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L’amore è una lotta. “Nel cuore della notte” di Marco Rossari

L’amore è una lotta. “Nel cuore della notte” di Marco Rossari«Forse l’amore è questo continuo movimento tra la coppia e il mondo. Guardarsi, essere guardati, guardarsi, essere guardati, non vedere niente, non capire niente, guardarsi»

 

La vita è un mucchio di incertezze e supposizioni. Ma Nel cuore della notte di Marco Rossari – il suo ultimo romanzo per Einaudi – è qualcosa di molto preciso, nella sua evanescenza poetica. È una teomachia. Notturna. Ossia una lotta. Un conflitto. Dove il presente tende a sparire, quando compare il passato. Che si vorrebbe concretizzare con la forza inaudita del vulcano. Eppure la pistola di Cechov in questa storia non spara. L’attesa iniziale è soddisfatta in altri modi. Nel ritmo di una canzone di Harry Dean Stanton: «These two people, they were in love with each other».

 

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Dalla prima all’ultima parola non ho potuto fare a meno che pensare alla frase di Joyce de Il ritratto di un giovane artista, quando suggerisce il suo personale mantra esistenziale: «Vivere, errare, cadere, trionfare, ricreare la vita dalla vita!». Ecco, credo che nella storia di Rossari il motore narrativo sia il medesimo. Cementificare vita sopra altra vita, maneggiandola con il segreto delle cose. Come lo si intende qui:

 

«Ammirevole è la vita delle cose.

Nulla trapela dai loro gesti, impassibili, presagiti e scelti

come unica e costante idea

[…]»

(Valerio Magrelli, da Ora serrata retinae)

L’amore è una lotta. “Nel cuore della notte” di Marco Rossari

D’altronde, la storia è densa di richiami letterari, basti solo pensare all’immagine con cui si apre:Chiara e il suo ragazzo sono infilati nei sedili stretti di una corriera sgangherata che viaggia verso un vulcano. Ed ecco che fa capolino la storia di uno sconosciuto – e di Anna. Un’istantanea degna delle tinte fosche e imprevedibili del miglior Conrad, al cui Cuore di tenebra il titolo del romanzo di Rossari fa certamente eco.

Così, l’abitacolo della corriera si trasforma in una macchina del tempo. «In fondo l’unica vera casa è il corpo. Il tuo e quello della persona che ti ama». Che richiama l’asserzione carnale di Jesmyn Ward nel suo Salvare le ossa, «Sono i corpi a raccontare le storie».

Per lo sconosciuto il corpo, la casa era Anna. La ragazza con cui camminava tornando da scuola.

Una mattina le loro mani si sono abbracciate nel cappotto di lei. E per dieci anni da allora non si sono slacciate. Ma si sa, «Tutte le storie d’amore sono storie tristi».

Nel verso di una prosa intermittente e a tratti mimetica, che sfiora ogni tonalità possibile – dalla crudezza sudicia, al realismo sessuale, al “poetico” superamento del dolore –, Rossari compone un racconto che è fermamente steso sulla carne. Perché «la letteratura della carne è poesia».

Letteratura e poesia si compenetrano, formando, alla fine, un solo corpo. Quello di Anna e dello sconosciuto. Perfettamente amalgamati nel contesto diuna contemporaneità tecnologicamente malata. In cui, ancora una volta, si cerca la possibilità di comprendersi, come nell’ultimo romanzo di Elizabeth Strout.

Rossari ha raccontato che «Sapevo di non voler scrivere un altro libro con lo stile di quello precedente, volevo pagine più libere e più risuonanti, più ipnotiche e anche più rischiose. Volevo che fosse uno stile alto, caldissimo: una nota tenuta».

L’amore è una lotta. “Nel cuore della notte” di Marco Rossari

Ed è così.«Il cuore è una nota tenuta». In questi termini avviene la sovrapposizione quasi esistenziale fra anima e corpo, tra letteratura e letteratura della realtà:«[...] questa è letteratura: è immaginario, sovrapposizione, idea». Ossia una letteratura elevata per bene tre volte dal suo archè originario; avviluppata, poi, nelle sfumature stagionali dell’amore e dei corpi. Quelle in cui, con la stessa penna rovente del più iconico Bukowski, si tinge il dramma e la resurrezione della vita; il motivo per cui morire e quello per cui cambiare.

 

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Ciò che resta, quando la storia si sgretola, e ne rimangono solamente i contorni, è la poesia. Sempre nel suo testimone carnale. «La poesia è come l’universo secondo Blaise Pascal, con il centro ovunque e la circonferenza da nessuna parte». Ma al contempo Rossari ammette, quasi ironico: «Nessuno è più disposto a pagare per il porno, figuriamoci per la poesia».

Nel cuore della notte ha la capacità di coinvolgere e repellere. Affresca i contorni dell'attualità con le sfumature del tempo passato.Una piccola goccia di bellezza. In cui si ha la consapevolezza costante di un elemento fondamentale. Questa storia è una scelta. Leggere è una scelta. Scrivere lo è. Nel cuore della notte ci mostra la sua potenza, e ci ricorda di ammetterlo. Come dice Anna allo sconosciuto: «Perché volevo sceglierti, non ti avevo mai scelto».


Per la prima foto, copyright: Christopher Sardegna.

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