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"Io e te come un romanzo", intervista a Cath Crowley

"Io e te come un romanzo", intervista a Cath CrowleyCath Crowley, autrice australiana di fortunati romanzi young adult, di cui De Agostini ha pubblicato da poco Io e te come un romanzo (DeA, 2017 – traduzione di Valentina Zaffagnini), libro che sta replicando il successo ottenuto qualche anno fa dal pluripremiato Graffiti Moon (Mondadori, 2010 – traduzione di G.Scocchera e V. Zaffagnini), è venuta in Italia per partecipare a Mare di Libri, il festival della letteratura per ragazzi che si è appena tenuto a Rimini, dove Io e te come un romanzo concorreva al premio assegnato ogni anno.

La storia si svolge in una cittadina australiana, dove la diciottenne Rachel fa ritorno dopo tre anni d'assenza. Si era trasferita con la madre e il fratello Cal in una località in riva all'oceano: ma dieci mesi prima il mare che amava tanto le ha portato via l'adorato Cal, annegato sotto i suoi occhi.Incapace di superare la perdita e di riprendere in mano la sua vita, Rachel ha deciso di trasferirsi a casa della zia Rose, cercandosi un lavoro perché è stata bocciata, ha interrotto gli studi e non è intenzionata a riprenderli. Qui ritrova i vecchi compagni di scuola e soprattutto Henry, il suo migliore amico, al quale però non è stata capace di continuare a scrivere negli anni di lontananza. La famiglia di Henry gestisce una libreria di libri usati, dove Rachel inizia a lavorare e dove finiscono per intrecciarsi le storie di tanti abitanti della cittadina, soprattutto grazie alla Biblioteca delle Lettere: una sezione del negozio in cui le persone possono leggere i volumi, annotarli e lasciarvi dentro messaggi per altri lettori. Ed è spesso lo scambio di questi messaggi a influenzare il comportamento e le scelte dei protagonisti del romanzo.

Io e te come un romanzo è un libro sulla crescita, sull'amore, sulla morte, sulla difficoltà di superare i conflitti familiari, ma soprattutto sull'importanza delle parole e del buon uso che ne possiamo fare. Ne abbiamo parlato con l'autrice, che ha fatto tappa a Milano per recarsi alla manifestazione di Rimini.

 

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La fascia di lettori young adult è stata presa in considerazione da editori e scrittori solo in tempi relativamente recenti. Come mai lei ha scelto di scrivere proprio per questo pubblico?

Quando inizio a scrivere una storia non penso tanto all'età dei lettori a cui mi rivolgo, quanto alle idee che voglio esprimere, ed è quello che è successo anche con quest'ultimo romanzo. Penso che i libri siano un ottimo ponte per far arrivare le idee agli adolescenti, perché per me quello dell'adolescenza è un periodo fondamentale, che adoro: è l'età in cui i ragazzi iniziano a esplorare il mondo, ma sono meno cinici degli adulti e ancora aperti a tutte le possibilità. Il linguaggio, la narrativa possono aiutarci a esprimere e a far assimilare tutte queste novità. Forse la letteratura young adult è nata negli anni Cinquanta e Sessanta perché allora si è cominciato a riconoscere l'importanza della fascia di età dell'adolescenza.È un mercato editoriale che sta crescendo , sopratuttto perché si pubblicano davvero delle belle storie, che hanno spessore, con personaggi interessanti e scritti bene.

"Io e te come un romanzo", intervista a Cath Crowley

L'amore è sempre al centro delle storie, però molto spesso in questi romanzi per adolescenti è presente anche la morte: c'è quasi sempre un personaggio che si deve relazionare con essa. Come mai questa scelta? Forse perché è nell'adolescenza, rispetto all'infanzia, che si inizia davvero a comprendere il significato della morte?

Certo, perché la morte, la perdita, la sofferenza sono tutte cose che fanno parte della vita e i ragazzi hanno bisogno di esplorare anche questi ambiti, affrontandoli in maniera aperta.

La maggior parte delle lettere che sto ricevendo dai miei lettori e dalle mie lettrici parla prorpio di quanto questo libro e le parole presenti in esso abbiano aiutato a trovare conforto e acquisire consapevolezza delle perdite.

 

Un altro punto che accomuna molti protagonisti di questi romanzi è il fatto di provenire da famiglie disgregate, con genitori separati e divorziati, padri spariti o madri assenti. Questo è voluto, nel senso di voler aiutare i ragazzi ad affrontare situazioni del genere che sono sempre più frequenti nella realtà?

Sono consapevole del fatto che oggigiorno ci sono tante famiglie diverse da quelle tradizionali, quindi voglio che i lettori le trovino anche nei miei libri. È una preoccupazione che ho sempre avuto dentro di me, pensando a quanto possa essere difficile trovarsi all'ingresso dell'età adulta senza avere a posto tutte le tessere del mosaico familiare. Come affrontare, ad esempio, due genitori che litigano? Occorre aprire la finestra a tutti questi sentimenti.

"Io e te come un romanzo", intervista a Cath Crowley

Dopo l'amore e la morte il terzo elemento fondamentale del suo romanzo è la libreria, con tutto ciò che ruota attorno ad essa. Il mondo dei libri e delle librerie è al centro di molti romanzi contemporanei, ma proprio nel momento in cui le piccole librerie tendono a scomparire, schiacciate dalle grandi catene commerciali. Ambientare un romanzo in una piccola libreria esprime una nostalgia o una speranza che si possa invertire questa tendenza?

Certo, questa speranza da parte mia esiste, ma non solo. L'ambientazione di una storia per me è sempre molto importante, in questo caso ho scelto una libreria perché per me conta tanto la fisicità, il fatto di tenere in mano la mia copia di un romanzo e poter tornare a leggerla ogni volta che voglio. Questo mi riempie sempre di gioia.

Comunqu,e anche se in futuro si affermeranno di più altri modi di fruire la letteratura, le storie saranno sempre il fondamento della nostra vita. Quello che ho cercato di sottolineare è l'importanza del modo in cui si legge, con consapevolezza e profondità.

Leggere in rete secondo me non permette di avere quel livello di concentrazione che si ha tenendo in mano un volume cartaceo, perciò credo di aver espresso una speranza e mi auguro che non diventi una nostalgia per qualcosa che si perde.

 

Oggi viviamo in un mondo in cui la gente scrive molto più che in passato, visto che tutti scrivono qualcosa sui social, però in realtà il linguaggio corrente, soprattutto nei giovani, si è notevolmente impoverito, perciò usiamo meno parole che in passato. Come si spiega per lei questo contrasto?

È un fatto che mi colpisce molto, però credo di capire che molte persone, in realtà, non leggono così tanto, perché non ne sono più capaci: magari leggono solo una parte di un articolo o di un post, oppure notizie in forma condensata e abbreviata: per leggere ciò non devono concentrarsi come di fronte a un libro. Io lavoro molto con i ragazzi e in loro trovo ancora molto interesse per i libri e per la lettura, però ammetto che io stessa, se non spengo tutte le connessioni, non ho la capacità di scrivere con la concentrazione necessaria alla creazione di un romanzo. È l'abuso dei dispositivi elettronici che ci porta su una strada sbagliata.

 

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Lei ha esosrdito con una trilogia che racconta le avventure di una giovane calciatrice, ha avuto molto successo con un romanzo che parla di graffitari e oggi presenta questo romanzo che ruota attorno a una libreria. Da dove prende gli spunti per le ambientazioni delle sue storie?

Le passioni sono il motore delle persone, e in particolare degli adolescenti, così sono partita da temi come lo sport o la musica. Graffiti moon è nato dalla mia esperienza di lavoro con gruppi di ragazzi analfabeti, che arrivavano da fuori e non conoscevano la lingua, per cui dovevo insegnare loro a leggere e a scrivere. Non era un insegnamento formale, ma con loro ho capito che le passioni erano un aiuto potente alla comprensione del resto. Per quanto riguarda quest'ultimo romanzo, i libri erano molto presenti in casa mia, mio padre era un lettore vorace ed è mancato proprio  mentre  lo stavo scrivendo.

Il fatto che io dovessi scrivere a proposito della lettura e confrontarmi con la sua morte mi ha posto in una situazione delicata. Mi sono accorta che nella sua biblioteca conservava i libri di quand'ero piccola,  tra le pagine ho ritrovato vecchie note e bigliettini, e questo mi ha fatto pensare a quanto i lbri contassero nella nostra vita.

 

Ambientazione del prossmi libro?

Si svolge in una scuola, in una classe di liceali, e parla sopratuttto del tempo.


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Per la prima foto, copyright: Alex wong.

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