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L’amore si trova nei dettagli. “Parlare non è un rimedio” di Valerio Valentini

L’amore si trova nei dettagli. “Parlare non è un rimedio” di Valerio ValentiniLa cattiva notizia è che l’ultimo libro di Valerio Valentini, Parlare non è un rimedio (D editore), non è un romanzo. La buona notizia è che non è un romanzo!

Negli ultimi mesi, le case editrici italiane sembrano aver ritrovato il perduto amore per il racconto, della cui laica religione – si legge nel risvolto di copertina – Valentini è uno dei più fedeli seguaci. Non autore esordiente (questo è il tuo terzo libro), presenta al pubblico una raccolta di ventuno storie: ventidue, se si tiene conto dei ringraziamenti finali.

Leggendo i primi due racconti, si ha l’idea che il filo conduttore del libro sia l’amore. Col terzo, L’odore dei carciofi, ci si rende conto che non è così, che l’autore non ha intenzione di parlare soltanto del potentissimo, fragile filo che unisce uomo e donna. L’argomento affrontato, declinato pagina dopo pagina attraverso diverse angolazioni, è la relazione fra le persone. Proseguendo nella lettura, che lascia ampio spazio alla voce dei personaggi, ci si accorge che la prima impressione era giusta: perché le relazioni, i rapporti su cui si fondano le storie a loro volta sono sorretti dall’amore. Per una persona dell’altro sesso, per una persona dello stesso sesso, per una nonna che non c’è più, per un padre che a un certo punto della nostra vita non abbiamo capito più, per una sconosciuta che ci limitiamo ad abbracciare di notte, in una stanza d’albergo.

 

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Valerio Valentini ci guida, con una leggerezza a cui rinuncia di rado, e forse solo accidentalmente, attraverso storie d’amore finite e non ancora dimenticate (L’amore ci farà a pezzi, Il giorno del matrimonio); ci mostra relazioni asimmetriche in cui uno dei due ama sempre più dell’altro (Lo skateboard alieno, forse uno di racconti più belli, e Mimesi); la difficile relazione fra genitori e figli (La giostra, Impronte, Come riesci a prenderli sempre?); le banali dinamiche della vita quotidiana che possono condurre alla tragedia (La pagina dello sport); una notte trascorsa in compagnia di una sconosciuta per combattere insieme l’insonnia (Una luce che non si spegne mai, uno dei racconti più delicati); l’attrazione ustoria per una persona in cui ci si è imbattuti per caso (Credi nel matrimonio?, Gli insetti sono tutti a dormire); l’attaccamento al passato e a ciò che eravamo, trasferito sugli oggetti della nostra infanzia (L’ultimo giorno di Phonola e anche, in parte, Lo skateboard alieno); il desiderio di maternità su cui si fonda un’intera relazione (Costole); l’amore, puro e semplice, nei confronti della vita stessa (Ritmi di festa, e ancora Come riesci a prenderli sempre?).

 

L’amore si trova nei dettagli. “Parlare non è un rimedio” di Valerio Valentini

 

Leggendo Parlare non è un rimedio, di Valerio Valentini, non si può non pensare al nume tutelare moderno di chi prova l’esperienza del racconto, sia come lettore che come scrittore: Raymond Carver. Le storie del giovane autore romano sono carveriane a partire dalla scelta dei titoli, che a volte indicano volutamente un punto non centrale del racconto. Come non centrale – rispetto alla vita delle persone – sembra la storia stessa, che decide di puntare i riflettori su un episodio che forse in pochi avrebbero considerato tanto importante da dedicargli qualche pagina di scrittura. E invece Valentini lo fa. A volte con eccessiva noncuranza nella ricerca del mot juste alla Flaubert:ma è uno dei pochi, forse l’unico difetto (posto che sia tale) per una raccolta che invece si presenta con pochissime sbavature, se si tiene in considerazione anche la pregevole cura editoriale del e per l’oggetto libro, notevole in un editore che, seppur “piccolo”, si dimostra in crescita ed è di tutto rispetto.

 

L’amore si trova nei dettagli. “Parlare non è un rimedio” di Valerio Valentini

 

A volte narrati in prima persona, altre volte in terza, i racconti sono sempre misurati: non eccedono mai nelle descrizioni dei paesaggi o dei moti interiori dei personaggi, spesso lasciati alla cooperazione del famigerato lector in fabula per l’edificazione e rammendatura del vissuto retrostante. Racconti quasi zen, dove quello che davvero conta non si trova in ciò che è narrato ma, al contrario, in ciò che è volontariamente omesso (come, seppur si tratti di un modello distante, negli haiku della tradizione giapponese, nei quali il mistero del mondo emerge proprio grazie alla loro fresca e icastica semplicità). Da qui forse la scelta di usare un linguaggio non necessariamente ricercato. Da qui i titoli decentrati, da qui la suggestione di ricostruire e decostruire l’intero universo dei protagonisti attraverso un episodio che di fatto sembra banale, tagliato con ricercata nonchalance.

 

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Ma è nella quotidianità, nel fortuito gesto di tutti i giorni, che spesso si trova il centro delle cose: prima di Carver, ce lo hanno insegnato – fra gli altri e con lezioni diverse – Hemingway e Cechov.

È proprio nel silenzio, nel non enunciato e descritto che si cela la chiave di tutto. Con Parlare non è un rimedio Valerio Valentini ci riporta all’essenza del racconto: che ci ricorda che l’amore, l’amore per la vita, per le sue infinite possibilità e le sue strabilianti sorprese, si trova esattamente lì. Dove non te l’aspetti, dove non l’avresti mai detto.


Per la prima foto, copyright: Pradeep Ranjan.

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