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L’amore ai tempi dell’Olimpo. “L’abisso di Eros” di Matteo Nucci

L’amore ai tempi dell’Olimpo. “L’abisso di Eros” di Matteo NucciL’amore è senza dubbio l’argomento più trattato della storia dell’umanità; chiunque ha tentato di parlarne o scriverne, e oramai tutto quanto era da dire è stato detto.

Impresa ardua è dunque quella cui si è cimentato Matteo Nucci (che – come confessa lui stesso – ha iniziato a lavorare sull’Eros greco venticinque anni fa): studiare l’amore, in particolare l’amore nel mondo greco, rifacendosi al mito (IL mito per eccellenza, quello di Elena di Troia) come ai personaggi storici (ricordando l’amore che legò Aspasia a Pericle). Frutto delle sue fatiche e compendio degli anni di ricerca è un grazioso e piacevolissimo saggio, intitolato L’abisso di Eros e pubblicato dalla casa editrice Ponte alle Grazie.

Come è possibile che Elena di Troia, la donna che, nella letteratura europea e mondiale, viene presentata come la traditrice per eccellenza, nell’Odissea, quando Telemaco sulle tracce del padre la incontra a Sparta, ritornata come regina col primo marito Menelao, venga rappresentata come una moglie modello, innamoratissima del suo sposo? Come può convivere quest’amore casalingo con la vicenda del tradimento più famoso della storia? In che maniera può Elena amare Menelao nell’Odissea e Paride nell’Iliade?

Da queste domande nasce l’intera riflessione dello scrittore, che si snoda attraverso tutta la cultura greca partendo dalla mitologia, centrale nel libro, e in particolare da pochi versi che aprono (dopo il consueto inno alle muse) Le opere i giorni di Esiodo

 

«In principio fu Chaos. Poi subito

Gea dall’ampio seno, per sempre sicura dimora di ogni cosa

e quindi Eros, il più bello fra gli dèi immortali

che scioglie le membra, e di tutti gli dèi e di tutti gli uomini

doma nei petti la mente e l’assennato consiglio.»

 

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E dopo Esiodo altri poeti e scrittori, come Aristofane, Alceo, Ibico, Saffo, Stesicoro, Archiloco o Anacreonte, sono citati e analizzati al microscopio da Nucci, capace di cogliere sfumature e accenti amorosi in ogni verso.

L’amore ai tempi dell’Olimpo. “L’abisso di Eros” di Matteo Nucci

Non solo poeti e uomini di lettere però vengono richiamati alla mente. L’intera società greca – afferma l’autore – era intrisa di Eros, e così egli porta esempi da tutti i campi possibili, dalla filosofia (spesso citati sono Socrate, Platone e Aristotele, ma anche alcuni “minori” come Gorgia o Empedocle di Agrigento) all’arte (con una pagina memorabile dedicata alla descrizione di un kylix, ovvero una coppa bassa da vino, decorata con la scena dell’innamoramento di Achille e Pentesilea, regina delle amazzoni, sotto le mura di Troia), alla statuaria o alla più varia oggettistica, fatta di collane, anelli, braccialetti e altri monili di sorta. Manca solo la pittura, ma solo perché questa non è giunta sino a noi, come rimpiange lo scrittore in un altro passaggio di grande valore letterario.

I grandi voli pindarici (è il caso di dirlo parlando di Antica Grecia) attraverso il mondo antico sono poi accompagnati e introdotti da minuziose e suggestive descrizioni dei luoghi raccontati, che siano l’Acropoli di Atene o il bosco di Sparta oppure il MarTa (Museo nazionale Archeologico di Taranto) o la città di Monaco, nel cui museo di antichità (Staatliche Antikensammlungen) si trova la coppa di cui abbiamo parlato poc’anzi. Per portarne un solo esempio:

«Ascra, per i greci di oggi Askri, è ancora un piccolo villaggio gelido d’inverno e soffocante d’afa in estate. Fra le casupole a cui fanno ritorno i migranti dei nostri tempi, soprattutto albanesi e pakistani, la piazza principale è un anello di taverne e ouzerie chiuse attorno al busto che celebra il più famoso abitante. I vecchi sbocconcellano kouloùria, ciambelle ricoperte di semi di sesamo, e ragazzini ciondolanti vi possono indicare la via verso la valle delle Muse. Una strada sterrata si perde fra i campi assieme al senso dell’orientamento se non fosse per una divaricazione che si apre come uno squarcio sul fianco della montagna in un lieve pendio dove si è improvvisamente lontani da tutto. Un ponticello in travi di legno approntato dai paesani porta oltre il fiume Permesso dove le nove figlie di Zeus e Mnemosyne, ossia Memoria, venivano a bagnarsi lontano dagli sguardi degli umani. Oltre una breve salita, la radura è disseminata di resti antichi e più in alto, dove la sorgente Ippocrene spilla acqua freschissima, una grande roccia consente di osservare dall’alto la valle. È qui che Esiodo fu visitato dalle Muse e venne invitato a comporre il canto. Nel silenzio assoluto, una carta plastificata sventola legata ai rami di un albero.»

L’amore ai tempi dell’Olimpo. “L’abisso di Eros” di Matteo Nucci

Quella di Nucci si presenta dunque come una grande panoramica sulla visione di Eros, quella passione più che divina che accende e brucia gli uomini portandoli ai gesti più incomprensibili. Nei tre capitoli che compongono l’opera – Squarcio, Seduzione e Spaesamento – la forza amorosa è illustrata e quasi dissezionata davanti ai nostri occhi, con una forza e una vivacità che rendono questo libro adatto a chiunque, dallo specialista e studioso di antichità, al ragazzino che per la prima volta ha sentito i morsi dell’amore.

 

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Ciò che rende il libro infatti tanto gradevole e meritevole di successo è la passione che sgorga da ogni frase presente nel saggio. Dalle righe risalta evidente l’amore che ha l’autore per l’argomento che tratta, per gli autori che cita o per i luoghi che ha attraversato e ora ricorda.

Questa smisurata passione lo porta anche spesso ad allontanarsi dal filo del narrato, o a citare libri, quadri e autori contemporanei (come Botticelli, Goya o Giorgio Caproni e Malcolm Lowry), facendoci fuggire un attimo dall’universo greco in cui lo stesso ci aveva calati. La narrazione però non ne risente mai; al contrario, la rende più viva e vicina a noi lettori, quasi che Nucci sia accanto a noi e tutto accalorato cerchi di trasmetterci la sua passione, con gioia e semplicità.


Per la terza foto, la fonte è qui.

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