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L’amore al tempo degli algoritmi. Intervista a Fabio Guaglione

L’amore al tempo degli algoritmi. Intervista a Fabio GuaglioneL’accordo perfetto (Mondadori, 2019) è un romanzo di Fabio Guaglione (più noto come componente della coppia di registi Fabio&Fabio), che da alcuni anni realizza con successo cortometraggi, video musicali e lungometraggi, ma che si dedica anche alla narrativa e al fumetto.

La storia è ambientata in una cittadina inglese, dove vivono Mark, un affermato musicista, e la moglie Laura, a sua volta architetto di successo che ha progettato la sofisticata villa in cui abitano da quando si sono sposati. Il loro matrimonio appare perfetto sotto ogni punto di vista, anche perché sembra il risultato di una felice combinazione tra le loro personalità, certificata da un percorso compiuto insieme presso la Crimson Heaven, una misteriosa società che calcola l’affinità di coppia basandosi su particolari algoritmi. Mark, timoroso di avventurarsi in una nuova relazione dopo la disastrosa rottura di un precedente legame, aveva convinto Laura a rivolgersi con lui a questa società, che dopo averli sottoposti a numerose prove di tutti i generi li aveva classificati come coppia ideale.

 

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In realtà, non tutto è davvero così perfetto nel loro ménage, ma Mark se ne rende conto davvero solo la sera in cui, rientrato in anticipo da un viaggio, trova Laura a letto con un altro, impegnata in un gioco erotico ad alta tensione. Sconvolto, Mark imprigiona l’amante della moglie nello scantinato della villa e decide che deve fare di tutto per salvare il suo matrimonio, a costo di obbligare Laura a rimanere legata al letto per discutere con lui fino allo sfinimento. Entrambi sono destinati a scoprire che l’altro non è la persona che credevano di aver sposato, ma soprattutto che la Crimson Heaven non solo non ha mai smesso di controllarli, ma non è nemmeno disposta ad accettare il fallimento del loro matrimonio, che annullerebbe il valore del suo costoso programma.

L’accordo perfetto è un libro inquietante sotto tutti gli aspetti, che ci fa intravedere i possibili sviluppi di un futuro dominato dagli algoritmi. Ne abbiamo parlato con l’autore in quest’intervista.

 

Lei si è affermato come regista, si è dedicato anche al fumetto e poi è approdato alla narrativa. Da cosa nasce questo desiderio di raccontare storie in modi diversi?

Ha un duplice motivo: uno più commerciale, uno personale e creativo. Oggi i produttori cinematografici guardano con molta attenzione ai prodotti editoriali, dai libri ai fumetti, per potersi immergere in un prodotto finito, leggerlo, scoprire personaggi e intreccio e giudicare da quelli se la storia può diventare un buon film o serie tv, il che è diverso dal ricevere la bozza di un progetto da un autore: è come se loro fossero in primis i fruitori di qualcosa.

Il secondo motivo è che ogni mezzo ha la sua peculiarità e permette di analizzare e raccontare una storia in modo diverso. Un romanzo ha tempi di narrazione diversi da quelli di un film, può soffermarsi sui dettagli e soprattutto entrare nella mente dei protagonisti. In una versione filmica de L’accordo perfettosarebbe molto difficile entrare così a fondo nella psiche dei personaggi come ho potuto fare scrivendo, perciò questo duplice stimolo mi ha portato a buttarmi nella scrittura di romanzi.

L’amore al tempo degli algoritmi. Intervista a Fabio Guaglione

Cosa cambia nel suo modo di pensare una storia quando passa dall’immaginarla come regista a farlo dal punto di vista di uno scrittore?

L’accordo perfetto è comunque strutturato come un film, quindi mi sono posto i problemi classici di una sceneggiatura cinematografica: la suddivisione in tre parti, l’evento scatenante, il mid point, le figure classiche degli archetipi di una narrazione cinematografica. Ovviamente, scrivendolo riuscivo già a capire dove mi sarei preso il tempo per spiegare di più cosa accadeva all’interno dei personaggi. Adesso, se dovessi scrivere la sceneggiatura di questa storia, ne farei probabilmente qualcosa di diverso, perché alcuni dei passaggi del libro cambierebbero senz’altro in un film. La differenza sta soprattutto nella possibilità di narrare il cambiamento che avviene nei personaggi, cosa che in un film non sarebbe così evidente e avrebbe bisogno di altri mezzi per essere resa comprensibile agli spettatori.

 

Com’è nata l’idea di una società come la Crimson Heaven, che ricorda un po’ le sette come Scientology, ma ha anche qualcosa del Grande Fratello?

Sono sempre stato affascinato dal ruolo invasivo che la tecnologia sta assumendo nella nostra società, ma in questo caso mi sono ispirato effettivamente a Scientology, al fatto che cerchiamo di demandare delle decisioni a qualcun altro, che si tratti di persone o di una app. Secondo me molti trenta-quarantenni di oggi, e magari anche più vecchi,  quando iniziano una storia sentimentale si pongono delle domande, temono di investire troppo dal punto di vista affettivo e di restare delusi. Quale sarebbe la nostra reazione se qualcuno potesse dirci subito come andrà a finire la nostra storia? Questa è stata la scintilla che ha fatto nascere le figure dei Matcher della Crimson Heaven, un po’ rassicuranti e un po’ inquietanti.

 

Il controllo degli individui, che in questo romanzo avviene con la scusa di scoprire le possibili affinità di coppia, è un tema dominante in molti romanzi di fantascienza. Pensa che una società futura potrebbe arrivarci davvero, con lo sviluppo delle intelligenze artificiali o con altri sistemi?

Purtroppo, alcune notizie sulle inchieste recenti, che dimostrano come anche solo Facebook possa influenzare i voti alle elezioni, sono già abbastanza inquietanti. Il sistema tecnologico comunicativo sta in qualche modo impigrendo la nostra capacità di cercare e analizzare le informazioni alla fonte, e quindi siamo già tutti in qualche modo influenzati. Il punto non è quello di comandare le coscienze, ma di influenzarle. Nel romanzo si assiste alla ricerca del punto perfetto che possa portare due persone, che magari in altre circostanze non s’innamorerebbero affatto, a sincronizzarsi lentamente una con l’altra.

La fantascienza per sua natura guarda sempre almeno tre passi avanti, ma temo che questo argomento diventerà sempre più importante, e in fondo lo è già se guardiamo a ciò che succede nei social network.

L’amore al tempo degli algoritmi. Intervista a Fabio Guaglione

Mark è una persona dotata di un forte autocontrollo, eppure la certezza di essere tradito dalla moglie provoca in lui una regressione immediata. L’istinto finisce sempre per avere il sopravvento sulla razionalità? L’uomo del ventunesimo secolo non è poi tanto lontano dai suoi antenati?

Nel programma che i due protagonisti seguono alla Crimson Heaven ci sono diverse prove che fanno leva sull’animalità, sia per similitudine sia per contrasto. Il punto sta nel fatto che ancora facciamo fatica a distinguere l’istinto dall’emozione: l’uomo dovrebbe seguire l’intelletto e usarlo, ascoltare l’istinto, ma poi fidarsi delle proprie emozioni. L’istinto è ciò che ci avvicina di più agli animali, però l’uomo possiede anche le emozioni. Se la mente cerca di ingabbiarci secondo degli schemi precostituiti, un’emozione non può mentire, non può sbagliare, è una specie di radar per il corpo.

Nove volte su dieci, quando conosciamo una persona e avvertiamo la sensazione di poterci fidare di lei oppure no, di solito, a posteriori, ci rendiamo conto che la nostra prima impressione era corretta. Il punto è che siamo stati educati a seguire sempre l’intelletto, che spesso finisce per ingannarci.

La vicenda di Mark e Laura è una metafora del fatto che spesso ci convinciamo che una persona è perfetta con noi anche quando in realtà non lo è affatto, come accade spesso nei casi di violenza domestica.

 

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Poco fa ha detto che questo libro è nato per differenziarsi da un film, ma che al tempo stesso lo ha scritto seguendo le regole di una sceneggiatura. C’è già un progetto per una trasposizione cinematografica?

Da quando ho avuto in mano il volume stampato, ne ho spedito delle copie a vari produttori cinematografici e ne stiamo parlando, alcuni lo stanno ancora leggendo. Ci sono già un paio di case di produzione interessate, perciò se diventerà un progetto reale o no lo scopriremo prossimamente.


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Per la prima foto, copyright: Carlos Muza su Unsplash.

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