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Intervista ad Angela Staude Terzani: l’eredità di Tiziano

Tiziano Terzani, Angela Staude TerzaniLa voce è decisa, ma dolce. Il tono è gentile, elegante. L’accento è internazionale, ma l’italiano è perfetto, senza sbavature. Parlare con Angela Staude Terzani è un onore e un privilegio. Farsi raccontare un pezzettino di quella storia di vita d’amore straordinaria che è stata la sua unione con Tiziano Terzani significa ricevere in dono una testimonianza storica, preziosa come una gemma da custodire. Le parole non sono mai usate a caso, riflettono un sentire profondo, elevato, fuori dal comune, a volte anche sofferto, eppure vivo e vitale. È come una fonte d’acqua fresca cui abbeverarsi, la cosa più semplice e innocua del mondo, eppure la più bella ed essenziale. Parlare con Angela Staude Terzani è stato abbeverarsi a questa fonte per riscoprire che ancora oggi parole come ospitalità, rispetto, sincerità, attenzione, sensibilità, lentezza, autenticità conservano un’accezione integra, da perpetuare nel tempo.

 

Signora Terzani, le fa piacere questo revival, l’interesse in occasione di questo anniversario?

Certamente sì. Tutta questa attenzione mi fa molto piacere, ma mi fa realizzare che questi dieci anni sono proprio volati. Anzi la sorpresa più grande, devo ammettere, è sapere che proprio in occasione di questo anniversario, dopo la sua scomparsa, sono stati tanti i giovani che si sono avvicinati per la prima volta ai libri di Tiziano, appassionandosi con l’ardore che solo i più giovani sanno manifestare. E questa è grande soddisfazione.

 

Suo marito è stato ed è ancora oggi un punto di riferimento per tanti: forse le giovani generazioni trovano in lui, un maestro, una guida. Di questi tempi ce ne sono sempre meno in giro…

Tiziano si preoccupava molto per i giovani perché nessuno aveva voglia di parlare con loro, di raccontare come vanno le cose, di trasmettere i loro saperi. È facile lamentarsi dei giovani, dire che sono svogliati e che non hanno stimoli. Nessuno spinge, nessuno offre spunti di ispirazione. Tiziano aveva molto a cuore il messaggio da lasciare ai giovani. E forse adesso possiamo dire che davvero sta realizzando quello che desiderava.

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Tiziano TerzaniSuo marito è uno dei più grandi modelli del giornalismo del XX secolo. Che cosa penserebbe adesso del mondo dell’informazione ai tempi dei social network e di internet?

Credo che sarebbe preoccupato. Tutta questa velocità, quest’improvvisazione forsennata, questa corsa affannosa fa venire meno uno dei capisaldi del mestiere, ovvero il controllo dei fatti e delle fonti. In questo, era certamente di scuola anglosassone. Già con l’arrivo della televisione e poi di internet, Tiziano aveva capito che stava definitivamente tramontando un’epoca. Credo che oggi avrebbe provato molto rammarico soprattutto nel vedere quanto sia scarso l’interesse verso l’approfondimento, tutto si produce e si consuma velocemente, anche le notizie, e non c’è più interesse verso l’uomo e la sua sofferenza.

 

Tutto ciò che cosa produce, secondo lei?

Beh, siamo dinanzi alla globalizzazione, anche delle notizie e dell’informazione. L’individuo è veramente libero solo se pensa con la sua testa, se usa il cervello e questi mezzi con consapevolezza, attenzione, sensibilità, senza farsi dominare e controllare. Tiziano amava molto la lentezza che oggi è un bene molto raro.

 

Quando parla di lentezza, di consapevolezza di sé, il pensiero corre inevitabilmente agli anni trascorsi in Oriente. Che tipo di accoglienza avete ricevuto e come è possibile integrarsi in un contesto così diverso dal nostro?

Ovunque siamo stati accolti benissimo. L’uomo bianco non ha mai problemi, ha sempre esercitato il suo dominio nel mondo e questo gli ha reso agevoli molte cose. Per entrare in contatto con un popolo, bisogna tuffarsi nelle tradizioni, nella vita, nella spiritualità, scoprire le abitudini, i pregi e i difetti. Bisogna abbandonare i propri schemi. Ciò che ho notato è che oggi l’Asia sta cambiando faccia, corre freneticamente verso il futuro, quasi cancellando e calpestando le tradizioni. C’è una frase che ho sentito e che secondo me è molto efficace, ad esempio, per descrivere l’attuale situazione in Cina. “I cinesi sono gli americani con gli occhi a mandorla” perché attualmente il modello americano è l’unico modello di sviluppo considerato vincente. I cinesi vivono il paradosso della collettività e della ricerca dell’individualismo sfrenato e questo non mi piace e mi rattrista profondamente. In Estremo Oriente sta avvenendo ciò che è avvenuto nell’Est Europa, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, sono tutti presi da un’euforia, da un’ebbrezza irrefrenabile, da una corsa verso non si sa quale meta. Ma le conseguenze possono essere molto deleterie e non è facile tornare indietro.

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