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“L’appartamento” di Mario Capello, quando prosa e poesia si confondono

“L’appartamento” di Mario Capello, quando prosa e poesia si confondonoL’appartamento di Mario Capello, torinese di nascita e attualmente impegnato nel campo editoriale, è il quinto fiore all’occhiello della collana Romanzi di Tunuè, che prosegue così il suo successo narrativo intrapreso solo un anno fa sotto la direzione dello scrittore Vanni Santoni. Non a caso, Stalin + Bianca di Iacopo Barison, il secondo volume in ordine di pubblicazione della stessa collana, per il notevole successo di pubblico e di critica che ha riscosso diventerà presto materiale per una produzione cinematografica.

Il protagonista della storia è Angelo, un giovane agente immobiliare che, dopo aver lasciato il famelico settore delle collaborazioni editoriali, si ritrova a barcamenarsi nel mondo del metro quadro per potersi garantire un maggior guadagno. Un giorno, mentre sta cercando di vendere l’ennesimo appartamento, fa la conoscenza di Ferrero, un uomo sulla settantina sicuro e astuto. Il giovane venditore prova un forte disagio nello stare a contatto con una personalità di siffatta temperanza, che si presenta ai suoi occhi come l’incarnazione di tutto ciò che ha sempre voluto essere. Nel corso dei vari tentativi di vendere la casa, tuttavia, tra i due nasce un rapporto in bilico tra l’amicizia e la partita strategica; e così Angelo, immerso in questa sorta di sfida con il suo cliente, scopre tutte le debolezze dell’uomo non ancora maturo, almeno fino a quando Ferrero non gli chiede di leggere un romanzo autobiografico scritto di suo pugno e di valutarne la pubblicazione. Angelo desiste un po’, poi cede. Solo allora viene a galla il passato di Ferrero, che abbandona dunque il suo sguardo granitico per mostrare il suo lato più disarmato.

“L’appartamento” di Mario Capello, quando prosa e poesia si confondono

Con uno stile di scrittura simile a quello di una novella, L’appartamento è un testo dove la prosa lineare si miscela e si fonde con la poesia. L’abbozzo degli scorci del paesaggio piacentino di Cortemaggiore richiama certi versi della poesia di Pascoli, come quando Angelo si sofferma a contemplare se stesso e il suo paese adottivo, trasmettendo l’impressione di un vuoto colmabile (e colmato) dalla natura campagnola. Eppure non si può non notare uno stile asciutto e piuttosto piatto, combinato a una trama poco dinamica, a tratti sospesa così tanto da far pensare a una pagina pirandelliana.

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La medietà linguistica scelta non travalica mai il linguaggio comune, quotidiano. Ne consegue una pagina poco coinvolgente, che esclude l’effetto sorpresa e che talvolta risulta troppo concentrata sul pensiero del giovane protagonista. In un italiano affettato e colorito, con un intreccio più novellistico che romanzesco, Mario Capello racconta la storia di un’amicizia ambigua; una partita a scacchi che costringe Angelo e Ferrero, come tutti noi, ad affrontare un confronto con un passato che a volte è talmente misterioso da generare angoscia, un passato che in certi casi è meglio lasciar dormire.

“L’appartamento” di Mario Capello, quando prosa e poesia si confondono

L’epifania nella quale si trova coinvolto Angelo, figlia in parte della crisi economica e in parte della storia italiana, viene ritratta da Capello nelle strade di Cortemaggiore con un tocco da pittore puntinista: i colori sono tenui e melanconici, così com’è la vita dei giovani d’oggi, caratterizzati dallo stesso senso di incompletezza e di insoddisfazione che avvolge i due personaggi principali. In generale, la stessa sensazione di vuoto che li attanaglia riflette l’aspetto vacuo della nostra età: l’agente immobiliare incapace di maturare e di realizzarsi; l’anziano vittima dell’ipocrisia e dell’omertà del Bel Paese. Il confronto impietoso e costruttivo di Angelo con Ferrero delinea tutti i crismi del delicato passaggio dal padre di famiglia ancora “giovine” all’uomo deciso e incrollabile, ma l’esito del viaggio a ritroso nella vita del suo cliente gli mostra come nella vita, più che saper fare il grande salto, bisogna saper nascondere agli altri i propri limiti.

“L’appartamento”_di_Mario_Capello,_quando_prosa_e_poesia_si_confondono_Teo

L’autore, un po’ come il Moravia degli Indifferenti, trascina i suoi personaggi in situazioni talvolta più simili a scene teatrali che a sequenze narrative. Ne sono un esempio il breve dialogo fra Angelo e l’ex moglie, e la sequenza più significativa del romanzo: la spiegazione della storia di Ferrero in occasione della possibile pubblicazione del libro. Nel finale poi, con una chiusura dai toni decadentisti, L’appartamento saluta il lettore con la mera constatazione che l’età felice non esiste né fuori da Cortemaggiore, né alla tenera età di otto anni. L’età del figlio di Angelo.

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