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L’amore di un padre nel conflitto israelo-palestinese

L’amore di un padre nel conflitto israelo-palestineseRonald Balson rappresenta un “caso” letterario: avvocato e professore universitario a Chicago, debutta a oltre sessant’anni tramite self-publishing. Il libro del debutto, Vorrei solo averti accanto (finalista al Bancarella 2014), è un legal thriller contemporaneo la cui trama affonda nella Polonia degli anni Trenta. Balson supera le 100 mila copie vendute e, a quel punto, la strada per il mondo editoriale è più che spianata.

Incontriamo Ronald Balson durante il tour italiano di presentazione del suo secondo romanzo: Ogni cosa è per te (edito da Garzanti nella traduzione di Roberta Scarabelli). È la storia di Jack Sommers, ebreo americano, disposto a tutto pur di riportare a casa la figlia Sophie, rapita e portata a Hebron dai genitori della moglie Alina – una donna di origini palestinesi morta in circostanze poco chiare.

La storia privata di Sommers si scontra con conflitti più complessi: lotte religiose e territoriali, piani terroristici, corruzione, traffico internazionale di capitali. A sbrogliare questa consistente matassa, tornano due personaggi cari ai lettori di Balson: Liam e Catherine, ora diventati una coppia, un investigatore e un’avvocatessa di Chicago.

 

Ha raccontato che il suo primo libro (in Italia titolato Vorrei solo averti accanto, in originale Once we were Brothers) nacque durante una sua permanenza in Polonia. Da dove viene l’ispirazione per questo secondo romanzo?

Intanto, vorrei ringraziare lei e Sul Romanzo per l’interesse che avete nel mio lavoro, e per questa opportunità di dialogo. Per rispondere alla sua domanda, l’ispirazione per questo libro mi è venuta ancora prima del primo romanzo, circa dieci anni fa. A quel tempo mi trovavo in Polonia, lavoravo a un caso riguardante delle transazioni finanziarie, proprio lo stesso da cui parte Ogni cosa è per te. La compagnia per cui lavoravo stava comprando un’altra compagnia per circa 300 milioni di dollari. Esattamente come succede al mio protagonista, Jack Sommers, stavo preparando i documenti per il trasferimento di denaro. E mi venne in mente questa cosa: se uno volesse scappare, se volesse sparire e non farsi più trovare, potrebbe semplicemente dare delle false istruzioni per questa operazione, a suo favore. Cioè, potrebbe trasferire i soldi da qualche altra parte, sparendo ancora prima di essere scoperto. Pensavo potesse essere l’inizio di una buona storia, così iniziai a scriverla. Dieci anni fa.

L’amore di un padre nel conflitto israelo-palestinese

Ma non era una buona storia, non funzionava, e dopo 150 pagine mi accorsi che i personaggi non mi piacevano e la storia non aveva senso né sostanza. Era solo il racconto di un avvocato corrotto. Così l’ho buttata via. Poi, dopo aver passato molto tempo in Polonia e aver visto tutto quello che la seconda guerra mondiale aveva lasciato in quel Paese, mi venne l’ispirazione per Once we were brothers. E dopo aver ottenuto un buon successo, sono tornato a quell’idea originale. Volevo che fosse un libro sull’amore intenso per un padre verso sua figlia, e su tutti i rischi che lui avrebbe corso per salvarla. Volevo che ci fosse una saldissima fiducia di una giovane figlia verso suo padre e volevo che tutto accadesse in un’area dove ci fossero delle tracce/basi storiche di cui poter parlare. Mi interessava che il lettore potesse uscire dal libro comprendendo meglio e di più i conflitti esistenti in quest’area. Tutto questo ha rappresentato la genesi del libro.

 

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In Ogni cosa è per te c’è, da un lato, l’idea di riportare ordine in un mondo narrativo pieno di caos – dominato da interessi finanziari e oltranzismi culturali. D’altra parte, c’è anche l’idea di salvare qualche cosa di prezioso (il titolo originale è Saving Sophie): una bambina, certo, ma anche una certa idea culturale, di convivenza di tipo progressista. Il suo libro tratta, attraverso le molte sottotrame, dell’antico conflitto tra forze del bene e forze del male. È così?

Sì, certamente. C’è la storia di Jack Sommers, della sua bambina, e di sua moglie. Ha a che fare con forze del bene e forze del male (chi lo tiene lontano dai suoi affetti). C’è una storia di corruzione nello sport, che riguarda dei giocatori di basket e un giro importante di scommesse: anche qui, si tratta di contrapposizione tra bene e male. C’è una traccia legata alla pianificazione di atti terroristici contro la popolazione civile… ci sono effettivamente molte istanze nel libro che fanno riferimento a questo scontro, fra bene e male.

 

Sembra che, nelle sue storie, gli individui siano presi per i capelli da un destino o da situazioni più grandi e più complesse di loro, e siano costretti a reagire. Quando inizia a scrivere, sa già che cosa accadrà loro o che cosa faranno, oppure si lascia sorprendere dai suoi stessi personaggi?

È una domanda interessante, sotto molti aspetti. Quando inizio a scrivere, ho un’idea generale delle caratteristiche, della forza, o debolezza, della vulnerabilità dei personaggi. Ma non so esattamente che cosa faranno, questo succede nel bel mezzo della scrittura. Io spero sempre di poterli riuscire a conoscere in modo profondo. Passo con loro moltissimo tempo. In particolare con Catherine e Liam (che sono in questo secondo libro e torneranno nel terzo). Li butto in alcune situazioni ed è vero, sono costretti a reagire a eventi più grandi di loro. Ecco Jack, Liam, Catherine… ci sono queste persone e sono loro che devono rispondere alle situazioni in modo coerente. Coerente con la loro personalità, e non con la mia che sono l’autore. Jack si trova di fronte al rapimento di sua figlia: non può che affrontare la cosa in un modo unico, nel modo che è proprio del suo personaggio. Tutto questo rappresenta un aspetto molto importante del processo di scrittura.

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Ha dovuto compiere diverse ricerche per scrivere Ogni cosa per te. Ad esempio, ha compiuto un viaggio a Hebron, per certi versi la città simbolo del conflitto israelo-palestinese. Che tipo di esperienza è stata?

Gli Ebrei vivono a Hebron da 3000 anni. Lì ci sono le tombe di Abramo, di sua moglie Sara, Isacco, Giacobbe, Rebecca e Lea. Quella grotta è ancora lì, si può visitare. È la tomba dei patriarchi. Ai tempi di re Davide, Hebron fu la prima capitale, prima ancora di Gerusalemme. È una città davvero importante, non solo per lo stato di Israele, ma per la religione ebraica. Ecco perché la sua sorte è così decisiva per molti.

Attualmente, Hebron è forse una delle città più pericolose che ci siano al mondo. Ci vivono 200 mila palestinesi e circa 500 coloni. Ci sono continui atti di violenza. Quando sono stato lì, camminavo per strada senza preoccuparmi troppo del fatto che potesse accadermi qualcosa. A un certo punto mi trovai fermo in una piazza, appena fuori dalla tomba dei patriarchi, e parlavo con mia moglie; era una giornata piena di sole e tutto intorno le persone passeggiavano. Appena un paio di giorni dopo un uomo venne colpito da un cecchino, esattamente nell’angolo in cui mi trovavo. Insomma, è incredibile. E non so se ci tornerò di nuovo, perché diventa un posto ogni giorno più pericoloso. Ma dovevo andarci per capire dove stessi ambientando il libro, ed è stato importante, Io vado sempre nei luoghi in cui ambiento i miei romanzi. Col senno di poi, capisco quanto sia pericoloso.

 

Abbiamo già nominato le molte sottotrame: rispetto a queste, come si è strutturato il processo di scrittura? Ha lavorato ogni sezione separatamente, assemblando tutto in un secondo momento?

No, è stato un flusso. A volte queste storie mi venivano in mente durante il processo di scrittura. Sono parti del libro a cui non avevo pensato prima di sedermi a scrivere. Ho sviluppato prima alcune trame, ad esempio come arrivare da una situazione A a una situazione B, ma poi la mia mente mi diceva come e quando creare nuove storie, nuove situazioni: alcuni dei subplot sono venuti alla luce in questo modo. Ci sono effettivamente molte storie intrecciate in Ogni cosa è per te, molte di più rispetto al mio libro precedente e rispetto al prossimo. Ma sono venute insieme, spontaneamente.

L’amore di un padre nel conflitto israelo-palestinese

Leggendo le sue storie, è possibile rinvenire una certa attenzione e dedizione autoriale alla costruzione dei personaggi. A quali dei suoi personaggi si sente più affezionato?

Ho passato così tanto tempo con Catherine e Liam che li considero degli amici stretti. C’è un gruppo di fan che mi segue e che è “innamorato” di questi due personaggi: vogliono sapere che cosa accadrà alle loro vite… Insomma, li capisco. Anche per me, sono i miei personaggi preferiti.

 

Questo è il suo secondo libro, e negli Stati Uniti sta per uscire il terzo. Sappiamo che sta lavorando al quarto e che ha già in mente un quinto romanzo. Compie ricerche approfondite per ciascuno ed è un avvocato di successo. La domanda è: come fa a fare tutto?

(ndR, il commento alla mia domanda è: “Ma questa ragazza sa più cose di me di quante non ne sappia io stesso! È dell’FBI?”)

Effettivamente, molte persone me lo chiedono. Come io faccia a tenere insieme tutto questo durante una giornata. Semplice, faccio come fanno le donne. Le donne vanno a prendere i bambini all’uscita della scuola, poi vanno al lavoro, tornano a casa, e quando tornano a casa, la sera, si prendono cura delle persone che amano, pensano alla cena. Le donne fanno molte cose insieme in continuazione…

 

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L’amore di un padre nel conflitto israelo-palestinese

E ha una routine di scrittura?

Non ho dei tempi fissi. Una volta sono stato a una conferenza di Larry McMurtry, uno scrittore che si occupa di western, e lui diceva: sedetevi alla scrivania almeno 5 ore al giorno e scrivete le vostre 5 ore tutti i giorni! Ma io non lo faccio, non tutti i giorni. A volte la mia professione di avvocato richiede tempo e attenzione e non posso scrivere per niente. A volte sono più libero e sono nel mood giusto e magari scrivo per sette ore di fila. Scrivo quando posso. E prendo appunti, quando mi viene un’idea la metto nero su bianco su un foglietto. Ma preferisco non avere dei programmi fissi o rigidi.

 

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Ora è in tour per l’Italia e poi, ritornerà a Chicago oppure ci sono altre mete che la attendono?

C’è l’Irlanda del Nord. Devo fare ricerche per il prossimo libro. Come dicevo, ho davvero bisogno di andare nei posti di cui scriverò. Molto spesso questi luoghi si rivelano molto diversi da come immagino che siano. E Belfast è ancora divisa in due: da una parte c’è la Shankill Road e dall’altra la Falls Road. Sono due zone completamente separate. C’è questo gigantesco muro che divide la città… Non sapevo niente di tutto ciò. Pensavo fosse storia, dato che il processo di pace è iniziato negli anni Ottanta. E tutto questo è in qualche modo sotto la superficie. Belfast è una città bellissima ed è cambiata molto negli anni. Tutto fa pensare che, in un futuro non troppo lontano, ogni cosa andrà a posto. Che tutto andrà bene.


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