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James Joyce e Marcel Proust, storia di un incontro noioso

James Joyce e Marcel Proust, storia di un incontro noiosoOggi vi raccontiamo di un incontro storico tra due scrittori che potremmo considerare affini, James Joyce e Marcel Proust; incontro che purtroppo non ha prodotto un ricco scambio. Come ha sottolineato il critico irlandese Arthur Power:

«Due tra le più grandi figure letterarie del nostro tempo che s’incontrano e si chiedono l’un l’altro se amano i tartufi».

 

Questo, almeno, è uno dei resoconti dell’evento verificatosi nel maggio del 1922. L’incontro ebbe luogo a un party in onore di Igor' Fëdorovič Stravinskij e Sergej Pavlovič Djagilev presso il Majestic Hotel. Entrambi erano lettori voraci con una memoria incredibile e un’intuitiva comprensione dei meccanismi culturali della modernità, oltre che scrittori molto noti e con alcuni aspetti in comune e, partendo da queste premesse, ci si sarebbe aspettati che tra i due fosse nata una meravigliosa conversazione e invece…

 

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Joyce, scrive Ben Jackson sulla «London Review of Books», «arrivò ubriaco e vestito come un poveraccio; Proust, che indossava una pelliccia, aprì la porta». Uno dei presenti, William Carlos Williams, ci restituisce un quadro alquanto comico:

 

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Due sedie furono posizionate, una accanto all’altra, nel mezzo della stanza. Quindi gli eroi furono fatti sedere mentre le rispettive “tifoserie” si misero in piedi a destra e a sinistra, in attesa che i due ingegni cominciassero a brillare.

Joyce disse: «Ho mal di testa tutti i giorni. I miei occhi sono terribili.»

Proust rispose: «Il mio povero stomaco. Cosa farà? Mi sta uccidendo. Infatti, devo andare via subito.»

«Sono nella stessa situazione,» rispose Joyce «se riesco a trovare qualcuno che mi prenda per il braccio. Arrivederci!»

«Charmé!,» disse Proust. «Oh, il mio stomaco, il mio stomaco.»

James Joyce e Marcel Proust, storia di un incontro noioso

Food Madox Ford, anch’egli presente, conferma il racconto, ma il romanziere Sydney Schiff, l’ospite del party, nega che le cose siano andate così, come riferisce il più rispettato biografo di Joyce, Richard Ellmann che dà credito alla versione dello scrittore irlandese. L’autore dell’Ulisse ricordò che la loro «conversazione era consistita della sola parola “No”. Proust mi chiese se io conoscessi il duca XXX. Io dissi “No”».

 

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A Proust fu chiesto se avesse letto l’Ulisse e anche lui rispose in maniera negativa. «La situazione», ricorda ancora Joyce, «era impossibile». Altri ospiti conservano una memoria simile dell’incontro.

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In un’altra versione ancora, vediamo cosa successe dopo la loro conversazione. Violet, la moglie di Sydney Schiff, ha raccontato di aver invitato l’ubriaco Joyce a salire sul taxi con lei, suo marito e Proust, e che lui abbia prontamente aperto il finestrino. «Conoscendo la paura mortale di Proust per le correnti d’aria» riporta il sito Reading Proust, Violet «chiuse immediatamente il finestrino». Quando il taxi arriva all’appartamento di Proust, lo scrittore francese «sollecitò all’irlandese di farsi portare subito a casa,» e poi «se ne fuggì nel suo appartamento».

 

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James Joyce e Marcel Proust, storia di un incontro noioso

Tutte le varianti concordano su un punto: l’incontro non andò proprio bene.

Anche se, come detto, entrambi gli scrittori hanno confessato di non aver letto niente dell’altro, Jackson nota che quando Joyce «ha ammesso di aver dato un’occhiata a poche pagine ha dichiarato di non aver visto nessun talento speciale». Ha anche confessato di aver provato una certa invidia per le condizioni di Proust. Questi, che morì sei mesi dopo, non ha mai scritto nulla del loro incontro.

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