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Jack London, il figlio del lupo, nell’appassionato romanzo di Romana Petri

Jack London, il figlio del lupo, nell’appassionato romanzo di Romana PetriFiglio del lupo di Romana Petri (Mondadori, 2020) è una storia affascinante e coinvolgente così come affascinante fu la vita del protagonista di questo bellissimo romanzo: Jack London.

Romana Petri non si limita a raccontare la biografia del grande scrittore, ma va oltre, costruisce un romanzo intorno alla leggendaria figura di Jack London, un uomo straordinario, protagonista di avventure incredibili, di amori intensi e travagliati, di sfide al limite dell’umano. Un uomo che nella vita svolse svariati mestieri, dal pescatore clandestino di ostriche al cacciatore di foche, dal pugile al cercatore d’oro, che fece della propria vita una leggenda inseguendo sempre i suoi ideali, animato da un’incrollabile e feroce passione politica.

In tutta la sua carriera di scrittore scrisse oltre cinquanta libri e probabilmente è ancora l’autore americano più tradotto all’estero. Bello e dallo sguardo azzurro fu sempre ammirato e amato dalle donne che adoravano la sua andatura bighellonante, tra il marinaio e il pugile, e in questo romanzo le donne sono il motore della narrazione a cominciare dalla madre Fora Wellman, una donna geniale e battagliera, appassionata di spiritismo che aveva capito fin da subito il grande valore del figlio che si sentiva inferiore agli altri per mancanza di studi, povertà e padre mai conosciuto, ma che allo stesso tempo e senza alcun dubbio sapeva quel che valeva. Quel valore però doveva trovare un modo per uscire fuori e lei fu sempre pronta a spronarlo e incitarlo a scrivere.

 

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La seconda donna, Mabel Applegarth, entrò nella sua vita insieme al socialismo, e le origini borghesi della donna nonché la sua famiglia furono sempre un ostacolo alla loro relazione. Erano completamente diversi, lui contro le convenzioni e lei che ne viveva, lui che aveva conosciuto ogni forma di privazione e stento, lei protetta e viziata da una madre soffocante che aveva per la figlia ben altri progetti che farla sposare a un socialista senza un lavoro serio e senza un soldo in tasca. Una storia che cambiò il giovane London e segnò il passaggio alla maturità e alla consapevolezza di sè.

Jack London, il figlio del lupo, nell’appassionato romanzo di Romana Petri

La terza donna fu la prima moglie Bessie, concreta e pragmatica, non bella, massiccia e con la faccia rotonda, che lui sposò convinto che quel matrimonio gli avrebbe dato la pace giusta per scrivere un romanzo. Bessie era una donna abbastanza semplice, ma consapevole di aver sposato un grande scrittore e chi scrive è molto fragile, anche quando ha attaccati addosso un bel po’ di muscoli.

La quarta fu Anna Strunsky, una donna dal grande fascino e dalla profonda cultura i cui occhi neri furono sempre il tormento dello scrittore. La quinta fu la seconda moglie Charmian, una donna forte e volitiva, ma all’occorrenza dolce e appassionata.

La donna che però gli fu sempre vicina, che accolse i suoi pianti, i suoi sfoghi, le sue risate i suoi abbracci impetuosi e il suo ultimo respiro fu la sorella Eliza. Per descrivere la sua idea di famiglia Jack avrebbe usato solo due parole: Eliza e povertà.

 

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Fu sempre preda del dolore e della voglia di vivere fino agli ultimi istanti della sua vita, c’era una furia che lo dominava e a soggiogarlo fu sempre e solo l’imprevedibilità. Andarsene in giro senza meta era un diverso modo di conoscere, diceva che i libri erano fondamentali ma se non li si combinava con la vita non servivano a niente.

Jack London fu un uomo di grande umanità, animato sempre dall’entusiasmo (una volta aveva cercato l’etimologia della parola che deriva dal greco e significa «avere Dio dentro di sé») e fu sempre quello a spingerlo oltre, a pungolarlo.

Jack London, il figlio del lupo, nell’appassionato romanzo di Romana Petri

Romana Petri è riuscita a dare vita ad un romanzo straordinario, un romanzo sul coraggio e sulla determinazione di un grande scrittore ma anche di un grande uomo, un vero narratore, pieno di fuoco e sentimento, di forza e virilità. Una volta il suo editore gli aveva scritto: «Le sue belle storie sono intessute della poesia e del mistero del grande Nord. E la nota dominante è la tragedia. Lei è il primo scrittore americano a non usare il lieto fine. Tutto in lei rivela i segni del genio. Nella commedia e nella tragedia del Klondike c’è molto della forza immaginativa e drammatica di Kipling. Ma in lei ci sono una tenerezza e un apprezzamento dei più nobili sentimenti di eroismo che raramente si trovano in Kipling».

Il titolo del romanzo prende il nome da uno dei racconti che danno poi il titolo alla prima raccolta pubblicata da London nel 1900, Il figlio del lupo, ma «figlio del lupo» è lo stesso Jack London, un uomo che sentì sempre dentro di sé il richiamo della natura, del mare, della vita ma anche quello della morte, forse il più potente dei richiami.

 

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Romana Petri con una scrittura fluida e con grande capacità immaginifica è riuscita a rendere ancora più viva una figura simbolo di vitalità e furore dosando con grande maestria biografia e romanzo e rendendo vivo e palpabile un uomo che fece delle sfide la sua vita, l’uomo che aveva inseguito nella realtà ciò che scriveva convinto che la letteratura è garanzia di verità. Un romanzo appassionato e avvincente, un omaggio commovente a un uomo che fu sempre fedele a se stesso convinto che «un uomo è in tutto ciò che fa. È come nasce, ma è anche come muore».

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