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Italiani che non cambiano

Giorgio De ChiricoIn Italia tutto comincerà ad andare meglio in ogni campo, ma soprattutto in arte e in politica, il giorno in cui gli italiani avranno deciso una buona volta per sempre di smetterla di fare le scimmie, le serve e i provinciali e di smetterla di inginocchiarsi davanti a tutto quello che viene da fuori e specialmente da Parigi.

Tutto andrà meglio il giorno in cui si decideranno a pensare e a lavorare seriamente, a sfruttare a fondo le loro possibilità infischiandosi altamente di quanto si fa e di quanto avviene fuori delle loro frontiere. Allora, soltanto allora, gli italiani cominceranno anche ad essere veramente stimati dagli stranieri.

Fu appunto in quel tempo, verso il 1915, che principiò la decadenza artistica e letteraria dell'Italia. Fino allora, ricordo, in Italia si manteneva ancora in tutti i campi un certo stile. C'erano stati e c'erano letterati, poeti e scrittori: Carducci, Pascoli, d'Annunzio e altri minori, che per quanto possano offrire il fianco alle frecciate di una certa categoria di individui, sono veri colossi in confronto ai molluschi acefali che infestano oggi il campo della poesia e della letteratura; e poi si trattava di uomini colti, anzi addirittura eruditi, che continuamente perfezionavano la loro cultura e la loro erudizione; erano lavoratori che passavano giornate intere ed intere notti al loro tavolo di lavoro e non, come quelli di oggi che sono dei pigroni e degli analfabeti che passano nei caffè le giornate e metà delle notti.

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Quelli di prima erano ancora uomini che avevano molta dignità, erano uomini che si sentivano fieri di essere italiani e giudicavano quello che si faceva fuori d'Italia con equilibrio e buon senso, senza livori insinceri ed ostilità di programma, come durante il fascismo, ma anche senza sdilinquimenti e folli passioni, come ora.

[tratto da Giorgio de Chirico, Memorie della mia vita, Bompiani]

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