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Invecchiare sorridendo, il racconto di Hendrik Groen

Invecchiare sorridendo, il racconto di Hendrik GroenPiccoli esperimenti di felicità di Hendrik Groen (Longanesi, ottobre 2015, traduzione di Giorgio Testa) è il diario di un quasi ottantaquattrenne, la cronaca niente affatto noiosa di un anno passato in una «casa di cura assistenziale per anziani» di Amsterdam, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2013.

Curiosamente, l’autore del libro e il protagonista del diario hanno lo stesso nome, Hendrik Groen, e forse hanno molto in comune. Groen è un caso editoriale: pubblica il suo libro d’esordio dapprima su internet, subito lo scopre una casa editrice importante che lo porta al successo anche oltre confine. La cosa non sorprende: appena chiuse le pagine del suo diario, se ne sente subito la mancanza, oltre a tirare un sospiro di sollievo perché, del gruppetto di ultraottantenni che ne popola le pagine, la maggior parte ha festeggiato un nuovo Capodanno ed è decisa a vedere almeno un’altra primavera.

Benché vi si parli di morte a ogni pagina, con la minaccia dell’Alzheimer che incombe e la speranza che il medico di base si decida a prescrivere una pillola per l’eutanasia, il diario di «Henk» comunica tanta vitalità e allegria. La determinazione del protagonista e dei suoi amici a godersi Amsterdam, «una delle città più belle del mondo», il vino, il buon cibo e la reciproca compagnia non si lascia scalfire né da incidenti o malattie, né dall’ostilità della direttrice della casa di riposo (la signora Stalwart) e dei suoi ospiti più biliosi. 

Il diario comincia in inverno: l’elegante Hendrik e il suo amico Evert, un simpatico zoticone, si fanno compagnia condividendo acciacchi e qualche bevuta. Mentre Evert movimenta un po’ con qualche scherzo la vita della casa di riposo, Hendrik osserva con occhio critico i maneggi della signora Stalwart – più preoccupata di mantenere bassi i costi e alta l’immagine dell’istituto che del benessere degli ospiti – e descrive, ora con indulgenza, ora con fastidio, i passatempi, le lagne e le piccinerie dei suoi coetanei. La vita irreggimentata della casa di riposo però gli è insopportabile. L’immobilità forzata, l’essere costretto a mangiare cibi insapori e prendere parte a divertimenti insulsi, la prospettiva di dover cedere ai pannoloni: tutto lo spinge a desiderare la dolce morte, e ne fa velata richiesta al medico. Poi però, un po’ animato dalla volontà di opporsi alla direttrice dispotica, un po’ incoraggiato dalla scoperta che la casa di cura ospita anche ottantenni arguti e interessanti, decide di darsi un anno di tempo, divertirsi con i suoi nuovi amici e registrare tutto su un diario.

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L’esperimento riesce perfettamente. Il sempre mite Hendrik si ribella alla legge non scritta della casa di riposo, che impone ai suoi ospiti di deprimersi tutti insieme, nella sala conversazione, e fonda un club per pochi spiriti affini: i Vecchi–ma-mica-morti. Suscitando l’invidia generale, i membri del club organizzano escursioni piacevoli e istruttive (vanno al museo, fanno workshop di pittura, cucina o thai chi), cene e aperitivi raffinati. Nei momenti più difficili si assistono l’un l’altro, del tutto autonomi da badanti o dai figli lontani.

A un certo punto il diario di Hendrik sembra il diario di un adolescente: gite, appuntamenti, bevute, amori. Gli adulti che ostacolano la felicità dei protagonisti sono prepotenti e ottusi, però i Vecchi-ma-mica-morti riescono quasi sempre a prenderli in giro. L’amicizia dà loro piacere, sicurezza e coraggio. Il coraggio che serve a tutti loro per accettare la morte e la malattia, sperando ancora di vedere i bulbi dei giacinti fiorire nella loro vaschetta anche la prossima primavera.

La lettura di Piccoli esperimenti di felicità è un vero piacere. Groen descrive gli aspetti più deprimenti (e persino disgustosi) dell’invecchiare come le proprie avventure da ribelle in modo sempre divertente e arguto. Dice le cose come stanno. Del resto scrive anche per aguzzare lo sguardo e mantenere viva l’attenzione. Senza calcare la mano, coglie i tratti buffi di persone e situazioni, e con la stessa precisione spiega cosa renda piacevoli gli amici, e la vita degna di essere vissuta a quasi novant’anni, sfrecciando a tutta velocità sul lungofiume di Amsterdam su una carrozzella elettrica rossa. Divertono le idiosincrasie dei compagni di avventure, degli anziani più collerici e ridicoli, l’eco della politica olandese e internazionale in sala conversazione (Berlusconi, i musulmani, la crisi economica e i tagli all’assistenza sanitaria), gli ingorghi e gli incidenti tra carrozzine elettriche.

La cosa che Hendrik detesta di più è la conversazione vuota di tanti suoi coinquilini, tutta lagne e mugugni. È importante per lui, che ha così poco tempo, cosa si racconta e come lo si racconta. Per forza, dunque, Piccoli esperimenti di felicità di Hendrik Groen è un diario ben scritto di un anno di avventure e pensieri interessanti.

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