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Ken Follett e "I giorni dell'eternità": un'intervista ad alta velocità

Ken Follett, I giorni dell'eternitàIn occasione dell'uscita dell'ultimo libro di Ken Follett, I giorni dell'eternità (edito da Mondadori, nella traduzione di Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli), Sul Romanzo è stato invitato (il 6 dicembre scorso) per un'intervista all'autore insieme ad altri blog (L'ultima riga, Libreriamo, Gli Amanti dei Libri, Finzioni Magazine, Wired.it e Leggo.it), ad alcuni ragazzi della Scuola Holden, ai vincitori di un contest di Instagram Italia e a una rappresentanza del festival Collisioni.

L’incontro, svoltosi a 250 Km/h sul treno Italo che da Napoli arrivava a Milano, è stato un'esperienza nuova sia per gli intervistatori, sia per l'intervistato da 150 milioni di copie vendute. Una volta giunto nella “carrozza stampa”, con l'interprete Paolo Maria Nosedda, nel suo impeccabile vestito elegante, Ken Follett si è dimostrato un cordiale interlocutore e ha risposto con un savoir faire britannico che ha sciolto ogni imbarazzo.

 

Nei suoi romanzi, in particolare nella trilogia La caduta dei giganti, L'inverno del mondo, I giorni dell'eternità, esprime chiaramente le sue idee politiche di centrosinistra, nelle quali si identificano i personaggi positivi, al contrario dei conservatori dipinti come bigotti, profittatori e ipocriti. Non teme che questo possa alienarle il consenso dei pubblico di lettori?

Non è necessariamente sbagliato andare contro alcune idee. Non volevo descrivere alcuni dei movimenti politici che hanno smosso l'Europa solo da una prospettiva. Ho riservato alcune belle battute ad alcuni personaggi conservatori ma penso di essere stato anche fin troppo buono con molte figure politiche, come ad esempio, ho ricordato alcune cose valide che fece Nixon e che molti si sono scordati. Credo che comunque un buon romanzo debba rispecchiare il pensiero dello scrittore.

 

I suoi ultimi libri fanno parte di trilogie o di saghe che prevedono migliaia di pagine. Non ha paura di scoraggiare un pubblico giovane, almeno quello italiano, sempre meno abituato a leggere e con una soglia di attenzione, dettata anche dalla velocità del web, sempre più bassa?

Non penso sia un problema di lunghezza. Il vero problema è la noia. Se guardiamo le lunghe file dei ragazzi davanti alle librerie per gli ultimi Harry Potter, per Hunger games o per Twilight  allora capiamo che la lunghezza dei libri non spaventa i giovani. Bisogna scrivere cose interessanti.

 

Le sue storie toccano anche argomenti non approfonditi dalle scuole. Si considera un testimone della storia?

A me interessa cercare anche vicende che il pubblico non conosce. Questo non mi permette certo di essere un testimone della storia ma rende il mio libro più avvincente e interessante. Man mano che scrivevo la storia, diventava sempre più facile reperire informazioni e incontrare alcuni protagonisti reali delle vicende che narravo. Quando ho raccontato nel libro il vero incontro tra un testimone del crollo del muro di Berlino e Michail Gorbačëv, tutti sapevano quello che si erano detti. Ma l'ambientazione in cui si sono incontrati non è stata descritta da nessuno. Così ho provato a immaginarmi che stato d'animo potessero avere e tanti altri particolari. Quando ho incontrato il testimone in carne e ossa ero preoccupato che potesse dissentire da ciò che avevo scritto e invece mi chiese come ero riuscito a reperire tutte quelle informazioni così vicine alla realtà.

 

Ha descritto epoche come il medioevo e il Novecento, secoli bui e tempi di grande depressione. Cosa pensa ci possano insegnare?

Non posso dire qual è la lezione storica che questi fatti possano darci. Non sono più intelligente dei miei lettori. Quello che posso fare è accompagnare le persone fra le storie e poi saranno loro a trarne delle conclusioni.

 

Qual è l'epoca preferisce fra quelle che ha descritto?

Mi affascina provare a immaginare persone che hanno i nostri stessi bisogni essenziali alle prese con vite diverse per molti motivi dalle nostre. Io porto il lettore dentro queste vite e gli mostro come era assaporare del vino in una stamberga. Non ho un’epoca in particolare che preferisco, ma sicuramente l'ultimo libro mi è molto più vicino per gli episodi a cui ho potuto assistere.

 

Dentro le nazioni che ha deciso di raccontare sono esistite innumerevoli storie nel periodo che lei ha scelto per l'ambientazione. Come ha deciso quali raccontare?

Ho scelto innanzitutto le storie più drammatiche che avvenivano in quell'epoca. Tecnicamente poi ho scelto quelle che potevo inserire al meglio all'interno delle problematiche che volevo affrontare nel libro. Ci sono molti aspetti che non ho potuto affrontare perché il legame coi protagonisti era troppo lontano. E comunque i libri sono già lunghi abbastanza.

 

Nel suo romanzo parla anche di musica, dei Beatles e della nascita del rock 'n roll. Ha una band con cui suona da vent'anni. Com'è nata la sua passione per la musica?

È da molti anni che suono il basso in un gruppo e tutti i lunedì ci troviamo per suonare dentro ad uno studio. Amo suonare in quell'ambito ma il meglio avviene quando veniamo invitati per un matrimonio o per evento benefico. Non chiediamo soldi in cambio ma è adrenalinico trovarsi su di un palco e avere come pubblico centinaia di persone e un sacco di belle ragazze che si danno da fare.

 

Lei è un amante del blues e il suo locale preferito è un bar di Soho in cui ogni sera suona una blues band. James Bond aveva il suo Martini, Ken Follett cosa beve mentre ascolta blues? Quale personaggio letterario femminile inviterebbe a farle compagnia?

Bourbon. Con ghiaccio e senza nient'altro. Anche adesso non mi dispiacerebbe. Per quanto riguarda l'accompagnatrice, direi una delle ragazze di James Bond. Non una in particolare, vanno bene tutte.

 

Grazie al suo amore per la filosofia e al suo passato di giornalista investigativo ha dato un’impronta molto forte alla sua scrittura. Quali sono gli elementi che non mancano mai nei suoi libri?

In ogni romanzo c'è sempre una bellissima donna sexy, intelligente e combattiva. Sono tutte incarnazioni di mia moglie. Penso che questo sia un elemento fondamentale delle mie storie.

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Ken FollettCosa la sorprende ancora dello scrivere?

È strano, perché sono più di quarant'anni che scrivo. Eppure ogni volta che finisco di scrivere un libro non vedo l'ora di iniziarne un altro. La cosa che mi colpisce ancora è il margine di miglioramento che come autore posso avere. Non si smette mai di crescere.

 

Ha mai avuto crisi d'ispirazione o ha mai affrontato la famosa “crisi da pagina bianca”?

Non ho mai avuto questo tipo di problema. Non mi sono mai ritrovato davanti a una pagina bianca senza sapere cosa scrivere. Il mio segreto sta nel pianificare il lavoro molto bene. Quando sto per scrivere so esattamente cosa devo fare. Guardandomi attorno trovo ispirazioni continue e finora non mi è capitato di incappare in una crisi.

 

Cosa pensa del self-publishing? Lei si auto-pubblicherebbe?

Il self-publishing non è una brutta cosa. Non so se mi auto-pubblicherei, ma alcuni dei libri che ho pubblicato attraverso le case editrici possono essere interpretati come fallimenti.

 

Che consigli si sente di dare ai giovani scrittori o aspiranti sceneggiatori? Ha mai collaborato per la scrittura di una sceneggiatura?

Tempo fa collaborai con uno sceneggiatore per scrivere un film comico. Non venne mai realizzato. Per fortuna la maggior parte delle volte ti pagano comunque per ciò che hai scritto, ma poi le pellicole non vengono mai girate.

Il consiglio che mi sento di dare è questo: bisogna fare in modo che i lettori condividano le emozioni dei protagonisti. Se riesci a coinvolgere il pubblico il tuo libro venderà o il tuo film piacerà.

 

Le sue opere sono state, o verranno, trasposte in serie tv. Quali sono gli elementi che non devono mancare? Un suo cameo, per esempio?

Non penso che un mio cameo sia indispensabile. Mi piacerebbe che sia più lunga possibile in modo in modo da approfondire ogni storia che ho raccontato e non ridurre ogni libro a una stagione. Se la serie ha successo può dilungarsi ed essere più particolareggiata.

 

Ha una wishlist degli attori che vorrebbe per interpretare i suoi personaggi?

È molto difficile avere già un'idea. Finora sono stato molto fortunato.

Il problema è che quando il lettore si immagina il personaggio, qualsiasi attore venga messo a recitare quella parte è distante da quello immaginato da molta gente. Per fortuna se viene dato in mano quel personaggio a un bravo attore allora non si sbaglia mai e tutti diranno che è stata un'ottima scelta.

 

A proposito di adattamenti, come vedrebbe un adattamento delle storie in parti da 15 secondi su Instagram?

Mi viene in mente il libro 1984 di George Orwell dove il lavoro dei librai era quello di condensare in poche righe le trame dei libri. A un certo punto si riuscì a ridurre Anna Karenina a una ricetta di dolce con le fragole. Penso sia un'idea pessima.

 

Lei ha lavorato molto nel campo dell'editoria e ha potuto vedere il passaggio che sta avvenendo con le nuove tecnologie di lettura. Cosa ne pensa?

Penso che sia una buona cosa il passaggio dal cartaceo al digitale o all'audiolibro. Ai giovani piace leggere attraverso gli schermi o gli ebook reader. Ci servono nuovi lettori e questa è una buona opportunità. Per le trame non cambia molto, sono belle o sono brutte.

 

Lei è un assiduo utilizzatore di Twitter. Cosa pensa del legame fra lettura e social network?

Posso dire che di Twitter apprezzo la velocità. Posso dire qualsiasi cosa ai miei follower e avere un riscontro quasi immediato. Per quanto riguarda il legame, penso che ai lettori piaccia condividere la propria esperienza di lettura e questo fa molto comodo alle case editrici perché è pubblicità che viene recepita da molte persone.

 

Finito l'incontro, Follett rilascia autografi a noi invitati e a tutti i passeggeri del treno. Anche all'arrivo in stazione a Milano, visto che si è sparsa la voce, si concede per altre foto e per altri momenti con i suoi lettori.

Un punto a favore di Ken Follett è sicuramente la disponibilità all'interazione col pubblico, senza dimenticare il talento per una scrittura che riesce a essere profonda ma fruibile al tempo stesso.


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