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L’adolescenza nella narrativa italiana contemporanea

L’adolescenza nella narrativa italiana contemporaneaS’intitola L’età difficile. Immagini di adolescenti nella narrativa italiana contemporanea il libro firmato da Elisabetta Mondello e pubblicato da Giulio Perrone. Ed è un saggio. Che il lettore lasci aperta la possibilità alla sorpresa: si ha di fronte un saggio appassionante, coinvolgente, stimolante. Ci si identifica, nell’adolescente disadattato o negli autori-personaggio, disadattati anche loro, in trappola mentre percorrono questo difficile cammino chiamato adolescenza.

Il volume è popolato dagli adolescenti di carta Pasolini, Morante, Moravia, Ammaniti, Lalla Romano. E dalla definizione di adolescenza che gli autori forniscono. È questo il cuore pulsante delle pagine di Mondello, ma attorno a questo cuore pulsante ci sono le arterie, le ossa, la carne stessa di un volume che oltrepassa la saggistica così come ce la si ricorda dai banchi di scuola. Mondello racconta i retroscena, briciole di vita degli scrittori stessi, le loro emozioni e pensieri strappati da pubblicazioni sparse. E il lettore si ritrova così a ricordarsi il sé adolescente, e mentre lo fa sbircia l’altra sponda, quella degli adulti, grazie allo sguardo retrospettivo degli scrittori.

 

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Colpiscono i dettagli dietro il romanzo di Lalla Romano, Le parole tra noi leggere, ovvero l’autobiografismo elevato a nucleo centrale dell’opera. Romano racconta la vita di un ragazzo che è suo figlio. Un figlio difficile, sia nel passaggio adolescenziale sia come peculiarità del suo carattere. Un romanzo che racchiude un’esistenza e che si ripercuote nell’esistenza. Il figlio interrompe i rapporti con la madre dopo la pubblicazione del romanzo. E il passaggio fa riflettere su quale sia la forza della letteratura, su quanto essa sappia essere tentacolare e reale, oltre che realistica.

L’adolescenza nella narrativa italiana contemporanea

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D’impatto è anche il capitolo dedicato a Natalia Ginzburg. L’adolescente presa in esame, in questo caso, è l’autrice stessa, ancor più dei suoi personaggi. Ginzburg, a differenza di Lalla Romano, teme l’autobiografia. Infatti, cita Mondello: «da bambina amavo la mia vita; ora, invece, nell’adolescenza, la detestavo. Perciò ora, nell’adolescenza, pur avendo capito che si possono raccontare soltanto le cose che si conoscono dal di dentro, non volevo che nulla di me si riferisse nei miei racconti, nulla di me e della mia vita».

 

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Si legge oltre, in un’interessante corollario, se vogliamo, il pensiero di Calvino espresso sulla scrittura: «credeva “che sempre scriviamo di qualcosa che non sappiamo: scriviamo per rendere possibile al mondo non scritto di esprimersi attraverso di noi”» e definisce l’atto una scrittura come riparazione «”qualcosa che cerca di uscire dal silenzio, di significare attraverso il linguaggio, come battendo colpi su un muro di prigione”».

 

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L’adolescenza nella narrativa italiana contemporanea

Sempre in un’ottica contrapposta si possono leggere i capitoli dedicati a Morante e a Moravia, e le rispettive rappresentazioni dell’adolescenza. La prima, quella di Arturo, si muove in terre fantastiche, attorniata da un alone di fantasia, seppur, nelle sue viscere, accadono le stesse tempeste dolorosamente descritte da Moravia mentre parla di Agostino o di un adolescente ricoverato in Inverno di malato. E si percepisce, quasi tra le righe, la sensazione che vi sia una netta differenza tra il modo in cui l’adolescenza si palesa agli occhi di una scrittrice rispetto a quelli di un autore, sebbene entrambi scelgano personaggi maschili. Non si tratta di una mancanza di autenticità dei sentimenti o delle situazioni, la differenza che si percepisce è da cogliere nel modo in cui i due guardano questo passaggio esistenziale. Arturo fa i conti con il fatto che il padre non è un eroe e con l’amore sbagliato che gli ispira la giovane sposa del genitore; Agostino, dal suo canto, diventa il simbolo dell’adolescente incompleto. Il primo, però, sembra che viva questo tragico passaggio con un certo stoicismo, l’altro, invece, subisce e tutto intorno si tinge di tonalità cupe e dolorose. Che questa differenza sia imputabile alla differenza di genere?

 

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In conclusione, l’ossimoro come definizione dell’adolescenza lo dà Pasolini. Cita Mondello: «l’adolescenza è innocenza, naturalità, età preistorica dell’umanità, vitalismo, bellezza, sessualità, corpo. Peccato, colpa, dannazione. Ma è anche sinonimo di spiritualità e religiosità».


Per la prima foto, copyright: Warren Wong.

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