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L’amicizia è un porto sicuro. “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara

L’amicizia è un porto sicuro. “Una vita come tante” di Hanya YanagiharaPuntata n. 6 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Non lo vediamo mai con nessuno, non sappiamo di che razza sia, non sappiamo niente di lui. Post-sessuale, post-razziale, post-identità, post-passato. Il post-umano. Jude il Post-Uomo».

 

I legami umani sono probabilmente la cosa più preziosa, ma anche la più difficile da mantenere viva.

I rapporti di amicizia, quelli veri, sfidano il tempo e le ragioni, le discrepanze, i fraintendimenti, e durano il tempo di una vita intera. E se i legami sentimentali sono soggetti sempre e comunque al trascorrere dei giorni, quelli di amicizia vivono di vita propria, non devono sottostare ad alcun tipo di legge; un amico è una possibilità che l’esistenza ci dona per poter dare un senso alla nostra storia sulla terra.

Viviamo costantemente alla ricerca di qualcosa che possa alleviare il nostro senso di solitudine, ci barcameniamo per le strade, affoghiamo dispiaceri davanti a una birra, ma abbiamo sempre e comunque bisogno di qualcuno che sappia ascoltarci e se il caso anche restituirci silenzio.

Nasciamo soli e indubbiamente andiamo incontro alla fine, da soli; ma nel mezzo, in quel tratto di esistenza che c’è tra il prima e il dopo, la vicinanza emotiva di qualcuno che ci conosca e sappia aiutarci, apprezzarci e tenerci in equilibrio nei momenti di mareggiata, è una cosa fondamentale, perché i nostri equilibri molto spesso sono direttamente correlati agli affetti.

L’amicizia è un porto sicuro. “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara

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Hanya Yanagihara è nata a Los Angeles nel 1974, è una scrittrice di origini hawaiane; Una vita come tante è il suo secondo romanzo, pubblicato in Italia da Sellerio, con la traduzione di Luca Briasco.

Quattro ragazzi vivono in una New York piena di sogni in incubatrice e speranze; sono quattro amici, compagni di college: Willem Ragnarsson vuole diventare un attore famoso, ma nel frattempo sbarca il lunario lavorando come cameriere; bello e fascinoso, viene da una famiglia che lo ha tirato su in un ambiente di totale anaffettività.

Jean-Baptiste Marion, per tutti JB, figlio di immigrati di Haiti, lavora nello studio di una prestigiosa rivista d’arte; artista lui stesso, vive ossessionato dalle foto che scatta ai compagni e dai dipinti che ne trae in seguito.

Malcolm Irvine, è gay; architetto, lavora in uno dei migliori studi della città, figlio di una famiglia benestante; personaggio che appare spesso autodistruttivo.

E infine Jude St. Francis, dei quattro amici il più enigmatico, con un oscuro passato alle spalle, molti problemi di autolesionismo e di salute (a causa di forti dolori alla schiena), sensibile oltremodo ed eccessivo nella sua ricerca della solitudine.

Quella che inizialmente pare una storia fatta di feste e divertimento, dove ogni protagonista cerca di costruire i propri sogni, si rileva poi, con il passare delle pagine, un trattato profondo sulle inquietudini dell’animo umano, sulle sofferenze spesso taciute.

«Si trovava nella condizione di dover studiare i suoi amici sotto una luce diversa, non solo come appendici della sua vita, ma come personaggi distinti e dotati di esistenza propria: a tratti, benché li conoscesse da anni, gli sembrava di vederli per la prima volta».

L’amicizia è un porto sicuro. “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara

La nostra autrice ci racconta la reale intimità che intercorre all’interno di un rapporto di amicizia, ci fa scendere fin dentro i più oscuri segreti che possono esserci alle spalle di ogni essere umano.

«Essere amico di Jude significava spesso non porsi le domande che ci si sarebbe dovuti porre, per paura delle risposte».

 

E con il trascorrere di una lettura vasta come un romanzo che ha il sapore di un’altra epoca, affiorano piano tutti i ricordi dei protagonisti, la loro infanzia e, con una regressione molto lenta, Yanagihara ci racconta di come, ognuno dei quattro ragazzi, è diventato l’uomo che è; attraverso esperienze lontane, infanzie difficili e adolescenze tormentate.

«C’è la persona dalla quale ritorni: il suo volto, il suo corpo, la voce, il profumo, il contatto fisico; il modo che ha di aspettare che tu finisca il tuo ragionamento, per quanto lungo possa essere, prima di parlare a sua volta; la lentezza con cui il sorriso gli illumina il volto, come la luna che sale nel cielo; la chiarezza con la quale ti dimostra che gli sei mancato, e che è felice di rivederti».

L’amicizia è un porto sicuro. “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara

C’è, in questo libro, la certezza che qualsiasi battaglia la vita ci imponga, ci sarà sempre un volto amico lì ad attenderci, e sarà un po’ come una casa. E il peso di un passato che non sarà mai totalmente lontano incombe in ogni pagina del libro. La scrittura di Yanagihara è pulita, anche se non mancano buone metafore, e tratti lirici; la sua bravura sta nel mettere davanti agli occhi del lettore un puzzle che all’inizio può sembrare caotico ma che, con il passare delle pagine, diventa sempre più chiaro e preciso.

«A volte gli dispiaceva non essere mai entrato nelle inquadrature: in fondo, quella che stava realizzando era la storia delle vite dei suoi migliori amici, e la sua assenza pesava come piombo».

 

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La nostra scrittrice ci regala un romanzo che supera le 1000 pagine, un viaggio tra presente e passato, dove ogni elemento, anche quello che inizialmente può sembrare irrilevante, acquisisce poi un suo grado di importanza.

E quello che alla fine ci lascia in dote questa storia è la certezza che non esiste passato che non inquini il presente; che i ricordi troppo spesso restano macigni, e che basta ricordare per rivivere fisicamente e chimicamente le immagini che ci si srotolano nella mente. Se in questa vita non esiste consolazione né espiazione per una vita passata che ci ha segnato in maniera irrimediabile, può esistere però un riscatto, un punto di svolta, e soprattutto, possono esistere legami, amicizie, che vanno al di là di ciò che siamo stati e di ciò che saremmo. E che, in un certo qual modo, ci tengono al caldo, due braccia che saranno sempre fortino dietro cui tentare un riparo.


Per la prima foto, copyright: Matheus Ferrero.

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