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bambini che leggonoQuando è nata l'idea della casa editrice?

Dei libri, fin da bambino mi piacciono i dettagli: il tipo di carta, l’anno e il luogo di edizione, le relazioni intra e intertestuali. Quando nel 1999 ho iniziato ad insegnare mi sono trovato a dover scegliere i libri da adottare per i miei alunni, e non c’era niente di buono fra ciò che avevano portato i rappresentanti. Ho pensato: “Io posso fare di meglio!”, così mi sono comprato un computer e ho iniziato a scrivere testi scolastici; contemporaneamente ho alzato la cornetta del telefono e ho contattato alcuni editori del settore. Mi sono ritrovato a lavorare con loro. Questo tipo di attività è stata bruscamente interrotta dalla Legge Gelmini, che – tra l’altro – ha bloccato i testi scolastici adottati nel 2009 per cinque anni. Che fare fino al 2014? Avevo maturato idee, storie da raccontare, competenze. Così, nel 2010, è nata la casa editrice Valdentro (www.valdentro.it), specializzata in libri per bambini e ragazzi.

 
In questa nuova esperienza rimane qualcosa della vecchia? Intendo: credi che un libro per ragazzi debba o possa anche essere didattico?

Non mi piacciono i sussidiari esplicitamente didattici. Come pure le lezioni iper-programmate. Un testo deve respirare. Un buon libro scolastico spinge i ragazzi a studiare, ma anche a dialogare, ad essere creativi. È evidente: questi sono ingredienti indispensabili sia per i testi scolastici che per la narrativa, i saggi, ecc. Per questo riprendo in mano periodicamente il materiale collegato ai testi scolastici (ho archiviato centinaia di cartelle) traendone nuovi spunti e idee. Del resto, raccontare una storia, significa inevitabilmente trasmettere una certa dose di conoscenze. Chi scrive deve documentarsi. Per ”La radura”, ad esempio, ho dovuto consultare manuali di zoologia e zoognostica, fare ricerche in internet sulle tecniche di equitazione, imparare la Berakhà per l’accoglienza dello Shabbat, conoscere le armi utilizzate durante la Prima guerra mondiale.

 
Perché hai deciso di intraprendere un'attività editoriale oggi, proprio mentre tutti ci urlano che non è il momento? E soprattutto in un settore così particolare come quello dell'editoria per l'infanzia e per i ragazzi?

Non si può restare con le mani in mano ad aspettare tempi migliori! Intendiamoci: sono consapevole di tutto il male che mi ha fatto la Legge Gelmini, impedendomi – di fatto – di diventare un insegnante di ruolo, oltre che limitando la pubblicazione di nuovi testi scolastici. Tuttavia, so anche di vivere in un paese libero: posso intraprendere un’attività, competere e vincere sul mercato. Chiaro: occorre studiarne preliminarmente le regole, valutare attentamente le risorse di cui si dispone, e darsi da fare per superare gli ostacoli. Nel mio caso, forse, il destino era tracciato. Ho collaborato, nel decennio appena trascorso, con tutti gli anelli della catena editoriale: direttori, redattori, grafici, disegnatori, tipografi, magazzinieri, distributori e librai. Centinaia di migliaia di bambini, in tutt’Italia, hanno studiato sui miei libri. Non potevo far altro, dopotutto, che aprire una casa editrice specializzata.

 

Come coniughi la tua attività di editore e quella di scrittore?

Nell'era digitale, in fondo, siamo tutti scrittori ed editori: realizziamo molti testi, individuiamo supporti, modalità di diffusione, target. Le due attività – scrivere e pubblicare – sono in verità una sola, perché forma e contenuto di un libro sono inscindibili. A volte, chiaramente, mi devo concentrare sul contenuto dei libri che sto scrivendo. Ma cerco comunque di non perdere contatto con gli altri aspetti editoriali che concorrono alla fisionomia di ciò che verrà stampato.

 

Quali sono le caratteristiche imprescindibili che un testo per ragazzi dovrebbe avere, secondo te?

Negli anni in cui ho studiato composizione al conservatorio, mi sono fatto l’idea che un’opera d’arte debba svilupparsi a partire da pochi elementi – non più di due o tre. Magari diventerà un affresco grandioso, una sinfonia, o un lungo romanzo. Ma se il lavoro è fatto bene, se ne potrà scorgere ancora l’elementarità. L’opera, insomma, deve presentarsi, oltre che leggibile, intellegibile. Credo che nella letteratura per l’infanzia e l’adolescenza queste caratteristiche siano ancora più necessarie.

Insegnante, scrittore, editore: vorrei sapere proprio da te se esistono strategie valide per la promozione alla lettura. Forse, vorrei anche sapere se è giusto promuovere la lettura.

L’unica promozione alla lettura che davvero non può fallire è la circolazione dei libri dentro casa. Almeno una volta al giorno, un bambino dovrebbe vedere la mamma o il papà prendere in mano un libro e leggerselo; meglio ancora se il genitore si siede a fianco del figlio e glielo legge. Le attività di promozione alla lettura organizzate presso le biblioteche e le scuole sono preziose, andrebbero sicuramente potenziate, ma sarebbe ancora più importante dare istruzioni e kit direttamente alle famiglie, come ad esempio fa la Provincia Autonoma di Bolzano, da anni. Ecco, in definitiva, cosa deve significare la presenza di una nuova casa editrice, come Valdentro: una possibilità in più, per i genitori consapevoli del valore della lettura, di scegliere libri adatti per la crescita dei figli.

 

La casa editrice VALDENTRO è stata fondata da Orazio Marchetti nel 2010 ed è specializzata in letteratura per ragazzi (narrativa, saggi, divulgazione, testi scolastici, testimonianze…). Si serve del web per la promozione e la distribuzione dei libri.

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