempi di vacche magre”; un guizzo improvviso che ti riporta in pista, pronto a giocarti un’altra manche, a lanciarti in una volata se intravedi che ci siano le possibilità di sfangarla. Queste le caratteristiche fondamentali per spiazzare tutti e dare la stura al tuo piano B. E in un sol colpo di spugna cambiare estetica, stile di vita e lessico.

Ne sanno qualcosa Veronica Bernacchioni, 39 anni, e Andrea Barghi, 58. «È stato quasi come nascere una seconda volta», dice Veronica riguardo al trasferirsi in Svezia, a Puottaurre, nel Norrbotten. Andrea è un fotografo naturalista, affermato sia in Italia che all’estero. Ha collaborato con riviste di cultura e natura come «Oasis», «Airone» e «I viaggi di Repubblica». «[…] abbiamo deciso di trasferirci qui, circondati dalle foreste, le montagne e gli animali», raccontano i due italiani che, qualche anno fa, vivevano in Toscana, vicino all'isola di Montecristo.

In Svezia, hanno trovato la libertà di esprimere se stessi, in seno all’ultima area wilderness incontaminata, in una casa rossa con le finestre bianche, con l'aurora boreale nel cielo e cumuli di neve alta. Ecco, basterebbe un’istantanea come questa, un’immagine archetipica e fortemente suggestiva, per farci venir voglia di cambiare aria. Il loro piano B si concretizza in un progetto dalle tante sfaccettature, e l’ultima di queste è un librone di 288 pagine stampate su carta da 200 grammi (qualcosa che non si può leggere a letto!): The wild forests of Norrbotten – the northernmost wilderness bound of Europe, in un’edizione fuori commercio. L’obiettivo è quello di mostrare l’imponente foresta, per foto e didascalie, un omaggio semplice e diretto alla natura svedese, vista attraverso gli occhi di due europei che l’hanno scelta come loro casa.

In Italia, invece, i tuoi colleghi di ufficio parlano della “crisi” che dilaga. Accendi la televisione e si parla di “crisi”, declinata in varie salse: economica, politica, sociale, culturale, dei valori. Sul web e nei giornali la parola che riecheggia è “crisi”. In Italia non c’è lavoro; la classe media è in caduta libera, gli istituti di ricerca non trovano sovvenzioni. Ci vogliono alternative. Ci vuole un piano B. Ma cosa vuol dire averne uno ed essere uomini e donne del piano B? Vuol dire concepire alternative esistenziali, come Andrea e Veronica, o come Pablito, un personaggio del pamphlet di Gianfranco Franchi, L’arte del piano B (Piano B Edizioni, 2012): «Ti sembrava davvero impossibile che da un giorno all’altro avrebbe avuto il fegato di cambiare vita in quel modo». E il tutto per un’infatuazione letteraria, un romanzo di Mikael Niemi, Populärmusik från Vittula (Musica rock da Vittula) che racconta cosa significhi crescere in un territorio finlandese mezzo desertico, tra persone orgogliose di rimarcare i propri problemi d’identità. L’essere nessuno, l’essere più niente ma, nello stesso tempo, non sentire la mancanza di nulla.

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Nel romanzo Guru per caso (Zero91, 2013) di Alessandro Zaltron e Demetrio Battaglia, il protagonista Guido Ghiri, impiegato di quart’ordine in una ditta di elettrodomestici, diviene suo malgrado un uomo del piano B quando la società che gli sta attorno si rivela concorde ad attribuirgli “speciali poteri sensitivi”, in seguito ad un fortuito quanto “prodigioso” salvataggio. Guido inizia a convincersi del suo carisma e delle sue possibilità e si licenzia per intraprendere una rocambolesca carriera di guru-guaritore.

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