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“L'ambasciata di Cambogia” – Se è giusto essere felici secondo Zadie Smith

“L'ambasciata di Cambogia” – Se è giusto essere felici secondo Zadie SmithPer entrare in una buona storia ci vuole curiosità e tempo. Vale per l'ultimo libro di Zadie Smith, L'ambasciata di Cambogia (Mondadori, traduzione di Silvia Pareschi), che va letto aprendo la mente alla rottura di ogni preconcetto e poi lasciato a riposare sul comodino, per poi essere ripreso, riletto e messo in discussione, con la stessa pulizia d'intenti che l'autrice gli dedica.

Più che un romanzo ha la forma e il ritmo di un racconto e come tale è stato costruito dall'autrice quando lo ha scritto per la rivista «The New Yorker» per cui è uscito nel febbraio del 2013. Al ritmo di una partita a badminton che la protagonista Fatou vede giocare ogni lunedì mattina nel giardino dell'ambasciata di Cambogia, mentre aspetta l'autobus che la porterà in piscina, e dei 21 punti necessari a chiudere un incontro, Zadie Smith, con un'asciuttezza ancora più estrema del consueto, porta il lettore a immedesimarsi nelle paure e nelle difficoltà di un immigrato in terra straniera.

Fatou è arrivata a Londra dalla Costa D'Avorio in cerca di una possibilità e ha trovato lavoro nel quartiere di Willesden, parte di quel Borough of Brent tanto caro a Zadie Smith, in cui l'autrice ha abitato e ha ambientato molte delle sue storie, a cominciare da Denti bianchi. Sullo sfondo di una Londra olimpica (il racconto è ambientato nell'agosto del 2012) Fatou si pone le domande che si porrebbe qualsiasi immigrato che inizia la lunga marcia verso l'integrazione, dopo aver sostenuto già quella fisica e psicologica per giungere in un Paese della "ricca" Europa.

Prima fra tutte si chiede se è una schiava. Non ha uno stipendio per il lavoro di tuttofare in casa Derawal, viene schiaffeggiata e insultata («sei nero come Fatou», «sei stupido come Fatou»), le è stato preso il passaporto non appena è arrivata in UK, non può quindi lasciare quella casa senza il permesso dei Derawal.

“L'ambasciata di Cambogia” – Se è giusto essere felici secondo Zadie Smith

Ma non appena il lettore indignato risponderà che sì, questa donna è trattata come una schiava, ecco che Zadie Smith lo spiazzerà, facendo concludere a Fatou che potendo uscire una volta alla settimana (di nascosto) per andare a nuotare in piscina «tutto considerato non si riteneva una schiava». Essersi conquistata quello spazio per sé, la rende più forte, la rende ancora libera. L'esperienza che sta vivendo è utile, perché le sta insegnando ad arrangiarsi da sola, «al suo Paese come qui, la chiave per sopravvivere».

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Ma Fatou non si ferma e dalla sua risposta nascono altre domande, anche grazie all'amicizia dialettica con Andrew, amico nigeriano che incontra per mangiare cannoncini ripieni di panna e crema e parlare delle ingiustizie del mondo. Dalla "demonologia" dei numeri e del loro uso da parte dei governi per dimostrare ciò che vogliono sia dimostrato, alle gare di sofferenza fra ebrei, giapponesi e africani, fino al modo migliore per reagire al dolore, Zadie Smith usa le domande di Fatou per riflettere e farci riflettere, non assicurando mai al lettore la risposta migliore, ma solo un grappolo di possibili strade da percorrere con serietà e velocità, perché, come nel badminton, anche nella vita è importante trovare la risposta giusta al momento giusto, senza aver paura di uscire dal cerchio di attenzione che ognuno di noi traccia intorno a se stesso.

“L'ambasciata di Cambogia” – Se è giusto essere felici secondo Zadie Smith

E se la domanda che in molti oggi si dovrebbero porre quando si cerca di mandare indietro le migliaia di immigrati che provano a giungere in Europa dal Nord Africa è la stessa che si è posta Fatou: «era sbagliato sperare di essere felici?», la risposta resta aperta ed è anche nostra responsabilità trovarne una che possa soddisfare chi migra e chi ha la fortuna di non doverlo fare… ancora. Per non dover pensare che la partita che attende molti nostri simili è la stessa capitata a Fatou che perde 0 a 21 e non sa quando potrà avere una rivincita o se dovrà limitarsi a osservare le partire altrui come accade in quella di badminton che segue oltre le mura de L'Ambasciata di Cambogia, mentre una donna in vestaglia e turbante rosso (che si chiama Zadie Smith) la sta osservando.

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