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L’amore decomposto, ma indistruttibile. “Frammenti di un discorso interrotto” di Neri Pozza

L’amore decomposto, ma indistruttibile. “Frammenti di un discorso interrotto” di Neri PozzaAnche se ridotto in briciole, in ammasso polveroso, le cellule si riconosceranno e abbracciandosi ricostituiranno l’antico splendore: questo è l’amore. Lo stesso che danza in Frammenti di un discorso interrotto (Neri Pozza, 2018), libro postumo di Neri Pozza, curato da Angelo Colla.

Quest’opera narra dell’amore tra Neri Pozza e Lea Quaretti, una storia la loro che si trasforma in esempio, in sprone, in guerriero di fronte a chi vorrebbe annullarla al cospetto di assurdi dettami ipocriti, quali le regole ecclesiastiche. Negli anni ’40 era inconcepibile per una donna di buona famiglia, di formazione cattolica, reduce da un matrimonio infelice non annullato dalla Sacra Rota, concedersi una nuova possibilità. Ma Lea, fin dai tempi in cui da ragazza era stata spedita a studiare dalle Orsoline, non si allinea, non china il capo, piuttosto spiega le ali per volare insieme al suo Neri. Tra sensi di colpa, quelli sui quali la Chiesa fa leva per assoggettare le coscienze, lacrime, drammi familiari, «Stavano tutti a guardarci, strolegando come sciagurate pitonesse su quello che sarebbe successo della nostra unione», non rinuncia a congiungersi con un uomo apparentemente assai distante da lei. Lui proviene infatti da una famiglia umile, non ha ricevuto l’istruzione che si auto-impartirà da adulto, fagocitando con smania, durante una lunga convalescenza, i classici ai quali non aveva potuto accostarsi da ragazzo; lui, antifascista, sopravissuto alla guerra e alla prigione, lontano dalla fede che tante tribolazioni generate nell’amata.

 

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Il questo libro, che Pozza scrisse dopo la morte della Quaretti per cercare una catarsi che lo liberasse dallo strazio, o piuttosto per illudersi rivivendo tra le parole, si muove un sentimento che si manifesta come accettazione dell’alterità, che completa e nulla toglie, complementarietà che si nutre di attimi di silenzio, del non detto che fugando il superfluo consente un’autentica condivisione.

Tra la tenerezza che lascia Neri senza fiato nel rientrare nella casa abbandonata, dove tracce indelebili colorano gli spazi di respiri ormai cessati, e lo spavento per la notte («I fantasmi non hanno ore. Di giorno, alla prima repulsa della memoria, si ritirano. Di notte invece le figure vengono armate di tutte le armi, e le usano», il lettore si immerge in un tempo lontano che palpita se si chiudono gli occhi.

L’amore decomposto, ma indistruttibile. “Frammenti di un discorso interrotto” di Neri Pozza

E nell’accostarsi alla loro unione, tra le pagine si è coinvolti in un progetto comune di vita, la fondazione della casa editrice Neri Pozza per l’appunto, che offre uno spaccato sulla società, sul mondo della cultura, sul modo personale di viverla e sentirla. Come bisogno e impellente necessità talvolta, parziale condanna, nel caso di Lea, quando nel riconoscimento esterno non si percepisce il brusio dell’anima nell’atto di generare, «tu insistevi nel tuo solito ritornello: non dare nulla alle stampe perché – col pubblico nel quale vivevamo – non ne valeva la pena. Il mondo era sazio e distratto»; oppure come salvezza nel caso di Neri: «La solitudine dei vecchi, inesorabile, aperta come una voragine senza luce, è quella che aspetta tutti noi. Bisogna avere il coraggio, la forza e la fortuna di riempirla con la fantasia; cioè col nostro lavoro, prima che cali il velo dell’oblio».

Un racconto, questo che Pozza non ha dato alle stampe prima di raggiungere la sua Lea, che si dipana attraverso le case che ospitarono i due innamorati, aneddoti che assalgono famelici, aggrappandosi avidamente alle pieghe dell’essere per non dissolversi nell’oblio. Cortina, Asolo, Venezia, solo per citarne alcune, o i luoghi d’infanzia, Vicenza per Neri e Rigoso per Lea, sono teatro di gioie, scoperte, saggezza: «La verità è un veleno da usare con discrezione. Bisogna essere avari nel somministrarla».

Intrigante e a tratti divertente scorgere i tentativi di Pozza nel comprendere l’animo femminile, arrendendosi spesso all’oscura impenetrabilità della donna («Stavi parlando con la Mosca del Paradiso, con la leggerezza irriflessiva che mettete voi donne negli argomenti difficili»), accettata e rispettata, elemento distintivo di un puzzle complesso, che non può prescindere da alcun tassello per prendere forma.

 

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Pozza conclude l’opera riportando un “Idillio” scritto dalla Quaretti che certifica la corresponsione del sentire tra i due, cosa della quale peraltro è naturale accorgersi tra le righe.

Ma assaggiarla nelle parole stesse di Lea dona al lettore una pillola da ingollare per affrontare la durezza del mondo, rifocillando lo spirito:

«…ho capito con quale slancio di gioia si può morire per qualcuno. Come il dono della propria vita non sia fatica o tormento, ma solo slancio di gioia nel silenzio dove tutto tace».

 

E conclude:

«La mia grande pace è nella presenza silenziosa di Neri».

 

Frammenti di un discorso interrotto è testamento dell’amore che ancora e sempre nutrirà, lo stesso che avrà permesso a Pozza di ritrovare l’amata oltre le spoglie mortali, e di continuare quelle conversazioni notturne, intense e leggere, come la risata che precede il poggiar la testa sull’incavo tra spalla e cuore e lì assopirsi protetti.

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