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“L’ala del corvo”, un romanzo storico dal sapore cavalleresco

“L’ala del corvo”, un romanzo storico dal sapore cavallerescoLa seconda puntata della mini saga irlandese Dietro la tenda si presenta al lettore con il titolo L'ala del corvo ed è stata pubblicata nuovamente da Parallelo45edizioni nel settembre di quest’anno. A metterci mano ancora la coppia Maura Maffei – Rónán Ú. Ó Lorcáin, dopo l’esordio convincente del primo libro, Le ali della farfalla.

A dispetto del primo episodio, in questo secondo “feuilleton” si nota ben marcata la penna di Maura Maffei. La delicatezza e l’accuratezza dell’indagine introspettiva del colonnello Bran, le calde e struggenti lettere d’amore dello stesso verso la sua amata e le poetiche e pittoresche descrizioni dell’Irlanda (in particolare della regione Connemara) hanno un preziosismo lessicale tutto femminile. A tal punto che il sincretismo con le espressioni gaeliche (in passato l’idioma irlandese) quasi stona con le rappresentazioni pittoresche dell’isola detta di Smeraldo. Certo non si può dire che il ruolo del linguista irlandese sia marginale, visto che è stato proprio lui a fare un lavoro qualitativamente elevato di ricerca delle fonti sull’ambientazione settecentesca, ma non c’è dubbio che questo secondo romanzo ha nelle sue vene una passione tutta femminile.

Come già era stato spiegato nella recensione precedente, la storia di cui si narra è quella di un amore complicato fra il colonnello-barone Bran Ó Brolcháin e la bellissima Louisa Clare. Due discendenti di famiglie nobili, ma da circa un secolo in rapporti di amore e odio sullo sfondo della persecuzione inglese nei confronti dei cattolici cristiani irlandesi. La missione del vescovado cristiano e dei dragoni irlandesi, appena svelata nell’episodio precedente, di consentire la Messa cattolica ai seguaci religiosi, si sta sempre più delineando, seppur sia evidente il tremore di fronte al nemico e la condizione di precarietà per celebrare il proprio credo. Bran sa di essere il punto fermo, la colonna portante dei suoi uomini e di tutta la comunità che persegue questo sogno. Come già s’era compreso nell’ultima parte della Fragilità della farfalla il soldato austro-irlandese è innamorato di Louisa Clare e vuole vivere con lei nella felicità perenne, prendendola in moglie. Colla Clare, lo storico nemico dei cattolici cristiani, non nega la mano della figlia ma, sfruttando la durezza delle leggi inglesi, pone una condizione obbligatoria: la conversione religiosa dell’irreprensibile colonnello. Ovviamente il discendente di una delle più integerrime famiglie cattoliche non può che rifiutare l’offerta. Pena: l’addio doveroso alla sua innamorata.

Purtroppo, per i suoi seguaci e per gli amici cattolici che hanno fiducia nella sua azione di controllo e di organizzazione, il battagliero e fiero colonnello si trasforma, per amore, in un diafano e gracile soldato. Perde la sua compostezza, la sua autorevolezza e forse anche la ragione di vivere. Inizia per lui una crisi religiosa, spirituale e amorosa devastante. Tutti i seminaristi e i cattolici sono preoccupati del suo stato di malanimo, che si può accostare talvolta a quello stato febbricitante e languido del Dante della Vita Nova. Per un lasso di tempo lunghissimo, il barone Bran Ó Brolcháin vive senza emozioni i suoi giorni, non mangia volutamente, è fiacco e debole, è irriconoscibile rispetto all’aitante e sicuro colonnello che era giunto dall’Austria per liberare l’Irlanda; devoto, fermamente cattolico e pio verso la patria e verso la sua famiglia: una luce di speranza per i perseguitati.

Ricordando un celebre capolavoro in versi della letteratura nostrana, si potrebbe ravvisare in questa mutazione una figura settecentesca dell’Orlando Furioso, nato dalla penna dell’Ariosto. Soltanto che qui la furia non è manifestazione di pazzia e potenza fisica, ma si palesa in un disagio interiore, prolungato e prosciugante, che sarà risolto solo dal confronto diretto col Signore. Nel frattempo, tuttavia, cosa accade agli altri protagonisti? Quale ruolo gioca il reverendo Newman e come reagisce Louisa o Labhaoise di fronte alla mancata promessa del suo amato?

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“L’ala del corvo”, un romanzo storico dal sapore cavallerescoAlla conclusione dell’Ala del corvo restano molti i fili dell’intreccio irrisolti. Del resto la scrittrice non ha mai negato la sua predilezione per il genere “feuilleton” e anzi la costruzione quinquennale di questa trilogia ne ha tutti i crismi. È una narrazione che avvince il lettore, lo trasporta in un’epoca a lui poco nota, similare sotto certi punti di vista con i costumi e le gentilezze del nostro Medioevo. Si rivive in alcuni istanti quella sagra arturiana-ariostesca delle “donne, l’arme e i cavalieri”; solo che, come ben specificato dal prologo degli autori, non ci sono “cappa e spada”, ma solo la gentilezza e la cortesia dei dialoghi. Le armi che hanno a disposizione gli irlandesi non sono né lame né baionette, ma la dedizione e il coraggio degli eroi cattolici.

Si torna indietro leggendo questa saga, ci si libera mentalmente da schemi moderni e angustie attuali. Certo non è una fiaba, ma un romanzo storico e dietro al clima fiabesco si cela la cruda realtà di tortura (impiccagioni e roghi) dei protestanti nei confronti dei concittadini di religione avversa.

Nonostante le squisite rappresentazioni della verdeggiante e profumata terra irlandese e sebbene la tensione fra i personaggi sia emotivamente penetrante nel lettore, il confronto con il primo libro è impari.

Mancano la dinamicità dei personaggi e l’elemento misterioso che circondava la trama e gli interpreti. La costruzione narrativa è troppo incentrata sulla crisi religiosa e psicologica del colonnello Bran Ó Brolcháin, talvolta i monologhi e le disquisizioni di natura filosofico-religiosa si attardano e isteriliscono il racconto. Forse è questa una strategia ricercata dagli autori: il mettere da parte l’amata, Labhoise, che con i suoi pensieri a volte fanciulleschi, talvolta sviluppati dal sortilegio amoroso regalavano quell’orizzonte d’attesa emotivo che la figura di Bran non riesce a trasmettere al lettore, per poi ridarle lustro e spazio nell’ultimo appuntamento: L’astuzia della volpe.

Certamente restano molti gli interrogativi da svelare al lettore. Bran e Louisa coroneranno il loro sogno? Verrà vinta la resistenza astuta di Colla Clare? Cosa accadrà alla diocesi cattolica?

Altrettanto con sicurezza non si può negare che nella stesura Maura Maffei, che ha definito l’Irlanda «la mia patria ideale, la mia patria dell’anima sin da quando ero adolescente» non vi abbia messo un’indomabile passione per rappresentare la tenacia, la fede, il coraggio e la fierezza di questo popolo gaelico. Tralasciando i difetti o meno del risultato complessivo, la partecipazione emotiva così forte della scrittrice nel vergare, passo dopo passo, questa terra magica, fa meritare all'intera trilogia almeno una volta la lettura

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Commenti

Grazie per questa bella e accurata recensione!
Avendo compiuto studi musicali tanto Rónán quanto io, più che al "feuilleton" letterario, nella composizione della nostra trilogia ci siamo ispirati alla struttura del concerto sinfonico, con i suoi 3 movimenti canonici: Allegro - Adagio - Allegro.
Così nella trilogia "Dietro la tenda" il primo volume, ossia "La fragilità della farfalla", rappresenta un sognante Allegretto, il secondo volume, "L'ala del corvo", è un Adagio pensoso e tragico e, finalmente, il terzo e ultimo, "L'astuzia della volpe", avrà le note smaglianti dell'Allegro Assai. In un concerto sinfonico spesso avviene che l'Adagio sia meno accattivante degli altri due movimenti, si apprezza meglio a un secondo ascolto: la tonalità diventa minore e avvertiamo di meno il ripieno dell'orchestra. Ma senza la pausa dell'Adagio, che impone all'ascoltatore un momento intimista e descrittivo, un momento di riflessione e di evocazione, la brillantezza sonora del terzo movimento mancherebbe di profondità.
In un concerto sinfonico, inoltre, è prevista la presenza di strumenti solisti che dialogano con l'intera orchestra. Proseguendo nel paragone, in "Dietro la tenda" gli strumenti solisti sono addirittura tre, quelli effettivamente suonati nel racconto dai tre personaggi principali: l'arpa per Labhaoise, protagonista de "La fragilità della farfalla", la cornamusa irlandese per Bran, protagonista de "L'ala del corvo" e il clavicembalo per il reverendo Hugony, protagonista de "L'astuzia della volpe" (di cui è prevista l'uscita tra pochi mesi). La cornamusa irlandese, sebbene sia uno strumento popolare e poco affine alla grande produzione della musica classica, non è impari all'arpa: hanno semplicemente un diverso registro sonoro, una diversa voce. Forse spetta al clavicembalo, strumento che di per sé ha maggiore versatilità espressiva, - e del quale nei primi 2 volumi si sono ascoltati soltanto pochi arpeggi - dare il giusto equilibrio all'intera composizione e a inquadrare anche il singolo valore di arpa e di cornamusa. Chissà... E se fosse proprio il clavicembalo lo strumento principale dell'intero concerto?
Grazie ancora di cuore e a presto!!!
Maura Maffei

Maura Maffei innanzitutto la ringrazio della stima per la recensione. Personalmente ho trovato la vostra trilogia davvero accattivante.
Non sono un grande esperto di concerti sinfonici e non ho pensato minimamente a una proporzione fra narrativa e musicalità. La ringrazio di questa ulteriore informazione che dà un aspetto ancor più caratterizzante alla materia narrata. Di per sé già abbellita da i colori, i profumi, le tinte e il fascino della terra fiabesca irlandese.
Attendo personalmente con ansia il terzo e ultimo capitolo della vostra saga.
Le lascio un suggerimento: io credo che questa stessa trilogia possa essere trasposta in una pellicola, che rinvenendo la sagra arturiana possa con maggior analisi della passione amorosa e contemporaneamente con una lucida rappresentazione di quell'Irlanda, incantare lo spettatore.
P.S.: mi scusi se le ho accettato l'amicizia dopo un po' di tempo.

Gentile Stefano,
vedo solo oggi la sua risposta, perché sono stata impegnata nella promozione dei romanzi nelle librerie. Non posso che ringraziarla ancora: le sue parole ci onorano e l'augurio di una trasposizione cinematografica è davvero un bellissimo sogno. Non so se si realizzerà mai, ma ci è comunque grato sperarlo... Grazie anche per questo dialogo che abbiamo avviato e che mi permette di aprire il mio cuore sui retroscena dell'opera, come di solito faccio nelle presentazioni. Lei ha indovinato sul fatto che il secondo volume è quello che mi "assomiglia" di più dei 3. Quanto alla minore comparsa tra le righe del gaelico, è una scelta voluta perché il protagonista de "L'ala del corvo", ossia il colonnello Bran, è di madrelingua gaelica, mentre tanto Labhaoise quanto il reverendo Hugony, per gli altri due volumi, sono di madrelingua inglese. Che cosa significa questo? Si è più portati a memorizzare frasi in lingue diverse dalla nostra, che pur si conoscono: non avrebbe senso rimarcare frasi in irlandese, se già si parla irlandese, se non in alcune situazioni particolari che possono richiederlo, che sembrino credibili al lettore e che esulano dallo sfoggio di erudizione. Quanto al ruolo di Rónán come coautore, cresce con i romanzi. Abbiamo potuto scriverne a quattro mani il testo perché lui conosce benissimo l'italiano (ha vissuto dieci anni in Piemonte, prima di ritornare definitivamente a Dublino). Io mi sono occupata in prima persona della redazione di ogni capitolo che lui ha via via arricchito di lingua, cultura e ambientazione irlandese. Il suo ruolo è stato determinante per la creazione di un personaggio in particolare, quello di Hugony Newman, che è inglese e che un pastore anglicano. Per questo dico che il suo ruolo cresce man mano che cresce nella trilogia l'importanza del personaggio di Hugony: senza di lui non sarebbe mai diventato così interessante. Rónán ci teneva moltissimo, infatti, che la questione irlandese non risultasse come uno scontro di religione (che è servito piuttosto da paravento), ma come la lotta contro l'identità, la lingua, la cultura di una Nazione, mirando a interessi economici e politici apparentemente sommersi. Così ha eliminato tutto quello che potesse far considerare gli anglicani quale facile "nemico" e il personaggio di Hugony ha acquistato uno spessore da protagonista assoluto,come risalterà soprattutto nel terzo volume.
Grazie anche per l'amicizia: è una gioia per me poter continuare a discorrere insieme!
Un caro saluto e a presto!
Maura Maffei

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