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L’anima del Myanmar, “Il segreto del vecchio monaco e altre fiabe birmane”

L’anima del Myanmar, “Il segreto del vecchio monaco e altre fiabe birmane”Uscito il 22 novembre scorso presso l’editore Beat, Il segreto del vecchio monaco e altre fiabe birmane è una piccola finestra su un mondo tanto distante dal nostro: quello contadino del Sud-Est asiatico, rappresentato in questo caso dal Myanmar.

Frutto di un lavoro di équipe, i racconti presenti in questo testo sono stati raccolti e rielaborati infatti da tre grandi conoscitori del Paese come il giornalista-scrittore tedesco Jan-Philipp Sendker (che «dal 1995 erastato dozzine di volte nella ex colonia britannica») il figlio Jonathan (che in Myanmar vive) e la scrittrice Lorie Karnath (altra grande conoscitrice della nazione). I tre si sono presi l’onere di registrare tutti i racconti con cui sono entrati in contatto, con la calma e la metodicità che si dedica a ciò che amiamo particolarmente, cercandoli sia in vecchi libri, sia nelle storie delle nonne ai nipoti la sera, o degli insegnanti agli alunni, una modalità di trasmissione dall’anziano al giovane che ricorda tanto quella presente in Europa prima che giungesse come una ghigliottina digitale il flagello della modernità.

 

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Libri e racconti, sono queste dunque le fonti privilegiate per conoscere il folklore di un popolo, come confessa l’autore nell’introduzione, in cui, ricordando il suo primo viaggio in Birmania, scrive:

…il libraio mi fece un regalo d’addio. Un volume restaurato, copiato e rilegato da lui. […] Mi commossi, pieno di gratitudine. Aprii con cautela le prime pagine, Si intitolava The soul of a People, l’anima di un popolo. Pubblicato a Londra nel 1902. […] «La ringrazio di cuore» dissi. «Però è un po’ vecchio». Lui aggrottò la fronte, assorto, come se non avesse mai riflettuto su questo fatto. «È vero» rispose dopo una pausa. «Ma non fa differenza. L’anima di un popolo non cambia così in fretta».

 

E ancora:

«A poca distanza stava seduta una vecchia, circondata da alcuni bambini ai quali raccontava sottovoce qualcosa. Sebbene non capissi una parola di ciò che diceva, il tono cantilenante della sua voce aveva qualcosa di magico. […] Era una nonna che raccontava fiabe ai nipoti, mi spiegò. Era una tradizione ancora molto diffusa, soprattutto fra le minoranze etniche e nei villaggi, come avrei scoperto nei miei successivi viaggi in Birmania.»

L’anima del Myanmar, “Il segreto del vecchio monaco e altre fiabe birmane”

La varietà stilistica dei racconti (conservata nella traduzione italiana di Alessandra Petrelli), figlia delle fonti più svariate e della presenza di tre autori distinti, si riflette anche nella varietà tematica delle storie narrate, che pescano a piene mani dalla poliforme cultura della popolazione birmana.

Così accanto a fiabe più simili alla nostra tradizione (con eroe, antagonista, prove da affrontare etc.) come Un lungo viaggio che racconta la storia di un giovane e della sua generosità che lo porterà ad acquisire immense ricchezze, troviamo testi di chiara origine buddhista, che potremmo facilmente trovare nello Zhuangzi o in altre raccolte orientali di apologhi filosofici (è il caso di Una battaglia fra due scultori, La regina devota o Come si scrive “bufalo”?).

Non sono assenti fiabe dal carattere eziologicoche hanno lo scopo di spiegare il mondo, dai nomi di luoghi di cui si era perso il ricordo alle pratiche della vita religiosa: è il caso, ad esempio, di Nan Kyar Hae e lo spirito tutelare che insegna a rispettare gli spiriti o Come il tordo perse il suo piumaggio variopinto, che spiega come mai il piumaggio dell’uccello sia nero.

A chiudere la rassegna, vi sono infine molte fiabe corte, caratterizzate da una morale spirituale o da una battuta salace, vere e proprie barzellette provenienti dall’altra parte del mondo; oltre al racconto eponimo Il segreto del vecchio monaco, particolarmente piacevoli sono Il cantastorie più bravo o Un viaggio in tre il quale insegna che, qualunque cosa tu faccia, la gente ti criticherà.

L’anima del Myanmar, “Il segreto del vecchio monaco e altre fiabe birmane”

Oltre alle ore di compagnia che le storie potranno regalare ai lettori sia grandi che più piccini, il valore di questo testo si trova però nell’immagine che ci restituisce della Birmania, una nazione (se si esclude la figura dell’attivista politica premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi) poco conosciuta dagli italiani e dagli occidentali più in generale, decisamente meno famosa dei vicini Vietnam, Cambogia o Thailandia.

L’immagine che ne esce fuori è quella quindi di un Paese immobile, saldo nella sua tradizione, fratello di quelli raccontati da Kipling o Salgari, fatto di stupa (i templi buddhisti), villaggi di pescatori e di cacciatori, di giungle, di rubini e altre pietre preziose, di principi e principesse.

Una terra di grandi passioni e di spiritualità,con maestri buddhisti, saggi eremiti e persone devote che vivono nell’amore la loro quotidianità, ma anche di cinica crudeltà, dove il più furbo o il più forte sopravvive e non vi è pietà per il più debole.

 

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Un Paese in cui gli animali ancora posseggono un’anima e dove gli spiriti (gli onnipresenti Nat) infondono della loro presenza tutto quanto ci circonda, convivendo con streghe, draghi Naga, indovini, destino e astrologia. Un paese dove la tradizione e la superstizione decidono tutto, dalla decisione di tagliarsi i capelli o meno a quella di spostare (e quando) la capitale.

Un paese dalle mille facce e di mille etnie che convivono e lottano fra loro per la sopravvivenza.

Tutto questo in un libro di fiabe, l’anima di un popolo.


Per la prima foto, copyright: Robert Collins su Unsplash.

Per la terza foto, copyright: Julien de Salaberry su Unsplash.

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